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Il fantasy matriarcale di Liu e Takeda, la recensione di Monstress

Mondadori ha dato il via con il botto alla nuova collana di fumetti Oscar Ink, proponendo tutta una serie di titoli allettanti delle principali case editrici estere, dal mercato francese a quello americano, non dimenticandosi dell’ottimo contributo italiano con opere come Alan Ford e Diabolik, oltre al graphic novel di Dino Buzzati.
Tra le uscite di maggio previste per questa iniziativa editoriale, trovimo Monstress di Marjorie Liu e Sana Takeda, fumetto fantasy avventuroso fonde la tipica atmosfera magica ed esoterica con una spruzzata di steampunk, dando vita a un affresco complesso e articolato, ben caratterizzato e approfondito, ma che soffre di un difetto principale, anche se non così essenziale.

L’inizio in medias res piuttosto concitato e criptico, che proietta il lettore sin da subito nell’azione frenetica del volume, senza neanche presentare i personaggi, rende faticoso ed eccessivamente farraginoso l’ingresso nell’universo narrativo descritto: comprenderne le dinamiche e le diverse parti in gioco, in una scacchiera alquanto complessa e vasta, con fazioni differenti in lotta fra loro, non è così semplice, almeno non nei primi due capitoli. L'introduzione esplicativa al background delle vicende presentate viene rimandata a metà volume e oltre, permettendo sì a fine lettura di avere le idee più chiare di ciò che si è letto, ma con un sentore residuo un po’ incerto. Una macchinosità forse eccessiva per una narrazione sicuramente diversa dal solito, che non si perde in noiosi fronzoli e non fornisce subito al lettore la “pappa pronta” di facile decifrazione, ma che poteva essere resa più fluida e fruibile con un'introduzione iniziale al volume, giusto per avere uno starting point anche minimo da cui partire.

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Soprattutto perché la trama in sé è molto articolata e dall’ampio respiro temporale. La storia è ambientata in un’Asia alternativa, in cui coesistono cinque razze senzienti principali: umani, gatti, arcani, antichi e antichi dei. Nella contingenza temporale in cui si svolgono le vicende narrate, vige una tregua tra due fazioni in guerra, quella degli umani soggetta ad una casta di sacerdotesse potenziate note come Cumaea, e quella degli antichi, creature magiche ibride, progenie di umani e antichi, nel cui corpo scorre una sostanza mistica, il Lilium, che le sacerdotesse usano per potenziarsi ed estendere le loro capacità sovrumane, sottraendolo con la forza.
In questo scenario bellico, una giovane ragazza arcanica Maika Halfwolf, capace di passare per umana, cerca disperatamente di fare luce sul proprio passato, combattendo contro le Cumaea con grande ferocia e violenza, pur di scoprire la sua vera natura e comprendere quale entità misteriosa si cela dentro di lei.

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Una serie di intrecci interessanti e ben investigati dalla scrittura della Liu che non bada a violenza, crudezza e orrori espliciti di ogni sorta, conditi da opportuno linguaggio scurrile, che mira a non incensare una realtà di guerra e massacri, proponendo in tutta la sua oscura visione un mondo in cui la speranza è sempre più flebile e la sopravvivenza è sempre sul filo del rasoio. Schiavitù, massacri di civili, donne e bambini, mutilazioni, sacrifici, inganni, tradimenti e soprusi abbondano in questa realtà narrativa totalmente disillusa.
Come già dimostrato in passato su serie come X-23 e Black Widow, la creazione di personaggi femminili forti, complessi e sfaccettati è una delle peculiarità più di risalto della scrittrice, che si diverte in una società sostanzialmente matriarcale come quella narrata a mostrarci figure inusuali, caratterialmente e psicologicamente ben impostate: abilità che dona vitalità agli attori in scena.

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E dal punto di vista visivo, di certo Sana Takeda non si tira indietro, ricorrendo ad un grande realismo pittorico, molto vicino all’illustrazione epica videoludica ma che non cade nella staticità, nell’immobilità di flusso che l’illustrazione a sé stante avrebbe fornito. Una produzione definita da un dettaglio maniacale e di fortissimo impatto visivo, ideale per le scene più action e per creare un immaginifico fantasy corposo e strutturato.
Il suo stile ibrido mescola con sapienza elementi tipici della produzione artistica occidentale, nel gotico e nelle architetture steampunk, nel layout della pagina tipicamente americano, con forti influenze asiatiche, nipponiche prevalentemente, non solo nell’espressività marcata di alcuni personaggi, nella realizzazione dei volti e delle figure, ma anche nel character design stesso, come la piccola arcanica-volpe o i gatti multicoda dalle fattezze molto giapponesi.
Un’esperienza visiva affascinante e davvero eccellente, anche a livello di palette cromatica adottata, perfetta per queste ambientazioni oscure.
 
L’edizione Oscar Ink è massiccia, forse un po’ troppo per un hardcover di una serie mainstream, con pagine opache, e leggermente ruvide, piacevoli. Un volumone bello denso e di ottima fattura, che occupa uno spazio non trascurabile in libreria.

Dati del volume

  • Editore: Mondadori
  • Autori: Testi di Marjorie Liu, disegni di Sana Takeda
  • Genere: Fantasy, steampunk
  • Formato: 17x26 cm, C., 208 pp, col
  • Prezzo: 19€
  • ISBN: 978-8804680529
  • Voto della redazione: 7
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