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Il ritorno dell'avventura classica, la recensione de I Pionieri dell'ignoto

Stefano Vietti col suo Dragonero ha abituato il lettore a storie dal grande impatto narrativo, di ampio respiro, dense di avventura e tracimanti di elementi diversi che convergono in un unicum narrativo coerente e coinvolgente. I Pionieri dell’Ignoto, nuovo romanzo a fumetti Bonelli, non è da meno. Se con il biondo eroe Ian, Vietti – con il fidato Luca Enoch – ha felicemente sperimentato l’incursione nel panorama fantasy, con il capitano Jack Gordon, immerge la propria penna nel genere dell’avventura d’altri tempi, ricca, dal sapore letterario, che ricorda Emilio Salgari e Jules Verne su tutti, ma che non disdegna un accostamento a George H. Wells.

I Pionieri dell’Ignoto è avventura, pura e genuina. Basta la prima tavola, che simula una pagina del diario del protagonista, ad ancorare l’immaginario del lettore al canone narrativo preso da modello per il graphic novel. Vietti sfrutta con sapienza le analisi mitiche, letterarie e cinematografiche dello storico Joseph Campbell, prima, e del saggista Christopher Vogler, dopo, nella loro trattazione e nel disvelamento di quello che è riconducibile al prototipo del “viaggio dell’eroe”: tutti i meccanismi dietro ogni trama, ogni sviluppo narrativo, dai miti antichi ai blockbuster moderni, che permettono l’immedesimazione del fruitore.

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L’incontro con la giovane Annabelle Stockwood, dunque, è la “chiamata all’avventura” per l’ex capitano di sua Maestà Jack Gordon che partirà alla ricerca dello scomparso padre della ragazza nel cuore dell’Africa. L’affresco che Vietti mette in piedi è destinato a coinvolgere non solo i due principali protagonisti – che troneggiano in copertina – ma numerosi personaggi che si avvicendano nello sviluppo narrativo. Quella che, all’apparenza, è una misteriosa sparizione e la conseguente ricerca dell’uomo scomparso, rivela gli intrighi orditi da una misteriosa organizzazione con a capo Lord Clock che sfrutta le criminose competenze di altrettanto misteriosi individui quali Miss Widow, Mister Iron e Mister Crow. L’eroe, da sempre, ha bisogno di alleati e il Capitano Gordon li troverà nell’amico di vecchia data Rashid e nel forzuto Kirbekan. Il pericoloso viaggio nel cuore dell’Africa procederà dall’Egitto alla Somalia, lungo fiumi e attraverso deserti, costellato di pericoli, agguati e battaglie nelle quali i protagonisti saranno coinvolti contro la loro volontà.
Lungo questo asse, corrono parallele numerose sottotrame, necessarie non solo allo sviluppo della vicenda principale, ma specialmente utilizzate per suggerire al lettore che la storia davanti i suoi occhi è solo una parte di mondo molto più vasto. Dopotutto è il modus operandi artistico di Stefano Vietti e Dragonero ne è la testimonianza, regalando ogni mese ai lettori un ulteriore e inedito tassello narrativo delle terre dell’Erondàr. Ma l’operazione con I Pionieri dell’Ignoto è, forse, più complessa.

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Se le avventure di Ian Aranill vivono in un contesto assolutamente fantastico, messo in piedi totalmente da Vietti ed Enoch, le avventure della compagnia di Jack Gordon trovano spazio nel nostro mondo e, sopratutto, nella nostra Storia. Lo sceneggiatore di casa Bonelli, inscrive il proprio racconto all’interno di un preciso contesto storico: il 1882. In quegli anni, l’Inghilterra era in piena e vibrante età Vittoriana, in cui l’espansione  coloniale e la propulsione tecnologica segnarono un punto di svolta sociale ed economico dell’isola. E sono proprio questi due elementi che Vietti utilizza come slancio narrativo: l’avventura dei protagonisti prende vita alla luce delle colonie in Africa e le strumentazioni fanta-scientifiche prendono spunto dalle sperimentazioni tecnologiche del periodo. Difatti, la fantascienza di cui è intriso il racconto raccoglie gli elementi estetici e contenutistici dello steampunk. L’intromissione fantascientifica ne I Pionieri dell’Ignoto funziona, senza essere invadente, ancorando la trama al filone mistery, in questa continua e felice contaminazione di generi.

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I disegni di Alessandro Bignamini si prestano con grande capacità visiva, come per la penna di Vietti, al genere dell’avventura. Il viaggio nel passato è anche un viaggio verso la tradizione fumettistica dei comics avventurosi: il modello grafico, le composizioni visive e le scene d’azione rimandano all’immaginario di Tex e Zagor riuscendo a ricordarne le suggestioni attraverso modalità espressive contemporanee vicine al più recente Greystorm. La ricchezza dei dettagli permette al lettore di penetrare con forza nelle tavole, grazie anche alla complicità delle prospettive dal sapore cinematografico utilizzate per costruire la narrazione visiva.

Leggere I Pionieri dell’Ignoto vuol dire tornare alla pura avventura, all’emozione viscerale della scoperta e al gusto per il pericolo del mondo esotico, viaggiare nell’immaginario attuale che rielabora il passato, leggere un fumetto capace di farsi metagenere, portavoce e mediatore di strumenti linguistici diversi che si fondono in un felice e fecondo matrimonio artistico.

Dati del volume

  • Editore: Sergio Bonelli Editore
  • Autori: Testi di Stefano Vietti, disegni di Alessandro Bignamini
  • Genere: Avventura
  • Formato: 17x26, B., 288 pp., b/n.
  • Prezzo: 9,90€
  • Voto della redazione: 8
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