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Una parodia dissacrante e rispettosa, la recensione de L'anello dei signori

A più di 15 anni dall’uscita del primo capitolo della saga al cinema, la trilogia de Il Signore degli Anelli continua ancora ad essere oggetto di interesse e di ammirazione da parte di legioni di fan, nonché di omaggi e di parodie. È ascrivibile a quest’ultimo genere L’Anello dei Signori, ultimo lavoro della coppia formata da Roberto Megna e Carlo Lauro, già creatori delle strisce di Dick & Cok, pubblicate sul web. Gli autori riprendono i loro personaggi, e li gettano in un’avventura demenziale che ruba alla trilogia di Peter Jackson solamente l’avvio, salvo battere poi un’irriverente strada tutta propria.

I due gnorrit, lontanissimi parenti degli hobbit immaginati da Tolkien, hanno contratto un debito con una banda di orghetti, spacciatori di erba pipa. Decidono quindi di intraprendere un lungo viaggio per vendere un anello, trovato per caso sulle pendici del Monte Farto, e usare così il ricavato per pagare gli orghetti. Non sanno però che l’anello, lasciato a loro insaputa sul Monte da Frego e Slim, ha dei poteri magici e ha suscitato l’interesse di essere malvagi come Accollum e Nasauron, Signore della terra di Mortorior. Ad accompagnare i due gnorrit nella loro poco nobile impresa accorreranno lo stregone Mago, il cavaliere Jon Sgomento, l’elfo Bob Cappuccio e il nano Tyrchion Ballister. Lungo la strada la Compagnia dovrà sfuggire ai Nazigul, i cavalieri nazisti al soldo di Nasauron, e incrocerà il proprio cammino con altri personaggi strampalati, dando il via a vicende dagli esiti imprevedibili e allucinanti.

L’Anello dei Signori è una parodia irriverente che cammina però sul solco di un profondo rispetto per il materiale a cui è ispirata. Megna e Lauro ci forniscono versioni comiche di personaggi iconici senza tradirli mai, ma mettendone in luce gli aspetti più ridicoli. È il caso di Jon Sgomento, farsesca sintesi tra Aragorn e Jon Snow de Il Trono di Spade, la cui solennità appare del tutto fuori contesto rispetto allo scenario delirante in cui si muove, suscitando non poche risate. I due autori ci propongono un sunto delle saghe fantasy più amate degli ultimi anni, mostrandoci una folle carrellata che da Il Signore degli Anelli passa attraverso Il Trono di Spade e arriva fino a Harry Potter: la Compagnia visiterà anche la Sbarriera, rifugio dei Guardiani della Botte (per i quali il concetto di prendere il nero assumerà un significato nuovo e demenziale), per finire a Pigwarts, la scuola di Enrico Posteri. Megna riesce a cogliere gli elementi potenzialmente ridicoli di queste amatissime saghe e a metterle alla berlina senza pietà, costruendoci intorno battute e situazioni comiche irresistibili.

Il tratto cartoonesco di Lauro, degno compare dello sceneggiatore, aumenta esponenzialmente la carica comica e insolente di questo Anello dei Signori, mettendo in scena personaggi grotteschi che strappano risate a prima vista. L’unico difetto imputabile al divertente tour de force congegnato dal duo calabrese è l’eccessiva lunghezza della storia che, partita come un treno carico di caratterizzazioni azzeccate e di trovate divertentissime, arriva al capolinea a corto di ispirazione e con le polveri un po’ bagnate: elemento che non ne pregiudica però l’irriverente e iconoclastica riuscita.

Dati del volume

  • Editore: ProGlo Edizioni
  • Autori: Testi di Roberto Megna e Carlo Lauro, disegni di Carlo Lauro
  • Genere: Umoristico
  • Formato: 15 x 21 cm, 144 pagg., b/n
  • Prezzo: 7€
  • ISBN: 978-8897663249
  • Voto della redazione: 6,5
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