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Giorgio Parma

Giorgio Parma

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Guardiani della Galassia Vol.2, la recensione

Guardiani della Galassia viene da molti considerato il migliore film dei Marvel Studios finora realizzato, un concentrato di comicità, avventura, azione e sense of wonder che gli ha permesso di fare breccia tra i fan e dare un risalto senza precedenti ad un gruppo di eroi secondari della Casa delle Idee, arrivando a renderli tra i protagonisti più in vista delle storie attuali del MU. Se quindi con il primo capitolo di questa saga il regista e sceneggiatore James Gunn aveva fatto jackpot, contro le più caute e razionali aspettative, con questo secondo capitolo non solo bissa il successo precedente, ma porta ad un livello superiore la qualità del cinecomic made in Marvel, realizzando un eccellente film d’intrattenimento senza rinunciare a trattare temi importanti e spesso drammatici.

La capacità del regista di alternare al meglio dramma e comicità, riuscendo a dosarli con cura, a contenere nella stessa pellicola punte di grande intensità e qualità di entrambi i generi, senza mai far abituare lo spettatore ad uno dei due in modo da sorprenderlo continuamente, sono i punti di forza più importanti del successo di questo tipo di cinema. Oltre ad una narrazione fresca, estremamente pop e giovane, ma con rimandi cult e commistioni d’eccellenza per i più nostalgici.

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Tematica centrale della pellicola è certamente il rapporto padre-figlio che viene declinato approfonditamente in diverse casistiche. Tutto ruota attorno alla vicenda principale, quella del riavvicinamento tra Star Lord ed Ego, il padre biologico interpretato da Kurt Russell, di cui si era solo accennato nella prima pellicola. Gunn fa interagire i personaggi con grande naturalezza, a partire dalla diffidenza iniziale, attraversando tutte le fasi di superamento delle barriere emotive nonché dell’apertura completa tra i due, arrivando all’accettazione e alla piena comprensione. Ma non sarà tutto rose e fiori, e quando Peter Quill se ne renderà conto, dovrà fare affidamento più che mai sulla sua vera e unica famiglia, strampalata ma profondamente legata. Ma coassiali a questa trama principale ne orbitano diverse altre, tutte simili a livello di tematica principale. Sono tutte storie di crescita personale, sulla difficoltà di creare dei legami stabili e puri, sul duro e faticoso processo di costituzione di una famiglia, di comprensione e accettazione dei propri e altrui difetti per non rimanere soli in un universo tanto vasto quanto solitario. Ognuno ha il suo fardello da portare, la sua evoluzione da compiere e i suoi problemi familiari da sistemare: Peter Quill con Ego, Yondu con Sakaar, Kraglin con Yondu, Nebula e Gamora con Thanos, Rocket con i suoi creatori...
La forza dei sentimenti e di come possano cambiare una persona in positivo quanto in negativo, portando a modificare la propria concezione del mondo e dei valori cardine dell'esistenza pur di restare fedeli a quei legami e a quelle relazioni che ci definiscono o che vogliamo che lo facciano. Così come l'importanza di ridefinirsi, staccarsi da un binario morto per continuare ad evolvere e a vivere senza impedimenti e senza restrizioni. Sono tutti aspetti fondanti della poetica espressa in questa pellicola: e tutti i personaggi dovranno farci i conti, in modi diversi, parallelamente, ma il fatto di ritrovarsi tutti su barche diverse ma pressoché identiche porterà l'immedesimazione e il riconoscimento di questa somiglianza a permettere la decriptazione e la soluzione di tutti i problemi a modello di uno.

In fin dei conti la morale trasmessa è semplice ma limpida, non scontata o almeno non concetti che non vaga la pena ribadire. La capacità di Gunn di toccare con ironia tematiche non facili e di consegnarle allo spettatore smussate ma non edulcorate, trasferendogli il bulk del messaggio evitando lo scoglio della lezione moralizzante, il tutto unito visceralmente a una commedia spassosa, lo rende uno dei registi migliori nella comunicazione diretta con il pubblico.

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Un ruolo estremamente importante in questo film, così come nel precedente, lo gioca la colonna sonora scelta con cura e cucita ad hoc sulla trama, che sottolinea i diversi passaggi del racconto e a tratti ne diventa una parte stessa: una chiave di lettura musicale e immediata, che rivela quanto sotteso dalla trama, quanto non detto, anticipando anche i dialoghi e i ragionamenti dei personaggi stessi, se si presta particolare attenzione ai testi delle canzoni. La musica diventa quindi strumento di piena comprensione della natura dei personaggi e delle vicende narrate, che aggiunge profondità all’intero quadro.

Gunn non lesina l'utilizzo di volgarità, violenza e scene forti, che vengono condite con sapiente uso di ironia come mezzo per garantire la digestione e metabolizzazione della cruda realtà, senza venire soffocati dal dolore, e questo gli permette di includere scelte narrative importanti e realistiche, drammatiche e urtanti, lasciando un senso di agrodolce allo spettatore: un approccio che, molto più che nel primo film, ci fa uscire si con il sorriso, ma amaro, accompagnato da tante lacrime versate e un turbinio di sentimenti piuttosto intensi a corredo.

Una trama corposa, avventurosa e intensa, rendono GotG Vol.2 un tassello essenziale nel panorama di produzione dei Marvel Studios. Inquadrature inusuali quanto suggestive e intriganti, effetti speciali mirabolanti e lisergici, offrono una esperienza quasi ludica, che a tratti sembra una giostra di Gardaland, con un entusiasmante divertissement allo stato puro e incredibilmente scenografico che, anche aiutato dal 3D, risulta visivamente molto appagante.
Come esempio si prenda la scena di apertura, che nel suo deviare l'attenzione dalla battaglia titanica che si sta svolgendo per seguire la danza di Groot racchiude tutta la maestria di Gunn, da questo punto di vista.
Il ritmo è incalzante e tenuto altissimo per tutta la pellicola, alternando scene d'azione a tratti più discorsivi, più di dialogo, mixati alla perfezione senza mai far abituare lo spettatore o allentare la presa. Una meravigliosa avventura fantascientifica che vi terrà incollati allo schermo.

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Una pellicola consigliatissima non solo ai fan dei cinecomic Marvel ma anche a chi vuole vedere un film divertente ma non vuoto, non banale o meramente spaccone. Per gli aficionados, il fanservice di Baby Groot abbonda in tutta la pellicola, ma non stona.
Non abbandonate la sala al termine della pellicola perché vi aspettano 5 scene post-credit di cui l’ultima cruciale per capire quale nuovo personaggio verrà introdotto nel prossimo capitolo.

Scritto e diretto da James Gunn (Guardiani della Galassia, Slither), Guardiani della Galassia Vol. 2 vede il ritorno dei Guardiani originali, fra cui Chris Pratt (Jurassic World, Guardiani della Galassia) nel ruolo di Peter Quill/Star-Lord, Zoe Saldana (Guardiani della Galassia, Into Darkness - Star Trek) nei panni di Gamora, Dave Bautista (Spectre, Guardiani della Galassia) nella parte di Drax, Michael Rooker (Guardiani della Galassia, Jumper) nel ruolo di Yondu, Karen Gillan (Guardiani della Galassia, La Grande Scommessa) in quello di Nebula, mentre Sean Gunn (Guardiani della Galassia, Una Mamma per Amica) torna a interpretare Kraglin.
Nella versione originale del film, Vin Diesel e Bradley Cooper presteranno la propria voce rispettivamente ai personaggi di  Groot e  Rocket.  Il cast includerà inoltre Pom Klementieff (Oldboy) nei panni di Mantis, Elizabeth Debicki (Il Grande Gatsby, Everest), Chris Sullivan (The Knick, Chi è Senza Colpa) e Kurt Russell (The Hateful Eight, Fast & Furious 7). La pellicola è prevista per il 25 in Italia, il 5 maggio negli States.

I Millennials fra social e tabù, la recensione di Misdirection

Eris Edizioni ha di recente pubblicato nella Collana Kina Misdirection, il nuovo graphic novel di Lucia Biagi, fumettista e illustratrice toscana che si è imposta sulla scena italiana soprattutto a partire da Punto di Fuga, pubblicato nel 2014 da Diabolo Edizioni. In questo nuovo lavoro, l’autrice prende spunto dall’attualità e dal rapporto tra i giovani e il mondo virtuale per parlare, tra le altre cose, del ruolo dei social network nella società contemporanea, soprattutto quando non si pone la dovuta attenzione e precauzione nel loro utilizzo.

In Misdirection la fumettista racconta una storia di ordinaria amicizia e adolescenza, calandola nella realtà degli ultimi Millennials, i teenager di oggi che si trovano a vivere la loro crescita sommersi da strumenti digitali in grado di amplificare le loro connessioni con il mondo, in grado di aprire porte che per le vecchie generazioni spesso rimangono indecifrabili, incomprensibili nel loro essere distaccate dalla statica tradizione. Stare al passo con l’evoluzione esponenziale del web e del concetto di social è sempre più difficile, e di sicuro l’elasticità mentale di chi è cresciuto privo di queste disponibilità è minore rispetto a quella di chi è stato abituato ad utilizzarle sin dalla nascita. Eppure i rischi ci sono e non sono per nulla sottovalutabili, e i giovani d’oggi spesso non se ne curano, sottoponendo i propri errori ad una platea sconfinata tra cui è facile trovare chi se ne può approfittare senza scrupoli.

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Ma non c’è solo questa tematica in gioco. In una società delle apparenze e della superficialità come la nostra, della fruizione immediata, in cui raramente ci si approccia ad un’indagine approfondita, l’autrice ci propone una storia di amicizia che incarna tutti i lati positivi e negativi di questa attualità: non particolarmente diversa da un racconto che avrebbe potuto prendere piede in qualunque altro periodo storico, in cui qualche lettore di sicuro si ritroverà, ma che letta e ambientata in questa particolare contingenza socio-temporale assume una sfumatura di decriptazione della realtà molto forte, complice la commistione di elementi originari del nostro tempo, che interagiranno fortemente con i personaggi e con le dinamiche narrate.

Federica, la protagonista del fumetto, è una giovane ragazza in vacanza dai nonni in un paesino non particolarmente popolato, in cui le attrazioni sono poche e il tempo libero molto, una ragazza figlia del nuovo millennio, ancorata al suo smartphone ad affidare la sua esistenza ad un diario vocale, alternando ad esso il tempo passato con l’amica più grande Noemi, che la introduce senza precauzioni in un mondo diverso, in cui le pulsioni e i desideri sono meno innocenti, in cui le meccaniche protoadulte hanno preso piede. Federica si lascia trascinare dall’amica in balia del fascino e dell’attrazione smisurata che prova per un mondo che anela ma a cui non appartiene ancora (e forse mai lo farà), ma a cui tende per paura del classico rimanere “fuori dal giro”. Ma un giorno Noemi scomparirà dopo una serata in discoteca. Il suo cellulare verrà ritrovato e su di esso immagini provocanti e a sfondo sessuale, inviate da un misterioso mittente che minaccia di pubblicarle in rete.
Federica darà quindi il via ad un’indagine scrupolosa e accorata per ritrovarla, aiutata dall’amico Giorgio, ma in questo penoso processo dovrà confrontarsi con la sua visione del mondo, mettere in discussione le poche certezze finora acquisite e osservarle sotto una nuova luce, comprendendone la falsità e la poca consistenza.

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La Biagi ci mostra come sia facile crearsi dei castelli mentali inconsistenti là dove non vi sono neanche le fondamenta atte a sostenerli; come il ricamare in base alle proprie convinzioni, alla propria analisi della realtà, basata su di una comprensione parziale del quadro generale, filtrata e deviata dalle aspettative, da una falsa consapevolezza di tenere le redini della propria esistenza e dalla volontà di vivere un determinato contesto che si confaccia alla nostra felicità, ci porti infine a renderci conto del grande inganno che ci siamo costruiti. Pomposo, ricco di particolari e articolato, ma fragile, spumoso, ad una più attenta e lucida analisi.

L’autrice gioca proprio sul concetto di Misdirection, di erronea indicazione, di direzione sbagliata verso cui vengono pilotati volutamente lo sguardo e l’attenzione, per nascondere il trucco, il marcio che vi sottostà: appagare la propria ricerca spesso è più facile che fare i conti con tutto ciò che vi sta sotto, che si è sacrificato e messo da parte per ottenere ciò che si vuole. E il Macguffin della storia, il motore narrativo che porterà a questa rivelazione è proprio legato ad uno dei problemi più sottovalutati del nuovo millennio, ossia il proliferare di informazioni personali e immagini della nostra intimità nella rete, che sia con o senza la nostra consapevolezza.

Dal punto di vista artistico, l’artista opta per uno stile bicromatico che spesso contraddistingue i suoi lavori, accordandolo con un tratto semplice, lontano dal realismo, quasi cartoonesco, che crea sempre un bellissimo contrasto tra le tematiche affrontate e la narrazione visiva. All’inizio di ogni capitolo, inoltre, troviamo una pagina estremamente stilizzata che propone una rielaborazione schematica ed essenziale di quanto verrà messo in scena, soprattutto filtrandolo in una declinazione emotiva, a sottolineare comunque l'innocenza, l'infantilità dei protagonisti, giovani adolescenti che vogliono emulare gli adulti, inseriti in un mondo che va troppo veloce e per stargli dietro bisogna accelerare a costo di commettere passi falsi, per omologarsi e non rimanere emarginati.

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La Biagi nelle tavole riesce a far parlare i silenzi e le immagini molto più del dialogo scritto stesso. L’ottimo ritmo delle vignette e della sequenzialità del racconto tiene il lettore incollato alla mutazione psicologica di Federica nel realizzare l’inconsistenza delle proprie convinzioni, offuscate dal nostro desiderio e dalla volontà di apparenza, mentre il suo mondo cade a pezzi, lasciandole comunque spazio per ricostruirlo.

Un'opera davvero interessante e ben costruita questo Misdirection, che viene proposto da Eris Edizioni in un’edizione brossurata di fattura eccellente, soprattutto nella scelta di una carta a grammatura sufficientemente elevata, e di una stampa di grande qualità.

 

Fumetto e serie web in Paracelso, un progetto crossmediale. Intervista a Mattia Cavaliere e Andrea Stella

Paracelso è un progetto crossmediale nato dall'idea di Mattia Cavaliere e Andrea Stella che mira a portare nel mondo del fumetto così come in quello delle serie TV una storia di intrighi e alchimia che ha per protagonista l'eponimo personaggio che si dica abbia ottenuto la Pietra Filosofale. Per scoprire di più su questa innovativa soluzione narrativa abbiamo intervistato le due menti principali del progetto che ci hanno svelato, con la partecipazione di Oscar Celestini e Grey Ladder, parecchi retroscena nonché interessanti informazioni.
 

Innanzitutto partiamo da una domanda imprescindibile: di cosa tratta Paracelso e dove nasce l'idea di questo progetto?
Mattia Cavaliere e Andrea Stella: Paracelso tratta la storia dell’omonimo alchimista che è riuscito a ottenere la vita eterna grazie alla Pietra Filosofale in modo da sopravvivere fino ai giorni nostri. Nel frattempo però è cambiato tutto, dato che la nuova generazione di alchimisti ha deciso di usare le proprie abilità in modo improprio, creando instabilità nel mondo. Contemporaneamente la Chiesa, con il supporto del K1 (una squadra di soldati potenziati) è alla costante ricerca dei vari alchimisti sparsi per il mondo. Paracelso, che vuole provare a risolvere la situazione, si ritrova così a combattere su due fronti. Queste ovviamente sono solo le linee guida generali della storia. Per scoprire tutti i dettagli dovete per forza seguire la serie! [risata diabolica di sottofondo]
L’idea nasce dalla volontà di creare qualcosa di nuovo e diverso dalle solite produzioni italiane. Anche per questo abbiamo deciso di miscelare le riprese live action al fumetto, dando vita a qualcosa che non si vede spesso nel nostro paese, coniando insieme ad Alessandro Regaldo un vero e proprio termine di lavoro: Graphic Video Novel.

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Ci sono opere o autori da cui avete preso particolare ispirazione?
A.S.: Io e Mattia abbiamo scelto come base narrativa il mondo dell'alchimia anche perché fino a ora non è mai stato sviscerato in modo approfondito. Abbiamo quindi cercato il più possibile di creare qualcosa di nuovo e originale, proprio perché l'argomento trattato offre moltissimi spunti di riflessione accattivanti. Per quanto mi riguarda, seguo moltissimi settori dell'intrattenimento (es. cinema, tv, fumetti, videogiochi, social media) per cercare di apprendere il più possibile da quello che vedo e sento, anche se non ho un autore di riferimento.

M.C.: Per quanto riguarda il look visivo del prologo, per la scena notturna posso dire di aver preso spunto dagli ultimi film di Harry Potter, in cui c’è un' atmosfera più dark e matura rispetto alle prime pellicole. Invece per la scena dove Paracelso usa la scacchiera ho scelto una fotografia meno realistica per rafforzare la situazione di mistero e magia in cui il personaggio si trova.
Da un punto di vista autoriale, seguo molti artisti/direttori della fotografia come Janusz Kaminski, assiduo collaboratore di Steven Spielberg, famoso per la sua fotografia forte e (come disse lui stesso) aggressiva. Seguo anche Pierre Gill, che ha collaborato con Denis Villeneuve su vari film, Greig Fraser, Bruno Delbonnel e tanti altri! Troppi per elencarli tutti ahah!

Oscar Celestini: Per quanto riguarda l'aspetto grafico del fumetto, non ho preso spunto da nulla in particolare anche perché Andrea mi ha lasciato totale libertà. I miei disegni sono comunque una sorta di fusione fra i tanti stili che amo (apprezzo particolarmente autori come Frank Miller, Hugo Pratt, Mike Mignola e Sean Gordon Murphy).

Cosa ha convinto i vostri partner a supportare questa particolare iniziativa e quali sono i loro ruoli?
M.C.: Grey Ladder ha deciso di puntare sul concetto di crossmedialità e su idee fresche/innovative. Questo ha permesso di farci supportate da loro e Cubik TV. Quest'ultima è  una giovane piattaforma di streaming simile a Netflix ma gratuita.

A.S.: Convincere Grey Ladder e Cubik Tv è stato molto semplice. Mi sono recato personalmente nelle loro sedi facendo versetti strani tipo quelli che fa Joker nel film Il Cavaliere Oscuro (o quelli che fanno gli Youtubers mentre intrattengono il pubblico). Subito dopo ho minacciato di far saltare in aria Torino con varie tonnellate di esplosivo al plastico che avevo piazzato precedentemente nel sottosuolo. Fortunatamente hanno deciso di salvare la città.

Grey Ladder: L’idea che ci interessava di più alla base di Paracelso è la sua adattabilità crossmediale e la disponibilità degli autori nell’immaginare la loro storia attraverso media diversi. In questo senso è un progetto “nativamente” crossmediale, e non pensato a posteriori come un racconto su più piattaforme. L’idea che un soggetto come l’alchimia, che tratta di metamorfosi e “cambiamento della materia”, non si possa contenere dentro un unico mezzo di comunicazione è un po’ il principio dal quale siamo partiti nella progettazione.

Quali sono le sfide più grandi poste dalla crossmedialità del prodotto?
M.C.: La sfida più grande è sicuramente quella di riuscire a unire le riprese live action al fumetto; infatti per il prologo è stato fatto un lavoro minuzioso di fotografia per poter permettere al disegnatore, Oscar Celestini, di realizzare nel modo migliore il suo lavoro.

A.S.: Secondo me la sfida più grande non risiede nella natura crossmediale del prodotto ma semplicemente... nel prodotto stesso. La situazione in cui versa il nostro intrattenimento non è certo delle migliori anche perché un po' tutti nel corso degli ultimi anni siamo stati anestetizzati da opere e format di rara bellezza come Amici, Uomini e Donne, Italia's Got Talent, L'Isola dei Famosi, Il Grande Fratello senza i vip, Il Grande Fratello con i vip, Fuga di Cervelli, The Voice, I Cesaroni 26, X Factor, Game Therapy, Don Matteo 52, Zelig, Carabinieri 75, Colorado, Un Passo dal Cielo 112, The Lady, Made in Sud, Hybris, Tú Sí Que Vales e molta molta molta molta molta altra roba simile.
Noi, con Paracelso, abbiamo deciso di andare in un'altra direzione. Speriamo quindi, nel nostro piccolo, di provare a far capire che anche in Italia, volendo, si può provare a creare qualcosa di interessante e innovativo senza per forza affidarsi a talent scout e/o manager e/o padrini e/o santidelparadisocheticopronosemprelespalle dal talento molto discutibile.

O.C.: Dal punto di vista grafico la mia sfida più grande è stata quella di riuscire a donare alle tavole del fumetto la stessa impronta realistica (e la stessa immersività) delle riprese live action. Bisogna quindi riuscire a incuriosire e al tempo stesso "catturare" il lettore anche se i media sono differenti. È un'operazione molto delicata!

G.L.: Sul piano produttivo, i contenuti crossmediali o “transmediali” in Italia sono spesso associati a prodotti di carattere diverso da Paracelso: il documentario o il docu-drama è un genere dove vige di più questo genere di sperimentazione perché non è strettamente legato a ritorni immediati di pubblico ed è spesso finanziato alla luce del suo valore culturale più che delle sue potenzialità commerciali.  È però fondamentale impostare un progetto produttivo crossmediale pensando che si tratti di qualcosa che il pubblico ricerca attivamente ed è interessato a seguire e promuovere: l’insegnamento di grandi franchise internazionali va esattamente in questa direzione.

Per quanto riguarda il lato prettamente artistico del fumetto, con che stile verrà elaborato il prodotto?
O.C.: Come accennavo sopra, Andrea mi ha lasciato libero di usare il mio stile (pur seguendo i riferimenti fotografici di personaggi e ambienti per renderli facilmente riconoscibili). Le pagine definitive saranno in bianco e nero inchiostrate in digitale.

Si ricercherà una omogeneizzazione e continuità stilistica tra fumetto e serie web oppure volutamente si opterà per un certo distacco visivo?
O.C.: In linea generale puntiamo a far riconoscere alla prima occhiata i personaggi della serie (altrimenti si creerebbe confusione e discrepanza tra i due media). Anche se, come accennavo sopra, fumetti e web series sono cose ben diverse e potrebbero intercettare tipi di pubblico differenti. Comunque oggi chi legge fumetti ama anche le serie web, quindi non dovrebbero esserci problemi!

Come è stato accolto il prologo?
A.S.: Considerando che Paracelso è un'opera inedita (non è tratta da libri, film, fumetti e/o videogiochi), per il momento possiamo ritenerci pienamente soddisfatti. Comunque ovviamente speriamo che il pubblico decida di supportare al 100% anche tutta la serie!
Poi se va male al massimo faccio saltare in aria tutto e tutti che problema c'è?

M.C.: Il prologo è stato accolto molto bene! Inoltre è stato presentato in anteprima all’Xmas Comics and Games di dicembre. In questo momento si può anche trovare sulla piattaforma Cubik TV mentre il fumetto promozionale è da poco disponibile anche sul nostro sito: www.madness-factory.com.

G.L.: Ci sembra che l’accoglienza del prologo sia stata universalmente positiva e siamo molto contenti della partnership con Cubik TV, che ne ha aiutato la promozione e ha permesso a un bacino di utenti più esteso di “testare il prodotto”.

Quando pensate di ultimare il prodotto per mostrarlo al pubblico?
M.C. e A.S.: Al momento purtroppo non abbiamo ancora date precise ma speriamo di poterlo mostrare il prima possibile. In questo periodo ci stiamo organizzando per bene!

Ecco il trailer di Cloak & Dagger, la nuova serie TV Marvel di Freeform

Vi abbiamo già parlato della nuova serie TV Cloak & Dagger realizzata da Freeform insieme a Marvel Entertainment e basata proprio sugli eponimi personaggi mutanti del Marvel Universe. Ora possiamo mostrarvi il trailer appena uscito nel player qui sotto.

Cloak and Dagger narra della storia d'amore tra i due protagonisti adolescenti, provenienti da ambienti molto diversi, che si ritrovano con dei superpoteri: Tandy è in grado di emettere pugnali di luce mentre Tyrone ha la capacità di fagocitare gli altri nel buio. I due impareranno presto che è meglio restare uniti, ma il loro sentimento reciproco renderà il tutto più difficile.
La serie è co-prodotta dalla Marvel Television e ABC Signature Studios. Joe Pokaski sarà lo showrunner della serie, oltre che produttore esecutivo, a fianco di Jeph Loeb e Jim Chory. Gina Prince-Bythewood dirigerà il pilot.

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