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Batman: White Knight: in arrivo nuovo misterioso personaggio

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Sean Gordon Murphy, che sta scrivendo e disegnando la miniserie Batman: White Knight, introdurrà un nuovo personaggio nel quinto numero della miniserie, previsto per febbraio, che mostra una realtà alternativa in cui è capovolta la dinamica narrativa tra il Cavaliere Oscuro e il Joker.

La cover è stata rivelata prima che il personaggio comparisse nella miniserie ma, anche se Murphy è rimasto deluso dal fatto che il nuovo character sia comparso due settimane prima della data di uscita del terzo numero, i fan della serie saranno senza dubbio entusiasti e incuriositi sulla figura femminile che campeggia in copertina.
Speculazioni vogliono che la donna sia un'altra versione di Harley Quinn, dopo che "l'originale" ha fatto il suo debutto in Batman: White Knight # 2: la donna misteriosa, infatti, ha tre “diamanti” sul retro della giacca da motociclista che indossa.

Batman: White Knight # 5 uscirà il 7 febbraio, scritta e illustrata da Sean Murphy. La serie è stata recentemente estesa da sette numeri ad otto. Di seguito, la cover con il misterioso personaggio.

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(Via CBR)

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Sean Gordon Murphy immagina un Joker protettore di Gotham in Batman: White Knight

  • Pubblicato in News

Da tempo Sean Gordon Murphy continuava a diffondere in rete teaser di un misterioso progetto che stava bollendo in pentola. Ora tutto è stato rivelato a Wired, lasciando piuttosto sorpresi i fan: Batman: White Knight, questo il titolo, vedrà il Joker nei panni del protettore di Gotham affrontare il criminale mascherato sotto cui si cela il miliardario Bruce Wayne.

“Il mio obiettivo primario è stato quello di sgretolare i tropi principali, rendendo Gotham non più una città di un fumetto, ma una città reale— una città che deve fare i conti con problemi  reali come il divario salariale crescente e movimenti come Black Lives Matter, Ma piuttosto che scrivere un fumetto su queste tematiche, ho fornito queste idee al Joker, che guida una sorta di battaglia mediatica contro l'élite di Gotham, conquistando le persone con le sue osservazioni potenti e la sua retorica”.

“È sensuale pensare che il crimine possa essere fermato con un pugno, ma la vera soluzione è molto più noiosa di così: educazione, aumento dei salari e costruzione di fiducia. La linea percorsa da Batman, ‘nobile vigilante’ e  ‘oppressore zelante’ oscillerà sempre al cambiare della nostra società”.

“Sappiamo che il Joker è geniale, che è inarrestabile e che sa conquistare la folla. Quindi perchè non renderlo un politico? Frank Miller ha modellato il personaggio su David Bowie. Chris Nolan ce lo ha mostrato come un sociopatico. Per me Joker è come Don Draper”.

Batman: White Knight #1 sarà interamente realizzato da Sean Gordon Murphy e uscirà il 4 ottobre 2017 nei comic book store americani.

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Il giardino atomico di Remender e Murphy, la recensione di Tokyo Ghost 1

La tecnologia dovrebbe migliorare la tua vita, non diventare la tua vita.
(Harvey B. Mackay)

Dopo Black Science Bao Publishing pubblica un’altra opera dell’autore Rick Remeder: Tokyo Ghost. Ennesima importazione della casa editrice Image Comics, la serie è ambientata nel 2089, in un mondo distopico, dove la tecnologia è il male dell’uomo. Il perno concettuale infatti ruota intorno alla dipendenza dalla rete ormai palese e dilagante. Tutti sono connessi ed hanno innesti per viaggiare nel Cyberspazio, un luogo pieno di feed e news spazzatura che si è sostituito alla realtà. I protagonisti sono Teddy Dennis, meglio noto come Led Dent, e Debbie Decay due agenti che danno la caccia ai criminali di Los Angeles. Debbie è una delle poche persone a non utilizzare nessun tipo di interfaccia o dispositivo digitale, mentre Led è assuefatto dal Nanopac, siero iniettabile che aumenta tutti i parametri fisici oltre a connetterlo al web. I due sono alla ricerca di un cyber-criminale che si impossessa dei corpi e delle menti di chiunque abbia un’estensione tecnologica o fa uso di Nanopac. Da qui partono le vicende che porteranno i due agenti a Tokyo, dove si è sviluppato un luogo incontaminato, fertile e privo di tecnologie. Questo luogo, che fa gola al supervillain del volume -dato che ha fondato un impero sulla schiavitù tecnologica- è difeso da un campo elettromagnetico che distrugge tutti quelli che cercano di entrare ed hanno innesti.

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La sceneggiatura di Remeder comincia a ritmo altissimo, un worldbulding iniziale narrato tra inseguimenti, sparatorie e uccisioni senza sosta. Il capitolo iniziale infatti non è molto comprensibile ad una prima lettura se non in maniera attentissima: se ci si sofferma più sui testi e meno sui particolari grafici e delle immagini si perdono alcuni indizi importanti e viceversa. Il ritmo rallenta dal flashback dei due protagonisti dove viene compresa meglio la vicenda. La narrazione resta lineare per tutta la parte ambientata a Tokyo, mentre in alcune scene è necessario tornare alla prima parte per capire alcune dinamiche. La costruzione dei personaggi è buona anche se essenzialmente solo i due protagonisti hanno sfumature più marcate rispetto a quelli secondari che appaiono solo abbozzati. Il villain, Davey Trauma, per ora è solo introdotto e nell’ultima parte descritta un po’ la storia del suo passato ma, per il momento, appare forse troppo costruito a tavolino, sembrando piatto e con poca verve. Ad ogni modo, l’approccio narrativo scelto da Remender, dà i suoi frutti: si parte a velocità elevatissima per poi assestarsi per caratterizzare meglio la psicologia e le dinamiche contestuali con un ritmo più soft rendono il titolo molto appetibile.

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I disegni sono affidati a Sean Gordon Murphy, noto al pubblico per lavori come Hellblazer: Città dei Demoni, Punk Rock Jesus e American Vampire. Il suo tratto caratteristico è molto in linea con la narrazione e con la tematica. Led/Teddy soprattutto è risaltato nelle sue due versioni: drogato di Nanopac (quindi grosso, muscoloso e dallo sguardo assente) e la controparte pulita (molto samurai dallo sguardo truce ma intenso). Le attrezzature hi-tech, così come gli sfondi naturalistici, non stonano mai facendo risaltare i due contesti (citta tecnodipendente vs città naturalista) diametralmente opposti (Los Angeles vs Tokyo) in maniera armonica.

I colori sono di Matt Hollingsworth, ricordato fondamentalmente per il lavoro su Death: Il grande momento della tua vita, scritto da Neil Gaiman che gli è valso il premio Eisner nel 1997. La sua colorazione è conosciuta per le tonalità pastello che riescono a dare quell’emotività giusta alla narrazione. Anche in questo caso il suo lavoro è eccelso, spostando l’attenzione su alcuni dettagli importanti come le finestre web di Led, che inizialmente sono fondamentali, senza però trascurare il resto della vignetta.

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Il formato dell’opera è il classico brossurato a cui ci ha abituati la Bao con opere come Saga, Black Science, Sex Criminal etc. Maneggevole e con carta da 115 gr di buona fattura. Insomma un volume dalla facile esposizione nella propria libreria.
Il primo volume di Tokyo Ghost risulta dunque interessante, molte tematiche attuali sono affrontate in una storia sci-fi ben congegnata e che stimola la continuazione. Quanto siamo dipendenti dalla tecnologia? Quanto siamo assuefatti da essa? Queste sono solo alcune domande che aprono lo scenario di questo volume.

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Chrononauts

La letteratura prima, e il cinema di fantascienza dopo, hanno insegnato che, potendo realizzare il sogno di tornare indietro nel passato, rischi e attenzioni da porre sarebbero davvero tanti. Tale assunto è la base di qualsivoglia racconto fantascientifico sui viaggi nel tempo.
Mark Millar riflette su questa base narrativa, arrivando, però, ad una conclusione diversa: e se a qualcuno non importasse delle conseguenze? Accompagnato dal disegnatore Sean Gordon Murphy, l’autore scozzese, mette in piedi una canonica storia fantascientifica: viaggi nel tempo, paradossi temporali, fantascienza ma, ancora una volta, conferma di voler giocare con la narrazione e con le caratteristiche tipiche del genere a cui fa riferimento. Se in Kick-Ass e Superior, con intenti narrativi differenti, giocava con l’idea di supereroe, in Secret Service parodiava le spy-story, con Chrononauts decide, con la tipica ironia dissacrante che lo caratterizza, di sovvertire le tipiche “regole” del genere fantascientifico.

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La storia racconta di due scienziati, Corbin e Danny, che, una volta stabilita la possibilità dei viaggi nel tempo, decidono di provare il primo “salto umano” nel passato. Corbin però, stanco della propria vita affettivamente disastrata e di profonda solitudine, decide di voler rimanere nel passato e, grazie alla conoscenze sulla storia, decide di voler sovvertire gli eventi per come si sono svolti: diventa re, quasi divino, della città fortificata di Samarcanda del 1504, difendendo il suo regno con elicotteri e carri armati, vuole diventare miliardario sbancando i casinò facendosi dire le puntate esatte dal se stesso passato, vuole conquistare tutte le donne famose della storia, da Cleopatra alla fidanzata di Lucky Luciano. Sprezzante del pericolo e indifferente delle conseguenze, spazia nel tempo, avanti e dietro, “vivendo” una vita piena e ricca. Danny decide presto di “folleggiare” nel tempo insieme al suo amico.
Quando si possiede una macchina del tempo, non devono esserci necessariamente ripercussioni.
L’ironia di Millar è proprio in questo: come in un film adolescenziale anni ‘80, i protagonisti vivono la loro avventura, senza, però conseguenze; ma i protagonisti non sono liceali combina-guai che, poi, imparano la morale di turno, ma sono due scienziati, belli, giovani e prestanti – non i tipici “nerd” a cui l’immaginario fantascientifico ha abituato il fruitore – che scientemente decidono di sovvertire il flusso temporale per i propri, infantili, desideri.

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L’intero volume è ricco di citazioni da Mark Twain – il nome della prima sonda temporale – a Ritorno al Futuro e Top Gun – nelle cover di Murphy – ma anche illusioni ottiche dalla difficilissima lettura, portali temporali come quelli di Stargate, palesando l’intendo di Millar di pescare nell’immaginario fantascientifico del lettore, sovvertendo le regole e giocando con tutto ciò che ha a sua disposizione. Il disegno di Murphy, “sporco”, carico di linee cinetiche, movimenta l’intera storia arricchendola di dettagli visivi che contribuiscono a immerge il lettore nelle avventure dei due scienziati.
Ancora una volta, Millar si rivela essere uno dei più “fantasiosi” e ironici scrittori contemporanei di fumetto, capace di divertire in maniera dissacrante attraverso l’utilizzo di generi ben codificati che, però, sceglie di sovvertire, aumentando così la forza parodica delle sue opere: tornando indietro nel tempo, e precisamente nell’anno 1, Corbin e Danny, regalano al piccolo Gesù Cristo appena nato, un crocifisso.

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Chrononauts è ciò che si aspettava da un autore come Millar, l'opera ha tutti gli ingredienti che solitamente utilizza nei racconti del suo Millarworld, e, proprio a causa di questo linguaggio ormai assodato, il fumetto non sorprende come fece Kick-Ass alla sua uscita, ma riesce comunque a confermarsi una lettura solida ed estremamente piacevole, forse, meno “politicamente scorretta” di come sperava di essere.

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