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Mad Run #3: Il Film per adulti di Superman e Big Barda nell'Action Comics di John Byrne

  • Pubblicato in Focus

Bentornati su Mad Run, la rubrica che non teme di immergersi nei momenti più bizzarri della storia del fumetto a stelle a strisce. Dopo aver parlato di Marvel nelle prime due puntate, stavolta faremo un salto in casa DC Comics, in un momento cruciale per la storia editoriale della Distinta Concorrenza: i favolosi anni ’80! E visto che nelle prime due puntate abbiamo rimestato decisamente nel torbido, tra segreti e tradimenti, questa volta abbiamo deciso di andare oltre le squallide storie di corna già presentate optando per un argomento più delicato: parleremo di quella volta in cui Superman e Big Barda condivisero il set di un film porno! Il tutto narratoci da un gigante dell’industria, la star indiscussa del fumetto americano degli anni ’80, un maestro della Nona Arte che siamo onorati di ospitare nella nostra rubrica: John Byrne! Spostiamo quindi le lancette dell’orologio all’anno 1986, come se avessimo a disposizione la mitica DeLorean di Ritorno al Futuro, e diamo inizio a questa puntata di Mad Run!
 
A metà degli anni ’80, la DC avvia un’imponente ristrutturazione del proprio parco testate e un’opera di semplificazione della convulsa continuity narrativa, ormai gravata da cinquant’anni di storie, che impedisce a nuovi ed eventuali lettori di saltare a bordo della maggior parte delle serie della casa editrice. Lo scenario del Multiverso DC, come si presentava al pubblico all’inizio del decennio, era popolato da un numero pressoché infinito di terre parallele, ciascuna popolata da versioni alternative degli eroi più popolari: su Terra 1 vivevano le versioni moderne di Batman, Superman, Wonder Woman e soci, mentre su Terra 2 venivano narrate le avventure post-belliche degli stessi eroi, riuniti nella Justice Society of America. Gli eroi delle due terre si incontravano spesso, e frequenti erano le alleanze della Justice Society con la Justice League of America di Terra 1. Questa situazione rischiava di creare confusione tra i lettori, senza contare che i fumetti DC venivano percepiti dai più come troppo classicheggianti e non al passo con i tempi, cavalcati invece con furore dalla Marvel con serie innovative come X-Men di Chris Claremont & John Byrne e Daredevil di Frank Miller.  Serviva una scossa di rinnovamento, e il terremoto fu incarnato da Crisis on Infinite Earts, maxiserie di 12 numeri firmata da Marv Wolfman e George Pérez, con la quale l’editore fece piazza pulita delle infinite terre parallele e della tradizione naif derivata dalla Silver Age che ancora popolava molte delle sue testate, retaggio affascinante ma ormai anacronistico in anni in cui il cosiddetto revisionismo supereroistico cominciava a farsi largo. Quando Crisis terminò, nel marzo del 1986, il multiverso DC non esisteva più: adesso c’era una sola Terra, e della vecchia continuity era stato salvato solo ciò che funzionava. In realtà il coordinamento editoriale non fu perfetto e ci furono non poche contraddizioni, tipo la presenza dell’Hawkman pre-Crisis in una storia di Superman mentre ne debuttava la versione aggiornata nella miniserie Hawkworld, ma questa storia dovrà essere raccontata altrove. L’universo DC si presentava quindi, per la prima volta da cinque decadi, come una tabula rasa, e l’editore pensò bene di convocare i due artisti di maggior successo di quel momento, strappandoli alla concorrenza, per aggiornare le due più grandi icone del proprio catalogo. Così, mentre Frank Miller ci forniva la versione definitiva di Batman, John Byrne si mise a lavorare sul rilancio di Superman. All’epoca il passaggio di Miller e Byrne dalla Marvel e DC fece scalpore: la Casa delle Idee perdeva i due creativi sui quali aveva costruito la maggior parte dei suoi successi tra la fine degli anni ’70 e la prima metà degli anni ’80. Se Batman era un personaggio che funzionava anche prima dell’arrivo di Miller e che aveva bisogno solo di una messa a punto, ben più gravoso appariva il compito di Byrne con l’Uomo d’Acciaio.

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Si trattava di aggiornare la mitologia di un personaggio che, nella sua versione cartacea, non aveva saputo sfruttare il grande successo del lungometraggio di Richard Donner a lui dedicato nel 1978. Potendo contare sulla grande interpretazione dell’indimenticabile Christopher Reeve, il film ci aveva regalato un Superman più realistico e meno caricaturale di quello che i lettori dell’epoca ancora potevano trovare sulle pagine dei comic book, ancora alle prese con le esagerazioni di una Silver Age ormai lontana nel tempo, tra città in bottiglia e cani volanti. L’Uomo d’Acciaio di Reeve era un Superman con le sue debolezze e non onnipotente, profondamente ancorato al suo retaggio umano. Byrne tenne conto degli elementi di novità introdotti dal film e li portò nella sua versione, convinto del fatto che nel 1986 un eroe invincibile non interessasse più a nessuno. Così l’artista britannico presentò al pubblico un eroe con le sue vulnerabilità, simboleggiate dall’iconico costume che, a differenza del passato, finiva spesso in brandelli durante gli scontri più cruenti. Byrne stabilì inoltre che Kal-El era l’unico sopravvissuto della distrutta Krypton: vennero così eliminati dal “canone” del personaggio tutti gli altri profughi del suo pianeta natale, da Supergirl, al cane Krypto fino alla città in bottiglia di Kandor, allo scopo di amplificare il senso di solitudine dell’Uomo d’Acciaio. Le innovazioni introdotte dall’autore furono numerose, brillanti e attuali, a partire dal nuovo ruolo di Lex Luthor, non più semplice genio del male ma luciferino e tipico tycoon dell’era reaganiana, magnate dall’apparenza rispettabile ma dai non pochi scheletri nell’armadio. Il Superman di Byrne è un capolavoro che meriterebbe un'analisi a parte, la versione moderna e definitiva del personaggio che ha costituito la base per venticinque anni di storie, fino al reboot New 52 del 2011: quindi a quale titolo, direte voi, dobbiamo la sua presenza in questa puntata di Mad Run? Beh, come molti di voi ricorderanno, Big John era colui che aveva dedicato un episodio (esilarante) di Fantastic Four al tentativo di She-Hulk di riappropriarsi di una sua foto in topless “rubata”, ma basterebbe pensare al personaggio di Aurora in Alpha Flight, timida e sessuofoba insegnante nella sua identità borghese quanto sfrontata e disinibita nella sua veste di supereroina. Ogni tanto Byrne inseriva nelle sue storie qualche particolare un po’ piccante, per la gioia di noi fan all’epoca adolescenti. Ma quella volta che rese Superman il protagonista di un film pornografico si superò!
Il tutto venne raccontato in una storia in due parti contenuta in Action Comics 592 e 593 di settembre e ottobre 1987.

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Byrne aveva rinarrato le origini di Superman nella miniserie di sei numeri The Man Of Steel, per poi proseguire la sua opera di rinnovamento del personaggio su due mensili, il nuovissimo Superman e la classica Action Comics. Se il primo costituiva la sede primaria delle trame intessute dall’autore, il secondo presentava ogni mese un team-up diverso tra l’Uomo d’Acciaio e un protagonista del rinnovato Universo DC post-Crisis. Nel nostro caso, l’ultimo figlio di Krypton incontrava Mister Miracle e Big Barda, due tra le più famose creazioni di Jack Kirby, ideate per la sua celeberrima Saga del Quarto Mondo. Mister Miracle era Scott Free, l’artista della fuga fuggito da Apokolips e dal regno di terrore del suo sovrano, Darkseid. Barda, temibile guerriera e generale delle truppe di Darkseid, aveva tradito il tiranno dopo aver incontrato Scott ed essersene innamorata. Entrambi avevano trovato rifugio sulla Terra, dove erano convolati a giuste nozze. Scott, inoltre, aveva anche trovato il tempo di unirsi alla più recente incarnazione della Justice League of America.
La storia si apre con una smarrita Barda in visita a Metropolis. La guerriera si trova casualmente a Suicide Slum, la zona più degradata della città, tra prostitute e protettori. La situazione che si presenta alla supereroina è un incrocio tra i set de I Guerrieri della Notte, New Jack City e Boogie Nights. La donna è incredula per lo squallore che si presenta ai suoi occhi.

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Uno scippatore commette l’errore madornale di rubare la borsa di Barda, che contiene la sua bacchetta del potere, arma potentissima originaria di Apokolips. Ma prima che possa essere raggiunto da Barda, che si è gettata al suo inseguimento, il ladro viene catturato dai tentacoli di un essere mostruoso. Quando la donna sopraggiunge, il delinquente è già cadavere: neanche il tempo di capire il da farsi e viene colpita da un raggio sparato dalla sua stessa arma.

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Uno strano essere verde, compiaciuto, si avvicina sogghignando all’eroina svenuta.

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Stesso destino subisce Superman poco dopo, giunto sul posto dopo aver captato una forte aura energetica provenire da lì. L’alieno si rivela essere un nativo di Apokolips dal nome quanto mai appropriato, Repellente. Consigliere di Darkseid durante gli anni giovanili di quest’ultimo, era stato in seguito esiliato dal despota per le sue inclinazioni oscene e perverse. C’è da considerare che essere giudicati impresentabili e banditi da un tiranno dello spazio che annovera la tortura come suo interesse principale è una bella impresa. Il tipo ha le capacità di corrompere psichicamente le persone, sottomettendole alla sua volontà. Il genere di potere che piacerebbe ad Harvey Weinstein, anche se, al contrario dell’ex boss della Miramax, Repellente ha il buon gusto di non accogliere le sue vittime in accappatoio in una stanza d’albergo. In ogni caso, l’alieno sa bene come utilizzarlo con Barda: costringe la malcapitata ad indossare un costume che lascia ben poco all’immaginazione e a lanciarsi in una danza sexy, filmandola.

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Eh si, perché Repellente ha pensato bene di riciclarsi sulla Terra come impresario nell’industria dell’home video a luci rosse.
Nel frattempo Mister Miracle rincasa, in compagnia del suo amico e assistente, il nano Oberon.

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Al posto di Barda, trova un ospite decisamente sgradito: il sovrano di Apokolips in persona, il malvagio Darkseid.

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Scott sta per attaccare il suo acerrimo nemico, dedito a sorseggiare un drink in salotto, ma questi lo ferma. Gli porge un vhs, acquistato dai suoi agenti in una zona malfamata della città, che è sicuro che Mister Miracle troverà di suo interesse. La tavola successiva è un capolavoro di arte sequenziale: Scott e Oberon riconoscono Barda nel filmato, anche se pesantemente truccata, ma restano di stucco davanti al contenuto… un tantino osé, come suggerisce il malizioso Byrne.

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Sconvolto, il buon Scott Free si lancia alla volta di Suicide Slum seguendo la dritta del suo eterno avversario. La cosa fantastica è che l’incarnazione del male stesso abbia trovato il tempo, tra una devastazione e l’altra, di andare ad avvertire uno dei suoi peggiori nemici dei pericoli che sta correndo la moglie e, non trovandolo, di accomodarsi sulla sua poltrona a bere un whisky. Diavolo di un Byrne!
Diventiamo quindi testimoni della lotta contro il tempo di Mister Miracle, che deve scoprire dove si trovi Barda prima che possa accadere qualcosa di realmente irreparabile. E farà bene a sbrigarsi perché Grossman, il produttore degli “assoli” di successo della povera e soggiogata supereroina, ha in mente di accoppiarla col nuovo “stallone” della sua scuderia: l’altrettanto sottomesso Superman, piegato dal controllo psichico di Repellente!

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Scott si imbatte in qualche ostacolo durante la sua corsa contro il tempo: arrivato a Suicide Slum, viene aggredito da una gang di delinquenti che lo stordiscono, lo chiudono in un sacco, e lo sigillano con una fiamma ossidrica in un cassonetto dell’immondizia. Una trappola degna di Houdini per il Maestro dell’ escapismo!

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Nella vignetta successiva, Mister Miracle è già fuggito e sta correndo sui tetti verso la sua meta. Una trappola che sembrava mortale era solo una scocciatura per l’Artista della fuga. La cosa più divertente è che una banda di malintenzionati avesse a disposizione l’armamentario per una trappola del genere. Mah!
Nel frattempo, sul set del film per adulti con protagonisti Superman e Barda, non tutto fila come dovrebbe. Grossman si lamenta della scarso “sex appeal” dell’Uomo d’Acciaio, a suo dire troppo legnoso: Repellente capisce che Supes sta opponendo resistenza al suo potere grazie alla sua forte fibra morale, quindi tenta il tutto per tutto e aumenta l’intensità del suo controllo.

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Proprio mentre Superman sembra cedere e comincia a baciare appassionatamente una discinta Barda, Mister Miracle interrompe le riprese facendo irruzione dal lucernario!

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Il set diventa un parapiglia: Scott Free si lancia all’inseguimento di Repellente, che gli scaglia contro il mostro dai tentacoli mollicci che avevamo visto in apertura della saga. Scott viene salvato da Barda, ormai ristabilitasi, che senza fatica fa a pezzi la mostruosità natia dei pozzi neri di Apokolips. Superman insegue Repellente nelle fogne (il posto giusto per un tipo così) ma il laido alieno, piuttosto che farsi catturare, preferisce suicidarsi facendosi esplodere vicino ad una conduttura di gas. L'Uomo d'Acciaio raggiunge i suoi alleati e li informa sull’infausto destino di Repellente, l’Harvey Weinstein venuto dallo spazio. È il momento dei saluti: ma Superman confida a Barda che gli sembra di ricordare che era successo davvero qualcosa tra di loro, quando erano sotto l’influsso dell’alieno. Barda lo interrompe, suggerendogli che è meglio lasciare le cose così. La storia si conclude con un infastidito Mister Miracle che si accomiata da Superman in compagnia della moglie ritrovata.

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Quindi Superman non è mai stato davvero il protagonista di un film per adulti, grazie all’intervento provvidenziale di Mister Miracle ma chissà, qualche foto di scena piccante in compagnia di Barda un giorno potrebbe saltare fuori, tra un reboot e l’altro dell’ Universo DC. Con buona pace del povero Scott Free.

È tutto per questa puntata di Mad Run e mi raccomando, non fatevi beccare in atteggiamenti compromettenti con la moglie di un vostro amico, o quantomeno assicuratevi che l’appartamento non abbia il luceranario: in ogni caso, la scusa del controllo mentale non reggerebbe!
Scrivete a Comicus.it o lasciate un commento sulla nostra pagina Facebook per segnalarci una Mad Run da recuperare!
Fino ad allora…
HEY, HO, LET’S GO!

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Talking Back #2: i 10 fumetti di ottobre 2017

  • Pubblicato in Focus

È trascorso poco più di un mese dalla pubblicazione del “primo numero” di Talking Back, rubrichetta con la quale mi propongo di calarmi nei panni di un novello Virgilio per farvi da guida, tra segnalazioni e sottolineature, nel sempre più caotico e variopinto mondo del fumetto.
Trenta giorni (o giù di lì) movimentatissimi  nel corso dei quali si sono succedute sugli scaffali delle fumetterie decine e decine di novità, alcune in grado di “guardare” negli occhi (fino a colpire desideri e fantasie) dei lettori altre destinate (non necessariamente per loro demerito) a passare come meteore e finire nel dimenticatoio.  Trenta giorni durante i quali, secondo un calcolo abbastanza rapido e lacunoso, tra novità e ristampe, sono arrivate nei punti vendita specializzati oltre 300 tra albetti tra spillati, tankobon e volumi. Una proposta, dunque, di oltre dieci pubblicazioni al giorno (domeniche incluse). Forse davvero troppe per un mercato che mostra sempre più di non riuscire ad accoglierle tutte.
Ma adesso è decisamente il caso di accantonare le farneticazioni numeriche e darmi da fare.

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Ottobre è stato il mese del debutto di Oblomov Edizioni, casa editrice che segna il ritorno di Igor Tuveri al mondo dell’editoria del fumetto, dopo breve ma dolorosa assenza. Lavorare piano, senza assilli e senza fretta per dare al lettore il miglior prodotto editoriale possibile, questo il manifesto programmatico dell’editore che, al suo esordio, propone una gradevolissima miscellanea di novità e ristampe, di (rassicuranti) volti noti e debuttanti. Tra questi ultimi vi segnalo Scalp di Hugues Micol, un viaggio attraverso un’America selvaggia che lascia il segno, grazie soprattutto a un tratto superbo e a tavole che faticano a essere imbrigliate all’interno della pagina.

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Con tempismo perfetto 001 Edizioni propone The End of the Fucking World, minuscolo graphic novel di sbando, dolore e deviazione. Molto intenso. Al punto da aver convinto Netflix a produrne una serie di imminente messa in onda.

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Antonio Serra
e Maurizio Rosenzweig sono gli autori di Astromostri, imperdibile volumetto numero 61 della collana antologica Le Storie. Collana che da cinque anni – tra alti e bassi – propone avventure fuori dai canoni Bonelliani (anche se, alla luce delle tante novità annunciate recentemente dalla casa editrice milanese, e della sperimentazione sempre più sfrenata) dubito si possa parlare ancora a lungo di canone Bonelliano. Astromostri è un viaggio/tributo attraverso il cinema dei mostri giapponesi, impreziosito dai dialoghi brillanti di Serra e da uno strepitoso Rosenzweig, che si rende protagonista di una prova straordinaria, debordante e elettrizzante. Una giusta alchimia, dunque, che già in passato ha prodotto opere degne di nota, capaci di guadagnarsi la scena. Come nel caso di Mercurio Loi che, dopo il timido esordio sul numero 28 della collana, è diventato protagonista di una collana mensile. Di una splendida collana mensile. Se la qualità delle avventure del Professor Loi dovesse mantenersi ai livelli dei primi albi proposti (un vero e proprio crescendo), la serie si candida a diventare una presenza costante di questa rubrica. Per ora recuperate e leggete i primi albi pubblicati.  Vere e proprio gemme.

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La Gioventù di Mickey
è il terzo tassello di un ambizioso e riuscitissimo esperimento editoriale nato in Francia e proposto da Giunti Editore. Far rielaborare il topo(lino) più famoso del mondo ad alcuni dei più grandi talenti della Bande dessinée. Questo è il turno di Tebo, e ne vedrete delle belle.

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Torna sugli scaffali, con una bella e curatissima edizione targata Edizioni Star Comics, Ranma ½ il capolavoro di Rumiko Takahashi. Che siate, o meno, amanti dei manga questo è un fumetto da leggere… senza limiti di genere.

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E non ha limiti di genere nemmeno la nuova incarnazione di Occhio di Falco pubblicata da Panini Comics direttamente in un volume della linea Marvel Collection (cartonati con copertina soft touch). Protagonista di questa serie, totalmente rappresentativa di quella che è l’attuale politica “gender-centric” della Marvel, è Kate Bishop, alleata, amica e ex-amante di Clint Barton. Splendidamente disegnata da Leonardo Romero, su testi scoppiettanti di Kelly Thompson questa serie vi potrà davvero sorprendere. 

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Scalped
di Jason Aaron e R. M. Guera è uno dei fumetti più belli e rappresentativi dei primi anni di questo millennio. Un noir disperato, adrenalinico, ricco di humor nero. Forse il canto del cigno della Vertigo. Riproposto in formato deluxe da RW Edizioni merita di essere recuperato.

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Due recuperi d’eccezione per Editoriale Cosmo. Parker vol. 4 del compianto Darwyn Cooke, unico albo di una serie bellissima ad essere lasciato inedito dall’editore precedente, e Le Grand Mort di Loisel e Djian, un delizioso affresco fantastico.

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E Fantasy è anche Green Valley di Max Landis e Giuseppe Camuncoli, proposto in nove spillati identici all’edizione statunitense da saldaPress e recuperabili anche in un pack. Avventura, colpi di scena, azione e disegni splendidi. Che altro chiedere?

Chiudo con una segnalazione extra. Da luglio la Gazzetta dello Sport sta proponendo una ristampa integrale del Popeye di Segar, curata con precisione certosina da Luca Boschi. È un’opera imprescindibile, strisce che hanno quasi cento anni ma che sono di una attualità e modernità spiazzanti. E come se non bastasse sono ancora esilaranti.

All’appello manca di certo qualcosa, se vi va di farmi le vostre segnalazioni (o fornirmi i vostri pareri sulle letture che vi ho consigliato) non esitate a scrivermi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Ci risentiamo a dicembre!

PS: piccola, ma dolorosa, nota a margine. Mercoledì 11 ottobre ci ha lasciati Dino De Matteo. Fondatore dell’Infinity Shop di  Napoli. Un amico che ha contribuito a tener sempre vivo il fuoco della mia passione per il fumetto al quale dedico, con rispetto, questo rubrica.

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Speed Rece #9: le nostre letture in breve

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Ecco a voi la nona puntata di Speed Rece, la rubrica in cui i redattori di Comicus raccontano in breve le loro letture settimanali. Buona lettura!

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Dragonero Adventures 1 (Sergio Bonelli Editore)

di Luca Enoch e Riccardo Crosa
Dragonero Adventures 1 segna l'esordio in edicola della linea Young della Bonelli che si rivolge a un pubblico di giovani lettori. Un'opera interessante anche per come declina i personaggi creati da Luca Enoch e Stefano Vietti che vedono, dunque, una versione classica con la serie Dragonero, una Young con la testata in questione e una più "adulta" con Senzanima in arrivo il prossimo anno. Le novità, comunque, non finiscono qui. L'editore, infatti, abbandona in questo caso il formato brossurato per un agile e colorato spillato di poco più piccolo di un comic book americano.
Protagonisti di Dragonero Adventures sono i giovani Ian, Myrva e Gmor, le cui avventure verranno declinate anche in una serie animata, che si ritroveranno a raccogliere (da qui e nei prossimi numeri) ingranaggi del Libro delle Chiavi per fermare il perfido Burattinaio. Lo storia di Enoch, disegnata da Riccardo Crosa, inquadra perfettamente il target a cui si rivolge, declinando bene il mondo di Dragonero ai più piccoli e funzionando alla perfezione. Non riesce, almeno in questo primo numero, ad essere troppo trasversale e a catturare più di tanto i lettori più "grandicelli" della serie classica. Probabilmente non è neanche loro intenzione farlo.
Voto: 7
Gennaro Costanzo

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Fantastici 4 – 1234 - Grandi Tesori Marvel (Panini Comics)

di Grant Morrison e Jae Lee
L'opera sul quartetto Marvel di Grant Morrison e Jae Lee torna in un’edizione di lusso, gioiello per i collezionisti, che, grazie al formato, permette al lettore di ammirare le straordinarie tavole in tutta la loro magnificenza. Morrison mette in piedi una storia “psicanalitica”, indagando le paure e le fobie dei supereroi protagonisti, con il consueto taglio narrativo frammentato e ricco di suggestioni. Il comparto grafico di Lee gioca con in concetto stesso di splash page che viene contemporaneamente rispettato e trasgredito fungendo, spesso, sia da base per le altre vignette che, come vignetta stessa.
Come volume della collana I grandi tesori Marvel, rispetta i canoni qualitativi della stampa, così come della carta che esalta i colori, e si arricchisce della gallery delle copertine originali e della consueta sovraccoperta-poster.
Voto: 8
Voto edizione: 9,5
Leonardo Cantone

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Lutero - Historica Biografie (Mondadori Comics)

di Olivier Jouvrai e Filippo Cenni
Sesto numero per la collana Mondadori Comics che ripropone le biografie di grandi personaggi storici. È il turno di Martin Lutero, iniziatore e ispiratore di quella Riforma Protestante che sconvolse il quadro politico e culturale dell'Europa all'alba dell'era moderna. Personaggio conosciuto più di nome che di fatto, Lutero fu un pensatore profondo, agguerrito e dalle idee chiarissime sul rapporto fra uomini e Dio. Olivier Jouvray (coadiuvato dallo storico Matthieu Arnold), ne presenta i tratti essenziali in modo semplice e appassionato attraverso una sceneggiatura che privilegia il periodo compreso fra il 1505 e il 1525, dalla conversione alla rinuncia al monachesimo, un ventennio preso come exemplum di formazione spirituale e maturazione umana. Le derive esplicitamente “didattiche” (e quindi noiose) dei fumetti di questo tipo, sono arginate traducendo la mole di dati bio-bibliografici in quadri “teatrali” che danno risalto al dinamismo dei dialoghi vibranti dello spirito critico del monaco di Wittenberg. Eccesso di didascalie solo nel finale, che “sforbicia” parecchi anni ed è forse troppo frettoloso (ma gli autori nel making of ammettono onestamente i tagli). Filippo Cenni alle matite è a suo agio nel disegnare le tavole con molti personaggi, proponendo bei quadri d'insieme particolareggiati, fedeli dal punto di vista storico e dalla giusta carica drammatica. I colori di Alessia Nocera accompagnano questa storia fatta di dispute dottrinali e politiche, contrapponendo in più punti il rosso porporato della opulenta Chiesa di Roma al nero rigoroso e severo di Lutero e i suoi adepti.
Voto: 6,5
Luca Giovanelli

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Mercurio Loi 6 – A passeggio per Roma (Sergio Bonelli Editore)

di Alessandro Bilotta e Sergio Ponchione
Scrivere una storia sottende necessariamente a una costruzione narrativa “rigida”: lo sviluppo della trama è orchestrata dallo sceneggiatore, così come il susseguirsi dell’azione, e una volta posta la parola “fine”, la si offre al lettore così com’è stata costruita. Alessandro Bilotta sceglie, invece, di giocare letteralmente con il suo pubblico: con il pretesto di una sfida misteriosa lanciata da un suo studente, Mercurio Loi, accompagnato dal suo fedele assistente Ottone, passeggiando apparentemente senza meta, è costretto a prendere delle scelte che determineranno i successivi accadimenti. Come in un libro game, il lettore salta tra blocchi narrativi, scegliendo lo sviluppo della trama, tornando indietro, saltando alla fine, costruendo, di volta in volta, l’avventura del personaggio, creando paralleli o alternativi sviluppi drammatici. Il disegno di Sergio Ponchione si allinea con i numeri precedenti per nel ritrarre i vicoli e i tetti della Capitale ottocentesca con un’intrigante folkloristica atmosfera.
Voto: 7,5
Leonardo Cantone

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Star Wars - Chewbacca (Panini Comics)

di Gerry Duggan e Phil Noto
Ambientata dopo gli eventi di Episodio IV, Star Wars - Chewbacca è una miniserie in 5 parti, raccolta ora in volume da Panini Comics, che vede il wookiee amico di Han Solo protagonista di una avventura solitaria. Di ritorno a casa, dopo aver aiutato i ribelli a distruggere la Morte Nera, Chewbacca si ritroverà ad aiutare una ragazzina a salvare il destino del suo pianeta schivizzato. Gerry Duggan scrive un'avventura semplice e lineare ma dall'alto ritmo che ben delinea il carattere del protagonista scavandone un po' oltre la superficie.
Le tavole di Phil Noto sono una gioia per gli occhi, chi segue l'artista non verrà delusa da questa prova. Noto è particolarmente abile nel conferire espressività ai suoi personaggi e riesce nell'impresa anche con Chewbacca, personaggio di cui non comprendiamo le parole. Edizione Panini Comics classica nell'ottimo cartonato soft-touch.
Voto: 7,5
Gennaro Costanzo

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Thor: La saga del tuono Vol. 1-3 (Panini Comics/RCS)

di Jason Aaron ed Esad Ribic
In occasione dell’uscita di Thor: Ragnarok nei cinema, arriva puntuale in edicola una nuova collana Marvel, stavolta dedicata al Dio del Tuono, realizzata in collaborazione tra Panini Comics e Gazzetta dello Sport/Corriere della Sera. Si comincia col botto con la prima parte del brillante ciclo di Jason Aaron, tutt’ora in corso, che ha ridefinito il personaggio nell’ultimo lustro. I primi tre volumi presentano i due archi narrativi iniziali della run, Il Macellatore di Dei e Bomba Divina, in cui la versioni passate, presenti e future di Thor dovranno affrontare un avversario capace di far vacillare le proprie certezze. In un crescendo di pathos e dramma, Aaron affronta il tema della divinità e, come in altri sui lavori, il rapporto degli uomini con la religione, mettendo il Dio del Tuono davanti all’amaro dilemma di essere degno o meno del suo ruolo. Il tutto viene illustrato dai superbi dipinti di Esad Ribic, ormai star indiscussa del comicdom. La caduta di Thor, che verrà presto giudicato “indegno” e sostituito con una Dea del Tuono dalle origini misteriose, comincia qui, in queste pagine imperdibili per chiunque voglia recuperare una delle migliori serie Marvel del decennio, realizzate da un team creativo in stato di grazia.
Voto: 8
Luca Tomassini

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IllustrART: Louis Gadea e l'importanza dell'anatomia

  • Pubblicato in Focus

Nuova puntata di IlustrART questa volta dedicata ad un grandissimo artista canadese, Luis Gadea, tra i più importanti animatori contemporanei nonché character designer d'eccezionale talento. I suoi lavori sono non solo di ispirazione per moltissimi artisti e illustratori, utilizzati anche a scopo didattico, ma sono alla base di diversi successi commerciali come la serie Rocket Monkeys di Atomic Cartoons o il film di Angry Birds, per non parlare del sequel di The LEGO Movie per cui sta attualmente lavorando al character design.

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La sua linea morbida, le figure tenere e il tratto curato nei minimi dettagli, studiato per massimizzare l'espressività delle pose e delle forme, hanno fatto la sua fortuna. Il suo stile spazia attraverso innumerevoli generi, padroneggiandoli tutti con grande maestria, ma è nel look cartoonesco che si riconosce la sua cifra peculiare.

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L'artista è in grado di rimodellare con grazia estrema e grande fluidità l'anatomia umana e animale con una dosata alternanza di linee curve ed eccessivamente sinuose a rigidi e innaturali spigoli, alterando in modo quasi caricaturale le forme, definendone e battezzandone di nuove a piacere.

Potete trovare alcuni dei suoi lavori qui sopra e nella gallery in basso, ma vi consigliamo di seguire l'artista sui sui canali ufficiali, come il suo sito, il suo profilo Instagram e il suo blog Tumblr. L'artista ha anche iniziato, proprio in questi giorni, una serie di tutorial su YouTube intitolati "Drawing Like a Kid" in cui fornisce alcuni interessanti consigli a chi vuole cimentarsi con il disegno.

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