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Caso Marvel/Manara: quando l'arte deve chiedere scusa

A partire dall'ultima settimana di agosto, in particolare da quando è stata postata da CBR in esclusiva la cover che la Marvel ha richiesto come variant all'artista italiano Milo Manara per il numero uno di Spider Woman di Dennis Hopeless e Greg Land, è nato un dibattito a risonanza quasi mondiale relativo alla presunta oscenità, scandalosità e denigrazione della donna che si osservano, a detta di molti, in questa immagine.

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La cover che potete ammirare qui sopra, magnifica come tutte le altre realizzate dal maestro per casa Marvel, ha suscitato scalpore e ha diviso i fan.
Ma vediamo più nel dettaglio dove si colloca il punto focale del problema.

Due sono state le principali polemiche sollevate: che la posa fosse poco realistica e non umanamente assumibile, punto ribattuto con immagini 3D postate dalla stessa Marvel, e che fosse troppo marcata la sensualità del disegno. Soprattutto sulla cover di un albo così cruciale.
Questo albo, Spider Woman #1 per l'appunto, doveva essere (e si spera che possa ancora esserlo) il primo passo per il rilancio delle super eroine di casa Marvel, per ridar loro nuovo splendore e una maggiore importanza nel grande universo fumettistico della Casa delle Idee. Il solito progetto di mutamento radicale, spesso più di nome che di fatto dato che è già la seconda volta che lo si tenta (la prima volta negli anni '70) -e anche per la rivale DC Comics il discorso non cambia, per inciso-, che cerca di far uscire la figura della donna dalla dimensione oggettistica e di cornice che spesso, almeno nelle serie più mainstream, ricopre, per riportarla al pari livello della figura maschile, predominante e spesso dominante nel mondo fumettistico come in letteratura o in cinematografia.
Il che non vuol dire che non ci siano attualmente storie con protagoniste femminili di tutto rispetto; pensiamo all'ultima run di Ms. Marvel di G. Willow Wilson, il Captain Marvel di Kelly Sue DeConnick, la She-Hulk di Charles Soule o la Black Widow di Nathan Edmondson tanto per citarne alcune. Però notiamo subito che nei nomi citati la maggior parte sono scritte da donne che hanno portato la loro visione dei personaggi che ha donato spesso e volentieri un maggiore spessore alla figura femminile, come pochi altri hanno fatto. Il che non significa che le donne debbano sempre scrivere i personaggi femminili e viceversa per gli uomini (altrimenti si ritornerebbe al problema già sollevato con i personaggi di colore), ma che questo ha portato a dei lavori di pregio, qualcosa vorrà pur dire. Forse bisognerebbe semplicemente dare maggior spazio alle autrici di casa Marvel e puntare a coinvolgerne di nuove. Mettere magari al timone di serie dedicate a personaggi femminili un donna, forse maggiormente in grado di dimensionalizzare e caratterizzare appieno e con un tocco personale la protagonista.

Però, se si vuole esaltare un certo tipo di bellezza interiore nel gentil sesso, la connaturata sensibilità, l'intelletto, la forza d'animo, l'indipendenza e l'emancipazione e tutte quelle doti spesso migliori che nella controparte maschile, che vanno oltre l'aspetto esteriore, quello più carnale, su cui l'osservatore medio si concentra, e ci si affida al Maestro dell'Erotismo, forse vuol dire che già in partenza il progetto ha un piede nella fossa. Per il semplice fatto che è una scelta di marketing quantomeno azzardata, suicida per alcuni. Ci voleva poco ad accorgersene. Ma non è certo colpa di Manara o della sua cover. Il problema è il pubblico a cui ci si rivolge. Il problema è il messaggio che si vuole dare e che veicolato in questo modo, non in grado di esplicarsi appieno e di essere recepito correttamente, va completamente a farsi friggere.
Soprattutto se poi si lascia disegnare la serie a Greg Land, di cui è ormai estremamente noto l'utilizzo di modelli e fotografie osè per realizzare le pose dei suoi personaggi e che spesso è stato al centro di problematiche relative alla scarsa varietà di pose rappresentate e di incapacità di disegno dovuta alla semplice manipolazione digitale delle fotografie utilizzate (e spesso le storie narrate ne hanno risentito in chiarezza e fluidità). Forse è qui che risiede il vero problema.

Che poi ci mancherebbe, questa cover non è minimamente sessista e non "riduce" come molti hanno detto la donna a mero oggetto di desiderio sessuale. È solo sexy e provocante. È la sensualità di Manara. È il suo stile. Bisogna fargliene una colpa?
Che poi l'anonimato fornito dal web è la piastra di Petri perfetta per la coltura dell'ignoranza. Basterebbe poco per informarsi su Manara e le sue opere e per vedere come le donne di Manara, dalla bellezza formidabile innegabile, sono tutto che meri esoscheletri di carne atti all'appagare il desiderio sessuale masturbatorio dello spettatore.

La donna del Maestro è tutto fuorchè il sesso debole, come spesso ci si permette di riferirsi al gentil sesso. La donna di Manara è forte, sicura di sé, mai sottomessa, energica, intraprendente, arguta. Non è fragile né mentalmente né fisicamente; ha una personalità propria e una individualità che sono simbolo dello stile dell'artista e che stentano a trovarsi in altre opere. Non è pornografia da quattro soldi. È arte; tra le più belle per giunta. Che tramite l'erotismo e la bellezza innegabile del corpo femminile, la celebrazione della bellezza fisica della donna, ci trasmette un'immagine molto nitida come precedentemente descritta. Si veda anche solo una qualunque delle altre cover realizzate da Manara per la Marvel.

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Il problema principale è proprio quando vuoi caricare un mezzo di un messaggio anche particolarmente delicato e sentito, che però non sarà in grado di essere intercettato propriamente dal pubblico. Perchè purtroppo il pregiudizio e l'ignoranza portano il lettore medio di fumetti, quello che non ne apprezza l'arte alle spalle, ma digerisce tutto senza coscienza dell'atto, senza informarsi sulla reale essenza di quello che trangugia, a criticare un prodotto a priori e a non percepirne, per la miopia mentale di cui è affetto, il messaggio.
In un mondo poi che ormai sfrutta il corpo della donna per la pubblicità di qualunque prodotto o lo strumentalizza proprio al contempo imponendo il taboo ipocrita, vergognoso e scandaloso del velare la nudità, del nasconderla, del censurarla. Perchè non è adatta, non è decorosa, è immorale dicono. Ma d'altronde si sa, la moralità è soggetta alla convenienza e quindi censuriamo il poster di Eva Green ma facciamo vendere il silicone a Giovanna.

Ultimamente sempre più spesso si vedono critiche di sessismo soprattutto nel mondo dei fumetti. Questo di Manara non è certo il primo caso, tra gli ultimi ricordiamo la cover di Grimm Fairy Tales: Realm War #1 e quella di Grimm Fairy Tales Halloween Special entrambe della Zenoscope Entertainment additate da molti addirittura come immagini pseudo pornografiche per gli atteggiamenti e le corporature provocatorie delle donne rappresentate.
Si è addirittura fatto clamore sulla dolcissima copertina dalla versione Hardcover di Saga di Brian K. Vaughan e Fiona Staples definita offensiva dall'artista Dave Dorman.
Ora da che mondo e mondo nel fumetto si è sempre spinto su figure femminili provocanti, bellissime, sensuali, formose che quasi mai avevano controparti reali ma che fornivano al lettore, soprattutto in passato fortemente dominato dalla componente maschile, un motivo in più per acquistare l'albo. Si sa che la bellezza femminile vende.

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Però viene da chiedersi una cosa. Ma il mondo che ci circonda, il palcoscenico mediatico sul quale si esibiscono una Miley Cyrus, una Jessie J, Ariana Grande, Nicki Minaj o tutti questi nuovi idoli femminili del grande pubblico soprattutto giovanile che ridicolizzano la figura della donna in diretta agli MTV Video Music Awards o nei loro videoclip, non è forse questo il vero problema? Non è questo che deve essere stigmatizzato? Perchè forse è proprio il punto focale della questione.
In un mondo dove nello Show Business dove l'originalità è stata da tempo sorpassata - Mark Twain direbbe che solo Adamo era certo di poter dire una cosa mai detta da nessuno precedentemente -, dove la vendita è strettamente collegata allo scalpore e allo scandalo suscitati, dove la figura della donna è ai minimi storici, si può davvero pensare anche solo seriamente di fare la paternale ai fumetti? Con quanta ipocrisia sorvoliamo su certi aspetti altamente degradanti per additarne solo alcuni, magari più marginali? Perchè il fumetto te lo devi comprare, decidi tu se volerlo o no. MTV però è gratis l'adolescente medio vi è sempre sintonizzato.

La cosa strana è che il putiferio lo hanno sollevato non solo gli utenti e i blogger di minor rilevanza, ma anche siti di una certa importanza come Mary Sue, io9, Vox e quando il dibattito è diventato virale se ne è parlato persino sul Time, sul The Guardian, il Daily Mail, il The Telegraph e anche il Corriere della Sera.
E la maggior parte di queste testate è contraria alla scelta della Marvel, definendo da porno star la posa "ragnesca" di Spider Woman o affermando la denigrazione che se ne trae verso la donna, tutti portatori di un moralismo bigotto anacronistico e spesso privo di competenze.

E poi arrivano le scuse. Dai vertici della Marvel per giunta. "Ci rendiamo conto che il messaggio trasmesso da questa cover non era quello che volevamo" dice Axel Alonso. "Ci scusiamo - mi scuso - per il messaggio contrastante che questa variant ha causato".
C'è chi dice scelta sbagliata di marketing, c'è chi dice passo falso della Marvel, c'è chi difende Manara, sta di fatto che la cover rimane, meno male, e verrà pubblicata come originariamente deciso, senza cambiamenti. Per fortuna.
Ma era davvero il caso che una semplice cover portasse un colosso dell'editoria a chiedere scusa?

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