Menu

 

 

 

Gennaro Costanzo

Gennaro Costanzo

Follow me on Twitter

URL del sito web:

Anteprima di Jean Grey #1

Uscirà il prossimo 3 maggio il primo numero di Jean Grey scritto da Dennis Hopeless (All-New X-Men) e disegnato da Victor Ibanez (Extraordinary X-Men).

Quando un adolescente Jean Grey viaggiò attraverso il tempo arrivando nel presente, scoprì il terribile destino capitato alla sua predecessore: posseduta da un'entità cosmica chiamata Fenice, Jean è stata intrappolata in un ciclo infinito di vita e di morte. Determinata a sfuggire a quel futuro, Jean cercherà di scrivere il proprio destino. Ma una premonizio la mette ora in allerta dall'arrivo della Fenice...

Di seguito un'anteprima di Jean Grey #1. Le cover sono ad opera di Dave Cockrum, David Williams, David Yardin, Leonard Kirk, Marguerite Sauvage, Shawn Crystal e Stephanie Hans.

Il ritorno di Eddie Brock, primo sguardo a Venom #150

Come vi abbiamo riportato tempo fa, Eddie Brock tornerà ad essere Venom dal numero 150 dell'omonima collana che, per l'occasione, ripesca la numerazione originale. L'unione era avvenuta già un paio di albi fa, ma è solo da questo momento che Brock prende possesso della testata del simbionte. La domanda è ora: dopo tutto questo tempo, come sarà il rapporto fra Eddie e Venom?

Venom #150 sarà scritto e disegnato da Mike Costa e Gerardo Sandoval, e presenterà anche un'appendice realizzata da David Michelinie e Ron Lim. Di seguito, un primo sguardo dell'albo in uscita il 24 maggio. Le cover sono ad opera di Adam Kubert, Clayton Crain, Gabriele Dell'Otto, Gerardo Sandoval, James Stokoe, Mark Bagley e Skottie Young.

Storia di un pugile ribelle, la recensione di Rocky Joe Perfect Edition 1-2

Sotto la dicitura Perfect Edition la Star Comics sta pubblicando una serie di classici dei manga che vanno dalle opere di Mitsuru Adachi a quelle di Rumiko Takahashi, passando per Akira Toriyama. Caratteristiche che accomunano queste nuove edizioni di materiale non ristampato da tempo sono volumi corposi, composti da almeno 350 pagine e di dimensioni maggiori rispetto alla versione precedente, e una confezione più elegante e di qualità. Ultima proposta in tal senso è Rocky Joe di Asao Takamori e Tetsuya Chiba.

rocky-joe-1

Noto in Italia principalmente grazie ai due anime prodotti, Ashita no Jō racconta la storia di Joe Yabuki, un orfano che vagabondando nei bassifondi della periferia di Tokyo incontra (e si scontra) con Danpei Tange. Quest’ultimo, un barbone e alcolizzato, è in realtà un ex pugile ed ex allenatore caduto in rovina e intravede nel giovane Joe un talento puro se impiegato degnamente nella boxe, nonché una possibilità di riscatto per la sua stessa vita. Dopo un primo rifiuto, Joe accetta di farsi allenare dal vecchio pugile, che per l’occasione smette di bere e inizia a lavorare duramente pur di mantenere il ragazzo. Ma Joe è un incosciente e, con l’aiuto di una banda di ragazzini di strada, non fa altro che dissipare i soldi datigli da Danpei e a mettersi nei guai con le forze dell’ordine. A malincuore, sarà lo stesso maestro a consegnare il giovane alla polizia con la speranza che questo possa raddrizzarlo. Finito nel riformatorio il giovane non smetterà di creare problemi trovando un amico nel bullo Nishi e un rivale nel boxer Tooru Rikishi, che sta finendo di scontare la sua pena. Joe accetta di seguire gli insegnamenti a distanza che Danpei gli invia tramite posta.

rocky-joe-2

La cosa che impressiona maggiormente di Ashita no Jō è la modernità sia del racconto che delle tavole, considerando che si tratta di un’opera serializzata dal 1968 al 1973 e che dunque si avvicina ai 50 anni dal suo esordio. Seppur con stilemi dei manga dell’epoca e con riferimenti socio-culturali tipici del periodo, Rocky Joe è una lettura che non ha nulla da invidiare ai fumetti contemporanei e risulta estremamente appetibile a un pubblico anche composto da giovanissimi. Asao Takamori è abile nell’alternare momenti drammatici a scene umoristiche, donando grande umanità ai suoi personaggi, in special modo allo scapestrato Joe e al suo maestro Danpei. Quest’ultima figura, in particolare, è quella che emerge di più: un uomo sprofondato in un abisso che vede di nuovo una speranza di riscattare la sua vita puntando tutto sul giovane Joe. Smette di bere e ricomincia a lavorare duramente, ma i suo sforzi sono vanificati dalle azioni del ragazzo che lo umiliano e lo deprimono. In lui c’è tutto il dramma di una vita fallita e della volontà di riscatto, la palese dimostrazione che tutto ciò non basti e che la vita riserva sempre brutte sorprese. Ma anche la caparbietà di andare avanti e metterci il cuore in ogni cosa.

rocky-joe-3

Il tratto di Tetsuya Chiba è cartoonesco e caricaturale in maniera bilanciata, dando allo stesso tempo una degna rappresentazione visiva di un fumetto che tende maggiormente al dramma. L’artista dunque, così come la sceneggiatura impone, riesce a piegare il suo pennino a seconda delle esigenze narrative passando agilmente dalla gag visiva, alla caricature espressive tipiche dei manga, a situazioni in cui si legge nel volto dei protagonisti il dramma, esaltandosi nella estremamente dinamiche scene d’azione.

Ashita no Jō è una dei classici più apprezzati del fumetto giapponese, la nuova edizione Star Comics, in 13 volumi, giunge a 15 anni dalla precedente. Il formato più grande e la resa di stampa migliore, sono un gran pregio, peccato per alcune (poche) tavole che propongono splah-page leggermente tagliate ai bordi.

La prima eroina moderna, la recensione di Barbarella, Edizione integrale

Dopo il buio degli anni ’50 che, specialmente in America, aveva debellato il fumetto per adulti, gli anni ’60 segnano un interessante punto di svolta. I semi della rivoluzione culturale di quel decennio si riflettono anche nel mondo del fumetto. Il 1962 fu un anno cruciale e l’Europa ebbe un ruolo centrale. Mentre in America nasceva la Marvel Comics, in Italia due sorelle davano vita a Diabolik che spostava la lente focale dalla parte del cattivo, un ladro e assassino senza scrupoli, eliminando tutta quella patina  di buonismo che c’era all’epoca e indignando non poco l’opinione pubblica. In Francia, il fumettista e illustratore Jean-Claude Forest, cercava sempre meno vincoli per esprimere liberamente la sua arte. Ci riuscirà quando l’editor Georges H. Gallet gli commissionerà un fumetto per la rivista per adulti V-Magazine. Qui Forest, senza restrizioni di sorta, creerà Barbarella, un’eroina moderna e sensuale che farà subito breccia nel cuore dei lettori.

barbarella1

Barbarella (modellata sulla fisionomia di Brigitte Bardot) non è certo la prima eroina dei fumetti, basti pensare ad antesignane come Jane di Norman Pett, le tarzanidi Sheena di Will Eisner e Jerry Iger, Nyoka, o all’italiana Pantera Bionda, nonché alla più celebre Wonder Woman. Tuttavia, quello che contraddistingueva il personaggio di Forest era che la protagonista rappresentava il prototipo ideale della donna moderna, intraprendente, indipendente, capace di vivere liberamente la propria sessualità. L’artista crea un personaggio estremamente positivo e generoso, che si getta nella mischia e cerca di risolvere le ingiustizie ripudiando la violenza e con una spiccata dose d’amore. La stessa sensualità di Barbarella non è mai ammiccante e volgare ma sempre genuina e pura. Questo, nonostante il personaggio all’epoca abbia destato scalpore per le sue numerose nudità: una critica che, vista oggi, fa davvero sorridere. La stessa rivista Linus, che nel suo primo numero ospitò una recensione di Vittorio Spinazzola basata sulla prima ristampa francese in volume del personaggio ad opera di Editions Le Terrain Vague, quando pubblicò il personaggio in Italia apportò lievi censure cancellando i capezzoli della protagonista.

barbarella2

Le avventure che vive Barbarella, ambientate nel 40.000 d.C, e che partono in media res, sono un susseguirsi di vicende concatenate fra loro in cui Forest la catapulta, intrecciando situazioni, presentando personaggi e scenari totalmente differenti e in zone totalmente opposte dell’universo non concedendo respiro, sviluppando idee su idee ad altissimo ritmo. In questo susseguirsi di peripezie, che risulterebbe inutile provare a riassumere, Barbarella non risulta mai fuori contesto, ha sempre in mano la situazione e col suo approccio diretto e deciso, è pronta a risolvere qualsiasi situazione.

La libertà narrativa che Forest esprime, unendo fantascienza, erotismo e umorismo, si unisce a quella delle tavole, libere dagli schemi fisse dei fumetti francesi e più vicine a quelle dei comics americani. Lo stesso tratto, spigoloso e discontinuo, pieno di tratteggi, lo allontana dalla linea chiara tipica del fumetto franco-belga. Ma più di tutto, è la capacità di delineare mondi e personaggi sempre differenti e vivi che emerge forte dal suo lavoro.

barbarella3

L’influenza che ebbe il personaggio nell’immaginario collettivo (grazie anche al film del 1968 di Roger Vadim, diventato cult, con Jane Fonda nel ruolo della protagonista) è vitale non solo per il fumetto stesso e la sua maturazione, ma anche per molti autori. Non è un caso che Guido Crepax ammetta candidamente, in un omaggio contenuto anche all’interno del volume Comicon Edizioni, come la stessa Valentina sia in forte debito con lei. Lo stesso Milo Manara, nell’altro omaggio del volume, esprimere un’opinione simile nel conferire a Barbarella i suoi meriti nell’immaginario collettivo e artistico dei fumetti.

L’edizione italiana, basata su quella francese del 2014 pubblicata da Les Humanoïdes Associés, è di alta fattura, con ottima resa di stampa e ottima carta. Un volume brossurato elegante e completo di apparato critico e bonus degno di un’opera di questo calibro.

Sottoscrivi questo feed RSS

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nell'informativa estesa.
Per saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta l'informativa estesa.