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Intervista a Phil Amara: uno sguardo nel mondo degli editor di fumetti

Italian/English version.

Durante il Palermo Comic Convention, abbiamo avuto il piacere di intervistare tra i vari autori e disegnatori anche Phil Amara, un famoso editor americano che ha lavorato per diverse case editrici d'oltreoceano, tra cui la Dark Horse Comics. Oltre a questo, ha anche realizzato dei fumetti e scritto una guida su come diventare artisti di comics. Potete leggere questa interessante intervista qui di seguito.

Innanzitutto, benvenuto su Comicus!
Come ti sei trovato a Palermo? Hai già adocchiato qualcosa di interessante?

Oh, noi utilizziamo la frase "blow your minds". La Scuola del Fumetto di Palermo è meglio di quanto immaginassi. E mi riporta davvero a quando lavoravo alla Dark Horse, quando andavo ad una convention, e i giovani mi mostravano i loro lavori, e questi studenti sono sorprendenti, molto professionali, grandi lavoratori, e molti di loro hanno opere che sono già pronte per essere pubblicate. È molto bello vedere questo livello di lavoro.

Hai avuto la possibilità di fare esperienza di diverse realtà del mondo dei fumetti, come quella giapponese, quella americana e anche quella italiana. Quali sono le principali differenze tra esse? Come viene percepito il mondo dei fumetti in questi diversi paesi?

Penso che ci siano alcune differenze. Quando vivevo in Giappone, non c'erano supereroi americani lì. Ci sono storie magiche, storie divertenti, ma niente come Batman/Superman. In Giappone non c'è qualcosa di simile. Nel mercato americano, le grandi aziende pubblicano supereroi e le piccole imprese sono più incentrate su storie più personali. Non credo di essermi già fatto un'idea del mercato italiano, ma posso dire dalla convention che ci sia un buon equilibrio: gli artisti amano ancora i personaggi tradizionali, come Dylan Dog, e sanno che è importante per la storia dei fumetti in Italia, ma vogliono anche provare qualcosa di nuovo, e sono molto aperti al nuovo fumetto italiano, ai manga, e a altre cose, il che è un'ottima cosa perchè li rende dei buoni studenti di fumetti.

Hai recentemente pubblicato un libro intitolato So, You Want to Be a Comic Book Artist?: The Ultimate Guide on How to Break Into Comics!, una sorta di manuale dedicato agli artisti che vogliono sfondare nella Nona Arte. È possibile secondo te definire dei tratti generali per questo lavoro anche per realtà così diverse, come abbiamo detto prima? Come una sorta di figura prototipo dell'artista?

Sì, ci sono diversi modi per rispondere a questa domanda. Anche se si è andati ad una scuola d'arte ma non si comprende cosa sia il fumetto, ti hanno comunque insegnato la prospettiva, la composizione, l'anatomia, e alcune di queste cose si possono apprendere anche dalla fotografia, come il modo di mettere in scena una composizione per ottenere una determinata emozione nell'osservatore o nel lettore, e non importa da dove tu provenga, credo che queste cose rimangano valide. Non importa il paese, le basi dell'arte sono le stesse ovunque.
Un altro modo per rispondere è utilizzare il concetto di continuità. Questa parola è molto importante nei fumetti. La continuità da pannello a pannello, da storia a storia, anche con un semplice disegno, possiamo aggiungere la continuità: quando un capitolo si chiude, inizia quello successivo. Se un personaggio ha una tragedia nel primo capitolo, la tragedia deve influenzarlo nel prossimo. Se accade qualcosa di buono, la bontà deve riflettersi nel capitolo successivo.

Spesso intervistiamo artisti e scrittori, ma cosa significa essere un editor di fumetti? Quali sono i compiti principali, i principali obiettivi dell'editor?

La realtà di essere un editor è che si tratta di un vero e proprio lavoro. Non sei più solo un fan. Non puoi più dire che vuoi fare una certa serie perchè ti piacerebbe farla. È il mondo reale. È un vero lavoro. Quella serie deve incassare soldi per l'editore o non sta facendo quello che dovrebbe. La parte bella del lavoro è quando si ha a che fare con altre persone che lavorano duramente e amano i fumetti tanto quanto te, e tu sai che come editor hai strumenti e risorse che loro non hanno. E tu puoi sostenere il loro lavoro. Quindi, per tutti quelli qui al Palermo Comic-Con, quando un editor vede i loro lavori, è come se l'editor fosse una sorta di autista, che dice "Salta su! Ti mostrerò come raggiungere il posto in cui vuoi andare", e lo facciamo in modo molto professionale. Possono essere anche grandi artisti, ma non sapere magari nulla dei contratti, delle scadenze, di come si lavora con un colorista, e potrebbero pensare solo: "Beh, farò un sacco di soldi!", ma bisogna dire loro la realtà. Quindi penso al ruolo di editor come a quello di un conducente di una vettura, una gran bella macchina, con gomme nuove, e mostriamo agli artisti come arrivare dove vogliono.

Hai lavorato come editor per Dark Horse Comics per un lungo periodo di tempo. Cosa ricordi di quel periodo? Cosa pensi che stiano cercando in questo momento? Considerando che anche Mike Mignola sta terminando la sua run su Hellboy...

È da un po' che non lavoro alla Dark Horse, quindi non ne sono sicuro. Ho lavorato per tre società, e ognuna era diversa dall'altra e in esse ho lavorato su cose diverse. Nella prima compagnia [Tundra Publishing Ltd.] con le Ninja Turtles, era pura passione. Uno dei ragazzi che hanno creato le Ninja Turtles, Kevin Eastman, viene dalla zona in cui ho vissuto, e ho visto che avrebbe fatto qualsiasi cosa per dare al mondo dei buoni fumetti. La prossima società si chiamava Kitchen Sink Press e ha pubblicato The Spirit di Will Eisner, Il Corvo, e da Denis Kitchen, il fondatore, ho imparato che lui è una sorta di biblioteca umana, sapeva tutto di ogni fumetto, di qualunque paese, di ogni artista, di tutto. Con Dark Horse, è stata una meravigliosa esperienza in una gran parte dell'America chiamata Oregon, e da Mike Richardson ho imparato il lato commerciale dei fumetti. Quindi da ogni tappa ho imparato qualcosa di diverso. Allora, mi chiedi che cosa stia cercando ora la Dark Horse. Non lo so, perché io non lavoro più lì. Ma ai miei tempi, e penso che potrebbe essere lo stesso ora, loro vogliono il prossimo LeBron James, vogliono il prossimo Tom Cruise, vogliono una superstar. E userebbero qualsiasi risorsa per ottenere quella persona. Hanno lavorato con Frank Miller e Mike Mignola, persone di grande importanza. Loro sono sempre alla ricerca della PERSONA che possa guidare le loro serie. E Mignola sta finendo la sua run su Hellboy, quindi hanno bisogno di quella prossima persona con una visione.

Moltissimi artisti italiani lavorano in questo momento per il fumetto americano, per diverse case editrici. C'è qualche caratteristica che definisce un artista italiano e che lo rende diverso da altri artisti provenienti da altre parti del mondo?

Beh, alla Dark Horse, abbiamo lavorato con Paolo Parente, non so se qui è conosciuto, e con Alessandro Barbucci, l'autore che ha realizzato Skydoll e W.I.T.C.H.. Innanzitutto, credo che l'Italia e la Sicilia potrebbero essere in una buona posizione per presentare il loro stile, perché non è così ben ancora noto. Credo che gli artisti italiani possiedano un bel mix di qualità: sanno come disegnare, hanno imparato l'arte nel modo corretto, ma in superficie amano le cose belle e divertenti, come i manga e gli anime; così, quando si guarda ad alcune delle loro opere, non vediamo solo una bella storia ben raccontata, ma anche lo stile è qualcosa che un fan vorrebbe. Direi che questo è il marchio degli artisti italiani.

Oltre ad essere un editor, sei anche un insegnante a Boston. Come si riesce a insegnare alle nuove generazioni, anche dal punto di vista artistico, quando siamo così sommersi da moltissime informazioni, influenze, fonti esterne di fantasia e così via?

Qualunque sia la tecnologia, si avranno utenti e creatori. E i migliori creatori si renderanno conto che in realtà non hanno importanza gli strumenti. Forse questo aspetto influenza le spese, ma anche lo strumento migliore in una mano rotta, non serve a niente. Ma se le mani sono buone, allora si può rendere strumento qualunque cosa per fare il lavoro che si vuole fare. Quindi, penso che ci siano giovani artisti che usano la tecnologia, usano Photoshop, Manga Studio, ma il risultato potrebe non essere buono, perchè non hanno lavorato per produrre, per creare. Ma forse qualcun altro, anche solo con uno sketch, disegnano ogni giorno, e ogni giorno imparano qualcosa di nuovo sulla posa, una particolare espressione, e se gli dai in mano della tecnologia, non gli ci vuole molto, imparano in fretta, perché sanno già cosa fare. Un altro esempio potrebbe essere la musica. Chiunque di noi, può usare un'app e cantare, ma non stiamo davvero creando. Invece, se impariamo a cantare, a suonare uno strumento, allora possiamo fare Hip Hop, Reggae, Rock, e così via. Non importa, sappiamo come fare.

C'è stata una sorta di evoluzione da quando hai iniziato ad essere un editor?

Beh, è una domanda divertente. Ottima domanda. Penso che in realtà sia solo una questione di denominazione di un lavoro. Chiamo editor qualcuno nel mondo dei fumetti, come chiami insegnante una persona che insegna in una classe. Credo che nel mio cuore io volessi solo un lavoro o una vita in cui potessi imparare il più possibile, e poi passare quanto appreso a qualcun altro, e non voglio alcun ringraziamento. Voglio solo che la persona poi passi qualcosa alla persona successiva. Così creiamo questa meravigliosa catena di apprendimento e di insegnamento. Quindi, amo i fumetti e li amerò sempre. E quando sono stato editor per una società, mi è piaciuto il lato dell'insegnamento. L'ho scritto un libro sui fumetti, e mi è piaciuto il punto di insegnamento. E ora che io sono un insegnante di scuola vero e proprio, io uso i fumetti nella mia classe, e sto ancora trasmettendo la mia delle conoscenze. Credo che questo sia ciò che facciamo come persone.

Puoi dirci qualcosa sui tuoi prossimi progetti? Qualcosa a cui stai lavorando in questo momento?

Alcuni dei progetti non sono fumetti, uno è per l'animazione, ma è davvero troppo presto per dirlo. Un altro è un libro per bambini, ma anche per questo è un po' presto. E poi ci sono tre progetti per piccoli editori americani, uno di loro è realizzato da me e da una giovane artista, Tina Pratt, una nuova e sorprendente artista americana. Mostreremo il progetto a Toronto nella primavera del 2017.


 English version

During the Palermo Comic-Con, we had the pleasure to interview the former editor for Dark Horse Comics Phil Amara, and we asked him questions about his job and the comic industry not only in America, but also in other countries where he worked. You can find the original interview down here.

First of all, welcome to Comicus!
How do you find it here? Have you find something interesting here?

Oh, we would use the phrase "blow your minds". The Palermo Fumetti School is better than I could have imagined. And it really takes me back to when I was working at Dark Horse, when you go to a convention, and young people show you their works, and these students are amazing, so professional, so hard working, and many of them have works that are ready to go. It's very nice to see that level of work.

You have experienced a lot of comics realities, such as Japanese, American and also Italian one. What are the main differences between them? How is it felt the comic book world in these different countries?

I think there are some differences. When I lived in Japan, there where no American superheroes. There were some magical stories, some fun stories, but nothing like Batman/Superman. Japan doesn't have that. In the American market, big companies are superheroes and small companies are more personal stories. I don't know if I already have a perfect sense of the Italian market, but I can say from the convention that there is a good balance: artists still love traditional characters, like Dylan Dog, and they know it is important to comics history in Italy, but they also want to try something new, and are very open to new Italian comics, manga, and other stuff, so that's great because that makes them good students of comics.

You have recently published a book called So, You Want to Be a Comic Book Artist?: The Ultimate Guide on How to Break Into Comics! and it's like a sort of an handbook in the industry. Is it possible to make a generalization of this job even for such different realities, like we have said before? Like a kind of prototype artist figure?

Yes, there are a few ways to answer this. Even if you went to Art School, and you didn't understand comics, they are still gonna teach you perspective, composition, anatomy, and some of those things you can even learn from photography, like how to stage a composition to get a certain emotion from the viewer or the reader, and no matter where you go in the world, I think those things stay the same. It doesn't matter the country, all those basics of art are the same.
Another way to answer is continuity. Such an important word in comics. The continuity from panel to panel, from story to story, even with a simple drawing, we can add continuity: when a chapter ends, the next one begins. If a character has a tragedy in the first chapter, that tragedy has to affect him in the next. Something good happens, the goodness has to come to the next chapter.

We often interview artist and writers, but how is it to be a comic book editor? What are the main tasks, the main goals of being an editor?

The reality of being an editor, it's a real job. You are not just a fan anymore. You cannot say anymore that you want to do that book just because you want to. It is the real world. It's a job. That book has to make money for the publisher or you are not doing what you should do. The beautiful part of the job is when you see other people that work so hard and loves comics as much as you, you know as an editor you have tools and resources they don't have. And you can support their work. So for everyone here at Palermo Comic-Con, if an editor sees their work, it's like the editor is the driver, like "Get in! I will show you how to get to that place you want to go", and we use very professional way to do it. They might be great artists, but they probably dont' know about contracts, deadlines, working with a colorist, and they might think "Well, I'm gonna make a lot of money!" but you have to tell them the reality. So think of us like a driver of a car, this beautiful car, with new tires, and we will show artist how to get where they want.

You have worked as an editor for Dark Horse Comics for a long time. What do you remember of that period? What do you think they are searching right now? Considering that also Mike Mignola is ending his run on Hellboy...

I haven't work there for a while, so I'm not sure. I worked for three companies, and each one was a little different, and I worked on different things. In the first company [Tundra Publishing Ltd.] with the Ninja Turtles, was pure passion. One of the guys who created Ninja Turtles, Kevin Eastman, was from near where I lived, and I saw that he would do anything to get good comics in the world. The next company was called Kitchen Sink Press and they did Will Eisner's book The Spirit, they did The Crow, and from Denis Kitchen, the founder, I learned he was like a human library, he knew everything about every comics; very country, every artist, everybody. With Dark Horse, it was a wonderful experience in a great part of America called Oregon, and from Mike Richardson I learned the business side of comics. So from each stage I learned something different. So, what's Dark Horse searching right now? I don't know, because I don't work there anymore. But in my days, and I think it could be the same, they want the next LeBron James, they want the next Tom Cruise, they want a superstar. And they would use any resource they have to get that person. They worked with Frank Miller and Mike Mignola, big name people. They are always searching THAT person to lead their books. And Mignola is finishing his run on Hellboy, so they need that next person with vision.

A lot of Italian artists are working right now for American comics, for a lot of different publishers. Is there any characteristic that define an Italian artist and that makes them different from other artists from other part of the world?

Well, at Dark Horse, we worked with Paolo Parente, I don't know if that's a name or not here, and with Alessandro Barbucci, they guy that did Skydoll and W.I.T.C.H.. First of all, I think that Italy and Sicily could be in a good position to introduce their style, because it's not so well known yet. I think that Italian artists have this really good match, they know how to draw, they learnt art the correct way, but on the surface they like cool things, like manga and anime, so when you look at some of their artworks, you see a beautiful well told story, but the style is something that the new fan would like. I would say that's the mark of the Italian artists.

Besides being an editor, you are also a teacher in Boston. How is it teaching to the newer generations when we are so surrounded by lots of informations, influences, external sources of immagination and so on, even from the artistic point of view?

Whatever the technology, you're gonna have users and creators. And the best creators will realize it really doesn't matter the tools. Maybe it does affect the expenses, but even the best tool in a broken hand, is no good. But if the hands are good, then you can make a tool out of anything to do the job you want to do. So, I think there are young artists who go with technology, use Photoshop, Manga Studio, and it might not look good, beacuse they haven't worked to produce, to create. But maybe somebody else, maybe just sketching, they draw everyday, and everyday they learn something new about pose, ora an expression, and then you give them some technology, and it doesn't take them too long, they learn so quickly, because they already know what to do. Another example would be like music. Any of us, can use some app and sing, but we are not really creating much. Instead, if we learn how to sing, how to play an instrument, then we can do Hip Pop, Reggae, Rock, and so on. It doesn't matter, we know how to do.

Was there a kind of evolution from when you started being an editor and now?

Well, it's a funny question. Good question. I think this is really just a job title. An editor is what you call someone in comics, a teacher is what you call someone in the classroom. I guess in my heart I just liked a job or a life where I can learn as much as I can, and then passo on what I know to somebody else, and I don't want any thank you. I just want that person to pass to the next person. Now we create this wonderful chain of learning and teaching, and learning and teaching. So, I love comics, and I always will. And when I was an editor for a company, I liked the teaching point. The I wrote a book on comics, and I liked the teaching point. And now that I am a real school teacher, I use comics in my class, and I'm still passing on knowledge. I think this is what we do as people.

Can you say something about your next projects? Something you are working on right now?

Some of the projects are not comics, one thing is for animation, but it is really too soon to tell. Another one is a kids book, but also for this it is a little bit soon. And then there are three projects for small american publishers, one of them is by me and young artist Tina Pratt, she's a new amazing America artist. We will show the project in Toronto in spring 2017.

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