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Guardiani della Galassia Vol.2, la recensione

  • Pubblicato in Screen

Guardiani della Galassia viene da molti considerato il migliore film dei Marvel Studios finora realizzato, un concentrato di comicità, avventura, azione e sense of wonder che gli ha permesso di fare breccia tra i fan e dare un risalto senza precedenti ad un gruppo di eroi secondari della Casa delle Idee, arrivando a renderli tra i protagonisti più in vista delle storie attuali del MU. Se quindi con il primo capitolo di questa saga il regista e sceneggiatore James Gunn aveva fatto jackpot, contro le più caute e razionali aspettative, con questo secondo capitolo non solo bissa il successo precedente, ma porta ad un livello superiore la qualità del cinecomic made in Marvel, realizzando un eccellente film d’intrattenimento senza rinunciare a trattare temi importanti e spesso drammatici.

La capacità del regista di alternare al meglio dramma e comicità, riuscendo a dosarli con cura, a contenere nella stessa pellicola punte di grande intensità e qualità di entrambi i generi, senza mai far abituare lo spettatore ad uno dei due in modo da sorprenderlo continuamente, sono i punti di forza più importanti del successo di questo tipo di cinema. Oltre ad una narrazione fresca, estremamente pop e giovane, ma con rimandi cult e commistioni d’eccellenza per i più nostalgici.

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Tematica centrale della pellicola è certamente il rapporto padre-figlio che viene declinato approfonditamente in diverse casistiche. Tutto ruota attorno alla vicenda principale, quella del riavvicinamento tra Star Lord ed Ego, il padre biologico interpretato da Kurt Russell, di cui si era solo accennato nella prima pellicola. Gunn fa interagire i personaggi con grande naturalezza, a partire dalla diffidenza iniziale, attraversando tutte le fasi di superamento delle barriere emotive nonché dell’apertura completa tra i due, arrivando all’accettazione e alla piena comprensione. Ma non sarà tutto rose e fiori, e quando Peter Quill se ne renderà conto, dovrà fare affidamento più che mai sulla sua vera e unica famiglia, strampalata ma profondamente legata. Ma coassiali a questa trama principale ne orbitano diverse altre, tutte simili a livello di tematica principale. Sono tutte storie di crescita personale, sulla difficoltà di creare dei legami stabili e puri, sul duro e faticoso processo di costituzione di una famiglia, di comprensione e accettazione dei propri e altrui difetti per non rimanere soli in un universo tanto vasto quanto solitario. Ognuno ha il suo fardello da portare, la sua evoluzione da compiere e i suoi problemi familiari da sistemare: Peter Quill con Ego, Yondu con Sakaar, Kraglin con Yondu, Nebula e Gamora con Thanos, Rocket con i suoi creatori...
La forza dei sentimenti e di come possano cambiare una persona in positivo quanto in negativo, portando a modificare la propria concezione del mondo e dei valori cardine dell'esistenza pur di restare fedeli a quei legami e a quelle relazioni che ci definiscono o che vogliamo che lo facciano. Così come l'importanza di ridefinirsi, staccarsi da un binario morto per continuare ad evolvere e a vivere senza impedimenti e senza restrizioni. Sono tutti aspetti fondanti della poetica espressa in questa pellicola: e tutti i personaggi dovranno farci i conti, in modi diversi, parallelamente, ma il fatto di ritrovarsi tutti su barche diverse ma pressoché identiche porterà l'immedesimazione e il riconoscimento di questa somiglianza a permettere la decriptazione e la soluzione di tutti i problemi a modello di uno.

In fin dei conti la morale trasmessa è semplice ma limpida, non scontata o almeno non concetti che non vaga la pena ribadire. La capacità di Gunn di toccare con ironia tematiche non facili e di consegnarle allo spettatore smussate ma non edulcorate, trasferendogli il bulk del messaggio evitando lo scoglio della lezione moralizzante, il tutto unito visceralmente a una commedia spassosa, lo rende uno dei registi migliori nella comunicazione diretta con il pubblico.

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Un ruolo estremamente importante in questo film, così come nel precedente, lo gioca la colonna sonora scelta con cura e cucita ad hoc sulla trama, che sottolinea i diversi passaggi del racconto e a tratti ne diventa una parte stessa: una chiave di lettura musicale e immediata, che rivela quanto sotteso dalla trama, quanto non detto, anticipando anche i dialoghi e i ragionamenti dei personaggi stessi, se si presta particolare attenzione ai testi delle canzoni. La musica diventa quindi strumento di piena comprensione della natura dei personaggi e delle vicende narrate, che aggiunge profondità all’intero quadro.

Gunn non lesina l'utilizzo di volgarità, violenza e scene forti, che vengono condite con sapiente uso di ironia come mezzo per garantire la digestione e metabolizzazione della cruda realtà, senza venire soffocati dal dolore, e questo gli permette di includere scelte narrative importanti e realistiche, drammatiche e urtanti, lasciando un senso di agrodolce allo spettatore: un approccio che, molto più che nel primo film, ci fa uscire si con il sorriso, ma amaro, accompagnato da tante lacrime versate e un turbinio di sentimenti piuttosto intensi a corredo.

Una trama corposa, avventurosa e intensa, rendono GotG Vol.2 un tassello essenziale nel panorama di produzione dei Marvel Studios. Inquadrature inusuali quanto suggestive e intriganti, effetti speciali mirabolanti e lisergici, offrono una esperienza quasi ludica, che a tratti sembra una giostra di Gardaland, con un entusiasmante divertissement allo stato puro e incredibilmente scenografico che, anche aiutato dal 3D, risulta visivamente molto appagante.
Come esempio si prenda la scena di apertura, che nel suo deviare l'attenzione dalla battaglia titanica che si sta svolgendo per seguire la danza di Groot racchiude tutta la maestria di Gunn, da questo punto di vista.
Il ritmo è incalzante e tenuto altissimo per tutta la pellicola, alternando scene d'azione a tratti più discorsivi, più di dialogo, mixati alla perfezione senza mai far abituare lo spettatore o allentare la presa. Una meravigliosa avventura fantascientifica che vi terrà incollati allo schermo.

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Una pellicola consigliatissima non solo ai fan dei cinecomic Marvel ma anche a chi vuole vedere un film divertente ma non vuoto, non banale o meramente spaccone. Per gli aficionados, il fanservice di Baby Groot abbonda in tutta la pellicola, ma non stona.
Non abbandonate la sala al termine della pellicola perché vi aspettano 5 scene post-credit di cui l’ultima cruciale per capire quale nuovo personaggio verrà introdotto nel prossimo capitolo.

Scritto e diretto da James Gunn (Guardiani della Galassia, Slither), Guardiani della Galassia Vol. 2 vede il ritorno dei Guardiani originali, fra cui Chris Pratt (Jurassic World, Guardiani della Galassia) nel ruolo di Peter Quill/Star-Lord, Zoe Saldana (Guardiani della Galassia, Into Darkness - Star Trek) nei panni di Gamora, Dave Bautista (Spectre, Guardiani della Galassia) nella parte di Drax, Michael Rooker (Guardiani della Galassia, Jumper) nel ruolo di Yondu, Karen Gillan (Guardiani della Galassia, La Grande Scommessa) in quello di Nebula, mentre Sean Gunn (Guardiani della Galassia, Una Mamma per Amica) torna a interpretare Kraglin.
Nella versione originale del film, Vin Diesel e Bradley Cooper presteranno la propria voce rispettivamente ai personaggi di  Groot e  Rocket.  Il cast includerà inoltre Pom Klementieff (Oldboy) nei panni di Mantis, Elizabeth Debicki (Il Grande Gatsby, Everest), Chris Sullivan (The Knick, Chi è Senza Colpa) e Kurt Russell (The Hateful Eight, Fast & Furious 7). La pellicola è prevista per il 25 in Italia, il 5 maggio negli States.

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Legacy: la Marvel riporta gli eroi classici al centro e ritorna alla vecchia numerazione

  • Pubblicato in News

Qualche giorno fa vi abbiamo mostrato il teaser diffuso dalla Marvel con la scritta Legacy. Alla C2E2 di Chicago la casa editrice ha svelato i dettagli di questa nuova operazione che, siamo sicuri, farà felici i vecchi fan.

Dopo infatti la questione relativa alla diversificazione degli eroi Marvel, con una linea editoriale che sembrava allontanare l'editore dalla vecchia fan-base, in controtendenza alla DC Comics che con Rebirth correva nel senso inverso, Legacy sembra essere il ramoscello d'ulivo teso ai vecchi lettori. Infatti, dopo Secret Empire, l'evento Generations metterà a confronto vecchia e nuova generazione di eroi, e dopo di esso, ci sarà Legacy che, utilizzando le parole di Axel Alonso alla conferenza C2E2 "probabilmente romperà l'Internet".

L'iniziativa partirà da un albo one-shot di 50 pagine dal titolo Marvel Legacy, scritto da Jason Aaron e illustrato da Esad Ribic, che servirà da pilastro per la nuova era Marvel, introducendo nuove trame ma che riporterà gli elementi classici dell'editore al centro di tutto. L'albo avrà una copertina a 4 ante disegnata da Joe Quesada. Dopo l'uscita dell'albo, il banner Legacy si estenderà su testata come Avengers, Squirrel Girl, Spider-Man, Captain Marvel, America Chavez, Deadpool, The X-Men, Ironheart, The Punisher, Ms. Marvel, Captain America, Moon Knight, The Champions, Luke Cage, Odinson, The Hulk, Iron Man e the Guardians of the Galaxy.

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Aaron ha dichiarato: "Questa è di gran lunga la cosa più grande che abbia mai fatto. Questo fumetto tratta del passato, del presente e del futuro della Marvel... l'unica cosa che realmente volevo fare con questo fumetto è immergermi nel passato della Marvel per introdurre quelli che io chiamo i Vendicatori preistorici. Uno è un personaggio che è in giro ora, gli altri sono come le versioni preistoriche dei più maggiori "legacy characters" dell'universo Marvel". Da qui, la storia sarà incentrata sui cari Steve Rogers, Thor Odinson, Tony Stark e sugli altri eroi classici. "Questa storia creerà eventi che si ripercuoteranno su tutti i fumetti che pubblicheremo", ha dichiarato lo scrittore.

Joe Quesada ha dichiarato: "L'iniziativa Marvel Legacy è una celebrazione di tutto ciò che rende la Marvel la migliore creatrice di storie ed è rappresentativa della nuova era. È un sguardo d'amore al cuore della Marvel che abbraccia le nostre radici e ci proietta con entusiasmo in avanti con tutti i personaggi Marvel che conoscete e amate nelle più grandi, audaci e migliori storie della Marvel".

Ciò non significa che i nuovi eroi spariranno. Alonso, infatti, ha dichiarato:
"Legacy risponderà finalmente anche ad alcune domande dei fan circa i loro personaggi più amati, ad esempio se l'universo è abbastanza grande per Miles Morales e Peter Parker come Spider-Man. Lo stesso se Riri Williams e Tony Stark possano essere entrambi Iron Man.
La chiave è che non ci sono personaggi vecchi o nuovi personaggi, ci sono solo supereroi di Marvel."

Legacy sarà uno starting point perfetto per i nuovi lettori, ma proprio per la continuità con il passato molte testate riprenderanno la loro numerazione originale per ricordare la ricca storia e tradizione della Marvel e promuovendo il ritorno di alcuni grandi personaggi che sono andati perduti. Torneranno anche i corner box, i Marvel Value Stamp e la rivista anni '70 Foom.

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Le 10 serie che hanno fatto la storia della Image Comics

  • Pubblicato in Focus

Il nostro ultimo approfondimento sulla Image Comics, in occasione dei suoi primi 25 anni, realizzato come media partner di Napoli Comicon, che dedicherà una mostra alla casa editrice, riguarda strettamente l'ambito fumettistico. Dopo avervi raccontato, dunque, la storia di questa realtà editoriale (parte 1 e parte 2) e aver intervistato il collezionista di tavole originali Enrico Salvini, ecco un elenco di quelle che secondo noi sono le 10 serie che hanno fatto la storia della Image. Una selezione non semplice, ma che riteniamo altamente significativa. La trovate qui di seguito, buona lettura.

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Youngblood

Tutto inizia qui, con Youngblood n.1 datato aprile 1992. L’avventura dei sette transfughi dalla Marvel inizia sotto il segno di Rob Liefeld e della sua estetica steroidea e ipertrofica. L’albo di esordio batte ogni record di vendite diventando il più venduto nella storia del fumetto indipendente. Youngblood sta agli anni ’90 come la musica tecno e un episodio di Renegade o Baywatch: pompato ed esagerato. Eroi di nuova generazione, dalle anatomie improbabili e pesantemente armati, che non si fanno scrupoli nell’eliminare un avversario se occorre. Autentico pop o trash americano a seconda dei giudizi. Nella visione di Liefeld, gli eroi si uniscono in un team non per “affrontare le minacce che nessuno avrebbe potuto affrontare da solo”, ma dopo essere stati selezionati dal governo, a cui rispondono. E sono molto sensibili alla celebrità e al fascino dei media. Elementi che verranno in seguito ripresi da autori più capaci in altri contesti, basti pensare a Mark Millar, e diventeranno un leitmotiv negli anni successivi. Oggi derisa come tutta l’opera di Liefeld, Youngblood resta, nel bene e nel male, il simbolo di un’epoca.

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Spawn

Il più grande successo commerciale della Image prima fase, che occupa stabilmente il podio delle testate più vendute negli Stati Uniti fino alla fine degli anni ’90. Todd McFarlane realizza un’originale commistione tra fumetto di supereroi e horror, genere per il quale aveva già mostrato una predilizione in alcune storie realizzate per la testata blockbuster Spider-Man per la Marvel. Protagonista della serie è Al Simmons, sicario dei servizi segreti statunitensi che ha deciso di ritirarsi ma la CIA, temendo che questi possa fare delle rivelazioni, ne ordina l’eliminazione. Una volta ucciso, Simmons si ritrova all’inferno dove stringe un patto col demone Malebolgia: guiderà il suo esercito infernale nel giorno dell’Armageddon se potrà rivedere la sua amata moglie Wanda. Il soldato torna quindi sulla terra, ma orrendamente sfigurato, benché dotato di poteri sovrannaturali e di un’armatura munita di mantello e catene senzienti. Cosciente delle sue lacune come sceneggiatore, McFarlane si servirà dell’apporto fondamentale di grandi autori come Moore e Gaiman che gli forniranno il pantheon di personaggi di contorno. Nel 1997 viene realizzato il lungometraggio lungamente vagheggiato da McFarlane, a firma del mestierante Mark A.Z.Dippé, ma il risultato artistico e commerciale è del tutto deludente.

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Savage Dragon

Anche se Erik Larsen aveva fatto esordire il personaggio già in alcune pubblicazioni degli anni '80, è nel luglio del 1992, con la nascita della Image Comics, che Savage Dragon si fa conoscere dal grande pubblico grazie a quella che è la serie attiva più longeva della casa editrice americana ancora scritta e disegnata dal suo creatore originale. L’abbozzo del personaggio viene creato dal giovane Larsen mentre si trova addirittura alle elementari. Successivamente viene ripreso e prende la forma del muscoloso forzuto dalla pelle verde e la testa a pinna. Comparso misteriosamente in fondo ad un cratere fumante, caduto da chissà dove, Dragon viene presto assoldato dalla polizia di Chicago per affrontare la piaga che assedia la città, il gruppo criminale denominato Circolo Vizioso e il suo leader, il misterioso Overlord. Serie fracassona e colorata, è una lettera d’amore di Larsen al fumetto di supereroi. Pur svolgendosi in una dimensiona puramente fantastica, la serie ha affrontato negli anni tematiche politiche e sociali care al suo autore, fino ad arrivare alle stilettate alle politiche anti-immigrati di Trump negli ultimissimi numeri. In Italia, la serie è stata pubblicata da Star Comics, Lexi ed Edizioni BD ma, purtroppo, non nella sua totalità.
Del fumetto esiste anche una serie animata in due stagioni da 13 episodi ciascuna.

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Stormwatch

Nella rosa delle proposte iniziali della Wildstorm di Jim Lee, Stormwatch viene considerata la sorella povera di WildC.A.T.S., il fiore all’occhiello dello studio. Se quest’ultima è la quintessenza dell’arte di Lee e della filosofia estetica dell’Image, Stormwatch è un ibrido malriuscito tra fumetto di supereroi e spionaggio, indecisa sulla direzione da prendere, anche perché abbandonata subito dopo la prima uscita da Lee e affidata ad una pletora di autori diversi e di seconda fascia. La musica cambia quando le sorti della testata vengono affidate a Warren Ellis, nuovo golden boy del fumetto inglese, che ha già al suo attivo serie di culto come Doom 2099, Druid, Hellstorm e Ruins in casa Marvel, oltre ad aver fatto passare un personaggio classico come Thor sotto le forche caudine del revisionismo supereroico nella saga WorldEngine. In un solo numero Ellis fa tabula rasa  delle precedenti gestioni, concentrandosi su un ristretto gruppo di protagonisti e introducendo personaggi epocali come Jenny Sparks e Jack Hawksmoor, concetti come il bleed trans-dimensionale e trasformando la serie in un avvincente kolossal a base di supereroi e cospirazioni governative. C’è qui in gestazione il fumetto di supereroi del nuovo millennio, quei widescreen comics che passando da The Authority, naturale evoluzione di Stormwatch, arriveranno fino a The Ultimates della Marvel.

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Supreme

Quando viene annunciata la collaborazione tra Alan Moore, il celebrato autore di Watchmen e V for Vendetta, e gli Extreme Studios di Rob Liefeld, il mondo dei comics ha un sussulto. Cosa  può avere a che fare il più grande scrittore di comics vivente con il controverso artista che è stato definito “l’Ed Wood” del fumetto? Tutto, se Moore dichiara di vedere nell’energia delle serie Image lo stesso entusiamo della Marvel degli inizi. Anni dopo ammetterà che gli assegni di Liefeld, Lee e McFarlane lo hanno aiutato a pagare i conti e a realizzare opere più personali. La cosa più importante è che, dalla sinergia con lo studio di Liefeld, uscirà una delle serie più celebrate degli anni ’90, Supreme. Il disegnatore ha creato il personaggio pochi anni prima, una versione folle e distorta di Superman perfettamente inserita nell’universo violento ed eccessivo di Youngblood e soci. Moore vede in Supreme la possibilità di raccontare la storia di Superman che non è più possibile raccontare, dopo la rimozione, in seguito a Crisis on Infinite Earths, di tutti gli elementi più naif del personaggio. Fatta tabula rasa di tutti gli avvenimenti precedenti, Moore trasforma Supreme in un commosso omaggio alla Silver Age dei comics, realizzando un capolavoro di metanarrativa, un fumetto che riflette sul fumetto stesso. Supreme è quello che Superman dovrebbe tornare ad essere ma non può più essere, perso in saghe infinite del sapore prettamente commerciale, a partire dalla famigerata Morte. La serie servirà anche a fornire un passato fittizio risalente alla Golden Age del fumetto all’intero universo narrativo di Liefeld.

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Astro City

Nella Image dei primi anni ’90, simboleggiata da prodotti non propriamente per palati fini, la fiaccola del fumetto d’autore viene portata da poche serie tra cui la più celebre è Astro City. Nata dall’amore dello scrittore Kurt Busiek per i fumetti della Silver Age letti da ragazzo, la serie racconta la vita della meravigliosa Astro City, città immaginaria dove individui dotati di straordinari poteri dividono la vita con persone ordinarie, semplici comparse sul palcoscenico delle loro straordinarie imprese. La serie ha la struttura di un’antologia: in un numero un eroe può testimoniare la lacerante dicotomia del passare le giornate a salvare vite, senza riuscire però ad averne una propria, in un altro osserviamo i tentativo di una persona comune nel riprendersi dopo essere stato preso in ostaggio da un supercriminale. I lettori con qualche capello bianco ricorderanno La Tua Vicinanza, commovente storia breve sugli effetti del reboot di un universo sugli abitanti “normali” di quell’universo, realizzata prima che i reboot andassero di moda. Da ricordare i disegni ombrosi di Brent Anderson, e il memorabile apporto di Alex Ross nella creazione grafica dei personaggi e delle copertine.

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Powers

Alla fine degli anni ’90, fallito il tentativo del decennio precedente di costruire un universo coeso di supereroi in grado di rivaleggiare con Marvel e DC, l’Image decide di voltare pagina, abbracciando progetti d’autore e preferendo la qualità della scrittura all’impatto delle immagini sconfessando, per la prima volta, le premesse da cui era nata. La serie che meglio rappresenta questa svolta è Powers, di Brian Micheal Bendis e Micheal Avon Oeming. Bendis è la stella nascente del fumetto statunitense, esponente del cosiddetto stile decompresso che sta cambiando il modo stesso di narrare una storia. La serie si svolge in un mondo in cui la presenza di individui con superpoteri è comunemente accettata ed alcuni sono diventati celebri vip; i protagonisti sono due agenti di polizia, Christian Walker e Deena Pilgrim, che lavorano nel dipartimento dedicato ai “casi” che coinvolgono persone con “poteri”. Lo stesso Walker è stato in passato un supereroe ma ne ha smessi i panni in seguito ad un evento tragico. La serie unisce atmosfere noir  a quelle prettamente supereroistiche, i dialoghi sono molto aderenti alla realtà e i ritmi sono quelli di serie tv come NYPD BLUE.  Precedendo di pochi anni il grande successo di The Walking Dead, è Powers il punto di svolta della Image del nuovo millennio.

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Invincible

Robert Kirkman è di certo uno degli autori più prolifici degli ultimi anni, tanto che la Image gli ha concesso di creare la sua etichetta editoriale Skybound sotto cui raccogliere i suoi prodotti. Tra questi troviamo anche Invincible, disegnato da Cory Walker, serie supereroistica che ha debuttato quasi in contemporanea con The Walking Dead ma che ha avuto un riconoscimento un po' più ritardato nel tempo. Una saga imbevuta di tutto quello che è stato il fumetto supereroistico fino agli anni 2000, mixato sapientemente con commedia e tanta tragedia, realismo narrativo e le tipiche scelte imprevedibili e sapientemente orchestrate di Kirkman. Risultato: un fumetto sorprendente e fresco, che reinventa il genere dei supereroi calandoli paradossalmente in una realtà molto più vicina a quella della gente comune, instaurando un rapporto intenso e duraturo con il lettore.

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The Walking Dead

Una serie che sicuramente non ha bisogno di presentazioni neanche fuori dal fumettomondo, complice la serie TV di successo, è The Walking Dead di Robert Kirkman, Toni Moore prima e Charlie Adlard poi, uno dei titoli di punta a livello di vendite e qualità per quanto riguarda la moderna produzione della Image, pubblicato in Italia da SaldaPress. Con un Eisner Award vinto nel 2010, The Walking Dead è sempre stato caratterizzato dall'imprevedibilità della scrittura di Kirkman, che non ci ha pensato due volte prima di far morire diversi personaggi fan-favorite alla George R. R. Martin, dando vita ad uno storytelling fresco e ricco di cliffhanger e rapidissime rampe ansiogene che tengono i lettori incollati alle pagine di un fumetto sugli zombie in cui nessun sopravvissuto è al sicuro.

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Saga

Saga di Brian K. Vaughan e Fiona Staples è senza dubbi la gallina dalle uova d'oro della Image odierna. Un successo clamoroso per una delle serie più fresche, interessanti e accattivanti attualmente pubblicate. Vincitrice di numerosi Eisner Awards, Harvey Awards e un Hugo Award, la serie è tra le più acclamate e amate dal pubblico. Celebrata per essere in grado di trattare tematiche complesse e delicate come la differenza etnica, la guerra, la varietà e la libertà della sessualità e del gender, l'evoluzione realistica e non stereotipata del nucleo familiare di fronte a difficoltà impreviste, oltre che una trama fresca e imprevedibile, sapientemente narrata da Vaughan, Saga sa arrivare direttamente al cuore del lettore, rimanendovi ancorato. E in questo non vanno di certo dimenticate le splendide tavole della Staples, che delizia i lettori ad ogni numero con trovate eccezionali e una cura meticolosa nel character design, nella composizione del layout e nelle dinamiche rappresentate.

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Nasce Oblomov Edizioni, la nuova casa editrice di Igort

  • Pubblicato in News

Parte ufficialmente l'avventura di Oblomov Edizioni, la nuova casa editrice fondata da Igort dopo il suo addio a Coconino Press.

Sulla pagina Facebook la casa editrice si presenta così:
"Amiamo la carta, le storie e i disegni.

Oblomov è questo, un editore pigro, che pubblicherà una selezione internazionale di titoli da libreria giudicati memorabili e, di tanto in tanto, delle edizioni limitate numerate e firmate, curate nei dettagli e disponibili anche talvolta con dedica dell’autore.

Crediamo nella lentezza e nella cura, facciamo libri come si prepara il pane, aspettando che la lievitazione sia al punto giusto, prima di infornare.
Nessuno ci corre dietro, altrimenti ci avrebbe già preso:
siamo lenti per vocazione.

Questo è un invito: venite a far parte del club dei perdigiorno.
Benvenuti."

Sul sito ufficiale, invece, scopriamo i primi titolo del catalogo:

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IGORT
ISHIKI NO KASHI

Tiratura limitata numerata e firmata di 300 copie.

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QUADERNI GIAPPONESI EDIZIONI DELUXE

Tiratura limitata numerata e firmata di 999 copie.

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ERMANNA MONTANARI / LEILA MARZOCCHI
MINIATURE CAMPIANESI

Tiratura limitata numerata di 300 copie.

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IGORT
NOSTALGIA

Tiratura limitata numerata e firmata di 300 copie.

Ricordiamo che Nostalgia era già stato pubblicato sotto questa etichetta nel 2014.

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