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L'ultimo numero di Rat-Man sarà doppio, parola di Leo Ortolani

  • Pubblicato in News

Mancano ormai solo due numeri alla fine di Rat-Man, l'amata serie scritta e disegnata da Leo Ortolani. Vista la mole di cose da raccontare, il suo autore ha dichiarato sul nostro forum che l'attesissimo numero 122 della serie, in uscita a settembre, avrà il doppio delle pagine:

"Ve lo dico qui, così non ci sono misteri o cose non dette.
L'ultimo numero di RAT-MAN sarà lungo circa 120 pagine.
Un numero normale di RAT-MAN, da contratto, sarebbe lungo 54 pagine, più 10 pagine di editoriali.
Il che significa che se in un numero di Rat-Man ci sono più pagine a fumetti rispetto le 54 del contratto, è tutto Ratto che cola.
Ultimamente, gestendo una decina di personaggi diversi, i capitoli hanno richiesto più pagine del normale e vi siete ritrovati numeri con 72 pagine, come questo numero 120 e come sarà il 121.
Pagine in più. Tante pagine in più.

Qualcuno si ricorderà che all'inizio, una storia normale di Rat-Man era lunga 24 pagine.
Per dire.

Ora, 120 pagine sono più del doppio del numero di pagine da realizzare per contratto.
Praticamente sono due numeri in uno.
Non vi stupite, quindi, se l'ultimo numero costerà il doppio.

No, non era possibile spezzarlo in due numeri, ve lo dico subito.
Sarebbe come se arrivaste alla fine de LA DESOLAZIONE DI SMAUG e a un certo punto, mentre il drago vola per distruggere il villaggio, il film si interrompesse e la storia ricominciasse due anni dopo.
Quindi, cavalcata unica, numero unico.

Engiòi.
:)"

Una chiusura col botto, insomma.

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Drawing Fashion: le "glamorous ladies in beautiful clothes" di Kenneth Paul Block

  • Pubblicato in Focus

Dopo la ripresa a ritmo mensile delle nostre due rubriche dedicate al fumetto e all'illustrazione IllustrART e Portfolio, parte oggi Drawing Fashion, approfondimento incentrato sul contributo artistico di fenomenali illustratori e disegnatori al mondo della moda, sia i cosiddetti fashion illustrator che i fashion designer dalle cui idee nascono capi d'abbigliamento meravigliosi, l'haute couture più sensazionale, nuove tendenze e, perchè no, anche rivoluzioni socioculturali non trascurabili.

Il mondo della moda è da sempre stato strettamente legato all'arte, in uno scambio reciproco e osmotico di cui si potrebbe parlare moltissimo. In questa nuova rubrica vi presenteremo illustratori di moda famosi e seminali, ma anche talenti poco noti perchè nascosti nel dietro le quinte di un processo creativo enorme e ramificato.

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E partiamo proprio con un artista d'eccezione, Kenneth Paul Block, uno dei principali fashion illustrator del XX secolo, recentemente scomparso nel 2009 a 84 anni. Una carriera quarantennale spesa al servizio della moda e di alcune delle case più famose del panorama mondiale. Partiamo da lui anche perchè il titolo di questa rubrica deriva proprio da un libro monografico a lui dedicato, Drawing Fashion: The Art of Kenneth Paul Block.

Nato nel 1924, il suo lavoro ha contribuito su Women's Wear Daily a catturare con i suoi disegni l'outfit del dopoguerra, avvicinando le donne alla moda, ampliandola al di fuori dell'alta società e dei salotti bene a cui era principalmente relegata, nel periodo di sviluppo del pret-a-porter. La sua capacità di racchiudere su carta l'eleganza dei vestiti e del portamento delle modelle e di splendide donne come Babe Paley e Jackie Kennedy, quelle "glamorous ladies in beautiful clothes" che ha sempre desiderato disegnare, lo hanno reso uno dei più influenti e apprezzati illustratori del circuito della couture.
"Gesture to me is everything in fashion", era solito dire, relativamente all'importanza dei gesti, delle movenze e dell'eleganza innata, in un periodo in cui la fotografia stava sempre più prendendo piede sui giornali di moda, a scapito dell'illustrazione tradizionale.

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Block ha lavorato per case di moda come Yves Saint Laurent, Pierre Cardin, Coco Chanel, che prese a modello molti sketch di Block per diverse collezioni, James Galanos, Givenchy, Pauline Trigère, Bill Blass e Halston, solo per citarne alcune.

Nella gallery in basso trovate alcuni sketch, acquerelli e lavori di Kenneth Paul Block.

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Un anno senza te, ovvero la lunga marcia per ricominciare: intervista a Luca Vanzella e Giopota

Un anno senza te è il nuovo volume Bao Publishing, in uscita il 25 maggio e presentato in anteprima all'ARF! Festival, scritto da Luca Vanzella, un autore ormai affermato da anni nel panorama del fumetto italiano, sui disegni di Giovanni Pota, in arte Giopota, ottimo illustratore e fumettista italiano, qui al suo primo graphic novel. Il fermento generale che si è creato attorno a quest'opera negli ultimi tempi ci ha spinti a indagare meglio il potenziale contenuto in questo lavoro e, per farlo, abbiamo deciso di dare la parola ai creatori stessi, che ringraziamo per la disponibilità.

Innanzitutto cominciamo con una domanda rituale: come è nato questo volume?
G:
Luca voleva fare un libro a fumetti ed è capitato che volessi farlo anche io. L’ho tampinato un po’ perché mi facesse da lettore per dei soggetti che volevo proporre a un editore, nel frattempo lui mi ha chiesto se mi andava di fare qualche pagina per una storia che aveva scritto. Così è nato uno dei capitoli del libro, l’abbiamo fatto vedere a Bao a cui è subito piaciuto. Non ho esitato a mettere da parte i miei progetti per questo libro a quattro mani perché ho empatizzato subito con il soggetto e sapevo sarebbe stata la migliore scuola per cominciare a fare libri a fumetti.

Su Preview #17 è stato presentato per la prima volta il vostro graphic novel Un anno senza te, ma ancora poco si sa riguardo a quest'opera. Potete dirci qualcosa di più a riguardo, relativamente alla trama?
LV:
la trama in sé e semplicissima: a settembre Antonio viene lasciato dal suo ragazzo, Tancredi, e gli strascichi si protrarranno per gli undici mesi seguenti. Questa è l’impalcatura, che più classica di così non si può, ma ogni capitolo (che corrisponde a un mese) è la sua piccola storia e il suo piccolo mondo dove vediamo Antonio non solo destreggiarsi con un cuore infranto ma con gli amici, il futuro, sé stesso, raffiche di flashback, dirigibili, draghi…

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Una domanda a Vanzella: relativamente alla storia narrata, sono presenti delle influenze autobiografiche o comunque personali? Questa rielaborazione sofferta ha radici nell'esperienza o non è così strettamente legata alla tua vita?
LV:
Risposta breve: è tutto inventato. Risposta lunga: è tutto vero, anche se non materialmente; non c’è nessuno specifico fatto o aneddoto da cui ho attinto ma rimane comunque un lavoro molto personale. Il bello della fiction è proprio quello di poter andare oltre sé stessi, in ricerca di qualcosa di più… vero? Universale? Non vorrei andare troppo sul pretenzioso adesso…

Come si è sviluppata la collaborazione per questo fumetto e come si sono strutturate le varie fasi? Ci sono state occasioni in cui una soluzione proposta dallo sceneggiatore è stata rivista e modificata in corso d'opera da un suggerimento, un'idea nata dal disegnatore o viceversa? Quanto si sono sovrapposti i ruoli?
LV:
Abbiamo lavorato in modo non cronologico, diciamo così, facendo i vari capitoli in ordine sparso per assicurarci un omogeneità di stile per tutto il libro. Poi il vantaggio di essere non solo nella stessa città ma nello stesso quartiere ha fatto sì che abbiamo lavorato letteralmente spalla a spalla durante i layout, influenzandoci ad ogni passo.

G: Lavorare con Luca è stata piacevole e istruttivo. È capitato che io gli proponessi delle immagini che lui poi ha egregiamente elaborato in sceneggiatura, ma lo facevo solo quando sapevo di poter andare incontro a quelle che erano le sue esigenze narrative. Abbiamo accettato di buon grado ogni reciproca proposta che funzionava nel rispetto della storia e della regia e rifiutato con sincerità tutte quelle che poco ci convincevano.

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In questa storia il protagonista, Antonio, è omosessuale e l'elaborazione della storia d'amore finita male con Tancredi è il punto di partenza dell'intero racconto. Non è il primo volume di Bao Publishing che tratta tematiche e personaggi del mondo LGBT, si pensi anche solo a La generazione di Flavia Biondi. Vi sono stati imposti dei paletti da non oltrepassare da parte dell'editore? Ce ne sono stati invece di autoimposti?
LV:
Nessun paletto da parte dell’editore e anche nessun paletto da parte nostra! Se vi pare un po’ pudico date la colpa a me che sono io quello puritano...

G: Per quanto mi riguarda non penso che si possa etichettare esclusivamente come storia LGBT ma è sicuramente una connotazione che non passa inosservata (come invece secondo me dovrebbe, nel 2017). Credo che alla fine, leggendolo, ci si renda conto che il protagonista gay sia la cosa più normale di tutto il libro. E Bao, che non lo vende sbandierando arcobaleni ovunque, lo sa bene.

Nel trafiletto dedicato al volume riservato da Bao Publishing su Preview, ci ha colpiti la descrizione che date del volume, racchiusa nello slogan "Romanzo grafico di formazione e crepuscolare". Cosa intendete di preciso con queste parole?
G:
Le storie di formazione non sono solo quelle che raccontano il passaggio da un’età all’altra. Le delusioni e gli errori ci cambiano, se ci va bene ci fortificano e inevitabilmente ci fanno crescere. I presupposti di questa storia sono tristi, comincia con una fine e racconta tutto il limbo che ne segue, in cui ci si sente inermi, fermi e legati all’idea di qualcosa che sarebbe potuto essere e non sarà mai. Ma questo è solo il sottotesto sul quale Luca ha costruito una storia che non fosse cupa. Antonio è il solo a non sapere di essere il protagonista della sua storia, in un mondo colorato che con effetti speciali e meraviglie cerca in tutti i modi di fargli capire che la vita non gira attorno alla persona che lo ossessiona. Alla fine starà solo a lui decidere di voler guardare avanti.

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Passando alla parte artistica, una domanda per Giopota:  Un anno senza te rappresenta il tuo primo approccio ad un lavoro di questa portata, un volume di quasi 200 pagine. Come ti sei trovato a gestire il carico di lavoro?
G:
Siccome sono uno che non è tanto per le mezze misure, passare da un fumetto di 16 pagine (il più lungo che avessi mai fatto prima di Un anno senza te) a uno di 200 e più pagine è stato uno dei miei consueti salti nel buio. Sono una persona pigra e poco pragmatica, l’unico modo che ho per concretizzare idee che mi sembrano più grandi di me è intraprendere strade a senso unico. Firmando il contratto con un editore sapevo che non avrei avuto altra scelta che farmi carico della mole di lavoro e andare fino in fondo. Ci abbiamo messo due anni, tra marce indietro e deviazioni, appesantite da una costante ansia da prestazione, è stata un’odissea estenuante. Ma seppure sia consapevole di aver commesso qualche errore, sono riuscito a trovare un equilibrio all’interno di una routine e credo di aver fatto un buon lavoro per essere il mio primo libro.

La sceneggiatura è stata scritta pensandola proprio per il tuo stile oppure ti sei dovuto adattare tu alla storia? Come ti sei trovato a rappresentare graficamente la sceneggiatura di Vanzella?
LV:
La sceneggiatura si è adattata sempre di più allo stile di Giovanni (e lo immaginavamo, uno dei motivi per cui abbiamo lavorato ai capitoli non in ordine), anche solo banalmente gli ho messo più cose che gli piace disegnare, come draghi, torri e cavalieri (ma è stata tutta una scusa per poi fargli fare le cose di cui aveva meno voglia, tipo le macchine).

G: Mi ricordo che quando me la propose, Luca mi disse che questa storia la vedeva bene disegnata da me. Forse è più il caso di chiedere a lui se si è dovuto adattare al mio estremo cambio di stile avvenuto in questi due anni! Ad ogni modo Luca mi ha dato la giusta libertà, e io credo di aver sempre rispettato la sua visione senza marciargli contro perché è prima di tutto il suo fumetto e sono contento di essere stato il mezzo per cui lui abbia potuto vedere realizzate le sue idee.

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Come nasce una tua tavola? Come hai organizzato le diverse fasi del lavoro e quali spunti d'ispirazione ti hanno influenzato maggiormente? Come hai creato il character design? Ti sei ispirato a qualcuno in particolare?
G:
Come diceva Luca, abbiamo da subito deciso di non voler lavorare cronologicamente ai vari capitoli e di realizzarli in ordine sparso. È stata una scelta azzeccata in favore di una resa più omogena delle tavole, che abbiamo sempre costruito letteralmente fianco a fianco. Il mio stile è cambiato tanto dall’inizio della lavorazione e credo sia dovuto al mio istinto di sopravvivenza, ho semplificato il tratto e decostruito la colorazione utilizzando solo tinte piatte per velocizzare il processo. Mi sono ispirato tantissimo agli anime per questo. E anche i personaggi sono stati influenzati da questo cambiamento. Luca voleva un protagonista pacioccone e io, ritrovandomi molto sotto tanti aspetti nella sua storia, ho cercato di evitare di riflettervi la mia esperienza. Essendo io stesso “pacioccone”, provai a creare un protagonista sì morbido ma anche un po’ punk. E invece l’evoluzione del segno ha portato Antonio a diventare un ragazzotto acqua e sapone che mi dicono mi somigli, ma lui ha un sacco di capelli e poca barba, tutto il contrario di me!

Spesso i tuoi lavori sono stati paragonati a livello stilistico a Steven Universe, la serie animata di Cartoon Network ideata da Rebecca Sugar. Come si è evoluto negli anni il tuo stile e quali sono state le influenze principali che lo hanno formato? C'è stata una maturazione anche nel corso di questo volume?
G:
Dal mio punto di vista, non credo di avere moltissimo in comune con lo stile Cartoon Network. Probabilmente questa è un’associazione indotta dal mio sbandierare ai quattro venti la passione che ho per Steven Universe, piuttosto che per una reale somiglianza stilistica. Certo, i cartoni animati sono da sempre la fonte primaria da cui attingo per espressività e sintesi. Prima di entrare nella fase avanzata di lavorazione del libro ero convinto che uno stile più disneyiano fosse la formula giusta per il mio disegno, ma poi mi sono reso conto che stavo soltanto remando contro quello che era il flusso evolutivo naturale del mio stile che è tutt’ora in viaggio verso un approccio da “anime moderato”.

01-settembre

La storia è ambientata a Bologna, una città magica intrisa d'arte e fucina di numerosi talenti. Che legame avete con questa città? Quanto è forte l'intreccio che correla la storia d'amore e i personaggi a questa città? Ma soprattutto: perché piovono conigli?
LV:
con questo anno posso dire di aver vissuto più anni a Bologna che in qualsiasi altro posto, per cui era il posto più ovvio per me per ambientare una storia quotidiana, ecco poi la quotidianità è un po’ particolare perché siamo in una Bologna con molte più torri (e con i dirigibili che ci attraccano), c’è la musica che prende sostanza e ti finisce in tasca e sì, ci sono conigli che cadono dal cielo: perché? Perché sono bianchi come la neve e in questo mondo le metafore sono reali e nessuno ci fa davvero caso.

Parlateci un po' dei vostri progetti futuri: a cosa vi dedicherete ora che avete terminato il volume?
LV:
Come libri sinceramente non lo so ancora di preciso, ho un bel po’ di cose nel cassetto che bramano di essere scritte… intanto comunque ci sono i lavori da edicola: uscirà presto un Battaglia per Cosmo Editoriale e Luca Genovese è al lavoro su un nostro Dylan Dog.

G: Io ho da finire il mio contributo a Melagrana, la nuova antologia di Attaccapanni Press in cui sarò presente con un fumetto di 16 pagine. E poi boh! Vorrei riprendere in mano uno dei soggetti che tengo da parte e provare a pensare a un libro di cui sono autore completo. Se Bao volesse fare uno sforzo di fiducia nei miei confronti sarei contentissimo di lavorare di nuovo con loro!

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Il trailer di Marvel's The Gifted, la serie tv Fox sugli X-Men

  • Pubblicato in Screen

Dopo il teaser dell'altro giorno, la Fox ha diffuso il primo trailer della serie tv sugli X-Men The Gifted. Potete vederlo qui di seguito.

La serie segue le vicende di due genitori che scoprono di avere dei figli mutanti e per sopravvivere ad un governo ostile dovranno fuggire, trovando rifugio presso un movimento clandestino di mutanti.
Matt Nix sarà autore e produttore esecutivo della serie TV, assieme a Bryan Singer, regista del pilot, Lauren Shuler Donner, Simon Kinberg, con Jeph Loeb e Jim Chory per Marvel.
Nel cast troviamo Blair Redford come Sam, Jamie Chung come Blink, Stephen Moyer come Reed, Amy Acker come Kate Stewart, Natalie Alyn Lind come Lauren, Sean Teale come Marcos Diaz/Eclipse, Emma Dumont come Lorna Dane (aka Polaris) e Percy Hynes White come Andy.

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