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Le prime tavole di Punisher: The Platoon di Garth Ennis e Goran Parlov

  • Pubblicato in News

Nel corso della nostra intervista a Goran Parlov effettuata a Lucca Comics & Games 2016, l'artista ci anticipò l'uscita di una nuova storia del Punitore scritta da Garth Ennis, autore di un ciclo storico del personaggio nonché uno degli scrittori che infuse più personalità a questo antieroe. Ora Newsarama ha diffuso in rete le prime tavole di questa serie in 6 numeri, Punisher: The Platoon, che uscirà prossimamente e che vedrà un giovane Frank Castle affrontare per la prima volta gli orrori della guerra, prima ancora di quanto visto in Reborn, dove Frank è ormai al suo terzo turno in Vietnam. Una storia che potrebbe essere considerata il battesimo del fuoco del personaggio.

Trovate nella gallery in basso alcune tavole della storia, sia a colori che in bianco e nero.

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Starlight, il ritorno all'avventura di Mark Millar e Goran Parlov: la recensione

Introdurre Mark Millar, uno degli autori più noti e seguiti del mondo dei comics, è quasi un esercizio di stile. Dopo essersi fatto un nome scrivendo su svariate testate sia DC che Marvel fra gli anni ’90 e gli anni 00, lo sceneggiatore scozzese da una decina di anni cura principalmente fumetti di propria creazione, accompagnato dagli artisti migliori in circolazione, sotto l’etichetta Millarword. Le sue idee, che spesso si concludono nell’arco di un’unica miniserie di pochi albi, tendono ad essere tanto semplici quanto guidate da un’illuminazione di fondo che le rende avvincenti nonché originali e pronte per essere consegnate al cinema. L’abilità nella scrittura, poi, fa il resto. Non fa eccezione Starlight, realizzato in coppia con il croato Goran Parlov.

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La storia narra le vicende di Duke McQueen, un signore attempato ed ex-pilota, che un tempo è stato un eroe su un pianeta alieno. Sulla Terra, però, l’unica persona che gli crede è sua moglie, purtroppo scomparsa. Nonostante il lutto familiare, i figli di Duke trascurano il padre persi nei loro impegni quotidiani. Solo quando un ragazzo proveniente dal pianeta alieno che aveva salvato 40 anni prima lo convince a tornare per sventare la terribile minaccia di una dittatura esterna, Duke avrà il proprio riscatto.

Una delle caratteristiche tipiche di Millar è quella di giocare con i concetti chiave dei supereroi, sovvertirli o trattare tematiche e situazioni che non sarebbero possibili negli universi canonici come quelli delle due big americane Marvel e DC. In questo caso, quello dell’autore scozzese è un chiaro omaggio ai fumetti d’avventura classici americani, agli eroi spaziali come Flash Gordon, nonché alla leggerezza di quelle letture. Starlight, infatti, non ha una trama particolarmente intricata ed è narrato con gran naturalezza e semplicità, il che non è un difetto. Millar riesce in poche pagine a creare un universo narrativo nuovo e funzionante, attingendo al genere a cui si rifà, ma mettendoci molto del proprio. Bastano poche battute a dare spessore e tridimensionalità ai personaggi che risultano sì riconoscibili perché appartenenti ad archetipi, ma non per questo scontati.

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Una riflessione che emerge da quest’opera, inoltre, riguarda il ruolo degli anziani nella nostra società e i rapporti familiari che diamo per scontati. Seppur il tono dell’avventura resta sempre leggero e l’happy ending non manca, la parte iniziale che mostra un Duke sbeffeggiato dai ragazzini e messo da parte dai propri figli, che per giunta non danno credito al suo passato da eroe, mostra un quadro triste che fin troppe volte vediamo nella realtà. L’invito di Millar, dunque, è quello di rispettare e dedicare anche solo un po’ del nostro tempo alle persone davvero importanti della nostra vita.

Dal punto di vista grafico, Goran Parlov traduce in maniera perfetto lo stile narrativo asciutto di Millar grazie a un tratto quanto mai essenziale e dinamico. Il suo stile, completamente adatto al mercato americano, non rinuncia a evocare rimandi europei con qualche strizzatina d’occhio al fumetto franco-belga. La colorazione netta e brillante di Ive Svorcina, che tende sempre a virare nelle tonalità ciano e magenta quando ne ha l’occasione, fa il resto.

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Un lavoro non seminale ma riuscito questo Starlight, di cui spiace vederne le potenzialità narrative concludersi in questo volume unico. Ottima, come sempre l’edizione italiana curata da Panini Comics nel suo ormai consueto cartonato di ottima fattura, seppur condito da un paio di refusi nel lettering.

 

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L'amore per il bianco e nero dalla Bonelli alla Marvel: intervista a Goran Parlov

Durante la scorsa edizione di Lucca Comics & Games, abbiamo avuto la possibilità, grazie a Panini Comics, di intervistare l'eccellente disegnatore Goran Parlov in occasione della promozione della pubblicazione di Punisher: Barracuda in una nuova e splendida edizione cartonata che propone per la prima volta in bianco e nero tale storia scritta da Garth Ennis.
Abbiamo fatto quattro chiacchiere con l'artista e siamo stati coinvolti dalla passione e dalla dedizione che Parlov mette nella creazione delle sue tavole, sin da quando lavorava per la Sergio Bonelli Editore.

Benvenuto su Comicus!
Hai passato molto tempo in Italia, soprattutto a Milano agli esordi della tua carriera. Conosci bene il nostro Paese?

Sì, posso dire di conoscerlo abbastanza bene. Di artisti ce ne sono moltissimi a cui mi sono ispirato: Ivo Milazzo, Angelo Stano sicuramente molto, Attilio Micheluzzi... Sai, alla fine, sempre i soliti nomi.

I tuoi lavori per la Sergio Bonelli Editore includono Ken Parker, Tex, Nick Raider e Magico Vento, ossia alcune delle testate nazionali più importanti degli ultimi decenni. Come è stato lavorare per il mercato italiano? In cosa si differenzia rispetto a quello americano?

Per me il mercato italiano è stato il primo mercato per il quale ho lavorato. Io ho cominciato nei primi anni '90, per me è stata un'esperienza fantastica. Credo che come differenze tra i due, nel mercato americano ci sia un po' più di libertà nell'esprimersi. Da loro potevo fare qualunque cosa volessi e andava bene, mentre qui non era così. Si seguivano certe regole, che io avevo accettato, ma ad un certo punto ho avuto bisogno di provare altre cose, di spiccare il volo.

Quanto sei legato alle storie realizzate nel periodo alla Bonelli?

Molto, moltissimo. Ad ognuna di esse. Sai, spesso mi chiedono quale sia il mio fumetto preferito. Io dico sempre l'ultimo al quale ho lavorato. Perchè l'ultimo è quello che mi emoziona in questo momento, e io cerco di lavorare dando il mio meglio. Mentre lavoro ad un progetto, me ne innamoro. Quando ho fatto il Texone, ero innamorato del Texone, lo vedevo come qualcosa di fantastico; poi dopo ho fatto Magico Vento, Volto Nascosto, e ogni volta cerco di innamorarmi di tutti questi progetti e i personaggi. Cerco di amare tutti i personaggi del fumetto a cui sto lavorando, è una cosa essenziale. Se riesco ad amare i personaggi, farò un buon lavoro.

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Passando alla Marvel, hai realizzato alcuni cicli del Punisher Max di Garth Ennis tra i più violenti ed espliciti di quella produzione. Cosa ti ricordi di quel periodo? Quale storia di quella serie ti è piaciuto realizzare maggiormente?

In quel periodo, passavo dalla Bonelli a lavorare per Garth Ennis alla Marvel. Le sue sceneggiature erano molto esplicite e lui voleva sempre esagerare ed era una cosa a cui non ero abituato all'epoca, avendo lavorato solo per Bonelli, sul fumetto classico, senza mai una violenza troppo esagerata. Ennis mi diceva sempre di andare oltre, allora io facevo il lavoro in maniera più esagerata, ma lui voleva andare ancora oltre. Allora ho capito che questo qui quando esagera vuole proprio esagerare fino ai massimi limiti: mi è servito un po' di tempo per capire sta cosa, poi però ho cominciato anche a divertirmi. Se avete letto la miniserie The Punisher Presents: Barracuda, c'era un personaggio Oswald, che era un vero e proprio cartoon, e all'epoca ho pensato di aver esagerato davvero troppo, eppure il personaggio è piaciuto molto sia a Ennis che al pubblico, al che ho capito che davvero di limiti non ce ne erano.

In particolare hai creato graficamente il personaggio di Barracuda, uno degli avversari del Punisher che hanno segnato molto i fan. Come è nato questo personaggio, anche graficamente?

Quando ho realizzato la prima storia, proprio agli inizi, per me Barracuda non era altro che uno dei tanti nemici, non volevo neanche dargli un carattere molto forte. Però, subito dopo ho capito che si trattava di un personaggio con grandi potenzialità, e anche Garth insisteva molto su questo, allora mi sono messo a caratterizzarlo meglio. Mi sono messo a fare scarabocchi senza pensare, finchè non sono arrivato ad un risultato che mi piacesse. Anche se tuttora, mi infastidisce il fatto che quando lo vedi nelle prime vignette dove appare, non è esattamente uguale alle apparizioni successive, è un ragazzo nero come un altro. Solo dopo ho capito che andava caratterizzato meglio e quando l'ho fatto ho cominciato ad amarlo molto, ma poi ho cominciato anche ad odiarlo molto. Poi di nuovo ad amarlo, poi a odiarlo, e così via. Sì, è una persona simpatica, è intelligente, è molto spiritoso, ma poi spesso ci fa vedere che è proprio stronzo. Ha un carattere che non bisogna amare. È una bestia, una persona brutta. Non dovete amare Barracuda! Perchè non lo amo più neanche io. Quando ho visto tutto quello che ha fatto, quando ha schiacciato il feto ancora collegato con il cordone ombelicale, allora non l'ho più amato, non vedevo l'ora di ammazzarlo. In effetti poi gli ho fatto scaricare addosso un intero caricatore.

La Panini Comics ha pubblicato una versione in bianco e nero del tuo ciclo su Barracuda. Questa scelta se vogliamo si avvicina di più a quella che è stata la tua produzione per il mercato italiano in Bonelli. Che cosa ne pensi di questa edizione?

Questa idea mi piace moltissimo. In effetti io sono un disegnatore in bianco e nero. Io quando vedo i miei lavori colorati, non sono mai contento. Vedo i colori sempre come una cosa che disturba. Toglie la semplicità, spesso distrae, specialmente se i colori non sono quelli voluti da me. Cambiano anche lo storytelling, che per me è molto importante. Mi cambiano le atmosfere che voglio esprimere. In effetti in questa storia c'è proprio un bell'esempio di questa cosa. Nella storia c'è una scena in cui Barracuda porta il Punitore e un altro ragazzo latinoamericano su di una barca in mezzo al mare e canta una canzone di Rod Stewart, Sailing. Quella scena doveva essere realizzata come una cosa Disney, io volevo mettere in questa scena anche gli uccellini in stile Disney. Noi volevamo creare proprio questo effetto di contrasto: una giornata bellissima, con un bel cielo blu, gli uccellini, Rod Stewart, e poi Punisher e Barracuda. E poi il colorista ha messo un cielo apocalittico sul rosso, che non centrava nulla con la sceneggiatura. Qui volevamo un effetto molto allegro, invece il colore non ha reso bene l'idea del contrasto. Noi sappiamo che Barracuda vuole fare delle cose orribili al Punitore e all'altro ragazzo, e volevamo rendere in questo modo il contrasto. Poi ho chiesto di correggere questa cosa.
Io la tavola la pensavo per il bianco e nero, io sono un disegnatore Bonelli di base. Non ci conto sul colore. Io devo fare delle cose che funzionano in bianco e nero, poi se vengono colorate, pazienza. Poi effettivamente, ho visto che nelle pagine colorate alcune cose funzionavano meglio se lasciate fare al colorista, altre volte meno.

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Stai lavorando ad altri progetti futuri?

In questo momento sto realizzando una storia del Punitore, sempre con Garth Ennis, si chiama The Platoon. In pratica è una serie in 6 numeri che conclude tutto quello che io e Garth abbiamo fatto per un decennio, conclude il Punitore, Barracuda e Fury. Troviamo un Frank Castle innocente appena arrivato in Vietnam, stiamo facendo il Castle più giovane che si è mai visto e così innocente. È una storia bellissima che faccio con grande cura, mi sono preso il mio tempo, in effetti sto tardando tantissimo. Però ho capito che questa cosa la devo fare bene, la voglio fare bene e uscirà fra qualche mese. Non vedo l'ora di farla leggere al pubblico e di avere qualche feedback.

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