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La Visione 1 – Un po’ peggio di un uomo

Per leggere l'intervista a Gabriel Hernandez Walta, clicca qui.

Visione è un personaggio che ormai popola i fumetti della Marvel Comics da una cinquantina d’anni quasi, presente nelle diverse formazioni dei Vendicatori e in prima linea nella lotta contro i principali villain del MU: per ben 37 volte ha partecipato alla salvezza della Terra da pericolose minacce globali. Un sintezoide creato da Ultron, un umanoide con una struttura artificiale, sintetica, che spesso risulta più umano degli altri eroi dell’universo narrativo della Casa delle Idee, e questo prevalentemente perché la sua natura ibrida lo spaventa, non gli conferisce certezze soprattutto a livello psicologico. Visione ama, odia, soffre, prova pienamente l’intera gamma di sensazioni e sentimenti umani, ha avuto una moglie, ha dato vita ad una famiglia e a dei figli, ha perso tutto, e ora sta cercando di ricostruire la sua esistenza. Ma per farlo ha dovuto sacrificare le proprie emozioni, resettare il proprio cuore per non essere vittima delle terribili allucinazioni che lo tormentavano, eliminando parte di ciò che lo rendeva un umano tra gli umani.

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Ora Visione si è creato (letteralmente) un nuovo nucleo familiare, una moglie Virginia, e due gemelli di sesso opposto, Vin e Viv, e ha deciso di trasferirsi al 616 di Hickory Branch Lane, Virginia, Stati Uniti. Un nuovo lavoro, nuove amicizie, nuove parentele e una nuova casa: i Visione sono pronti per fare il loro ingresso nel mondo. Ma come verranno accolti dai vicini, dagli altri abitanti del quartiere? Come si relazioneranno con il resto dell’umanità? Questo non ve lo sveliamo, anche perché è proprio il punto cruciale dell’intera serie creata in modo eccellente da Tom King sugli splendidi disegni di Gabriel Hernandez Walta. Perché Vision, questo il titolo originale dell’opera pubblicata da Panini Comics, è un piccolo capolavoro a fumetti, uno slice of life pungente e sofisticato che non può passare inosservato: un meraviglioso ed inquietante affresco di una famiglia (tutt’altro che) modello in un pacifico (ma non troppo) quartiere di villette a schiera tipico dell’immaginario americano a cui siamo abituati.

King realizza una sceneggiatura di carattere, che si prende il suo tempo per districarsi, procedendo solo apparentemente in modo lento e pacato, alternando tavole descrittive, statiche e panoramiche, narrativamente parlando, a rampe di tensione e sconvolgimenti atroci nella loro brutalità, nella loro schiettezza, senza mai fuoriuscire da un contesto familiare, di vita quotidiana, che viene sempre mantenuto costante, sempre presente e pressante, dilatandolo e deformandolo all’inverosimile, incrinandolo pesantemente, ma mantenendosi sempre all’interno dei suoi confini, anche in modo stonato. Ma è questo l’effetto che King vuole ottenere: mostrare come dietro alla facciata di un modello, di una perfezione lucidata per l’esposizione, per essere martoriata, commentata e invidiata dal resto del vicinato, vi sia invece un mondo pieno di paure, angosce, incapacità relazionali, incomprensioni, errori, antipatie, violenza e si, anche omicidi.

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I dialoghi propongono, poi, interessanti spunti di riflessione, pesando saggiamente i termini e le parole adottate, creando dibattiti filosofico-esistenziali che vi terranno occupati. Inoltre, vengono gettati  con nonchalance particolari sconcertanti di vicende future della trama, solo per spiazzare ulteriormente il lettore. Spesso, in alcune scene, due o più narrazioni viaggiano su piani diversi, aumentando la confusione mentale e cercando di evocare nel lettore le medesime sensazioni e i medesimi pensieri che possono fluire nella mente dei personaggi in tensione per via delle circostanze in cui agiscono. Perché in questa serie nulla è prevedibile, nulla è come sembra, e i primi a pagarne le conseguenze sarete proprio voi lettori.

Sul versante grafico, Walta traduce in meraviglia visiva quanto previsto in sceneggiatura da King. La follia e l’imprevedibilità narrative fanno da perfetto contrasto all’impaginazione spesso statica, tradizionale e rigida del layout, che si alterna a tavole illustrative di una potenza artistica allibente e scioccante. Nelle vignette troviamo spesso scene crude, violente, che minano strutturalmente quanto fatto nel fumetto mainstream negli ultimi anni. Il lavoro svolto da Walta sulle micro-espressioni, sull’incertezza che si cela nei volti dei personaggi, sull’incapacità di comprendere a priori le idee e le intenzioni dei protagonisti, sono perfette per rendere il comportamento di androidi che cercano di emulare la natura umana, di confarsi all’attuazione di una facciata che mima l’idea di perfezione da rivista patinata, da catalogo espositivo, quando invece la vera umanità sta nelle tribolazioni interne, psicologiche, comportamentali e emotive che vengono celate agli occhi degli altri, tranne a quelli del lettore. Splendida anche la colorazione autunnale, globalmente fredda ma con mirate punte di colore di un calore espressivo sensazionale, attuata da Jordie Bellaire, che deborda dai contorni definiti dalle matite di Walta, uscendo anche dalle cornici delle vignette, aumentando ancora di più il senso di sgretolamento dell’immagine, di incertezza.

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Questa serie è una delle più belle produzioni targate Marvel dell’ultimo decennio, quantomeno. Una storia forte, densa e veramente coinvolgente, che vi terrà in uno stato di tensione emotiva anche quando avrete finito di leggerla. Non lasciatevela sfuggire per alcun motivo, ne rimarrete affascinati, e non vedrete l'ora di avere tra le mani il prossimo volume, considerato come termina il sesto capitolo contenuto in quello attuale. Edizione Panini nell’ormai classico cartonato morbido che non smetteremo mai di lodare.

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Il segreto per una buona Visione: intervista a Gabriel Hernandez Walta

Italian/English version

Per leggere la recensione del volume La Visione 1 - Un po' peggio di un uomo, clicca qui.

Durante Lucca Comics & Games 2016, tra i moltissimi autori internazionali presenti, abbiamo intervistato anche Gabriel Hernandez Walta, artista spagnolo da qualche anno alla Marvel dove, dopo diversi one-shot e brevi storie, ha realizzato alcuni numeri di Astonishing X-Men. Suoi i disegni sulla recente serie Magneto, scritta da Cullen Bunn, mentre il grande successo è arrivato con la serie Visione sui testi di Tom King, uno dei gioielli narrativi che la Casa delle Idee ha pubblicato negli ultimi dieci anni, quanto meno. Ecco di seguito la nostra intervista, per cui ringraziamo oltre all'artista anche Panini Comics per l'opportunità e la disponibilità.

Innanzitutto benvenuto su Comicus!
Come ti trovi in Italia, eri mai stato nel nostro Paese?

Sono stato a Roma per una breve visita, ma solo per turismo. È la prima volta che vengo a Lucca.

Hai lavorato nel corso della tua carriera alla Marvel su diverse storie brevi e one-shot, sopratutto legati al mondo dei mutanti, per poi approdare a Magneto, ridefinendo e ridando prestigio a questo personaggio a fianco di Cullen Bunn. Come è stato lavorare a questa run e con un personaggio così sfaccettato?
Ho lavorato su Astonishing X-Men prima di Magneto, ma questa è la prima serie che ho cominciato dal numero # 1. Così ho potuto studiare un po' il design per il personaggio, mi hanno inviato alcune linee guida dove mi spiegano i suoi poteri, che sarà una sorta di cacciatore di nazisti, come un detective privato. Quando mi hanno detto queste cose, ho cercato maggiormente un effetto bianco/nero. La narrazione era più lenta, non solo azione da supereroi, era più simile a una storia di detective, o un thriller. Mi piacciono molto questo tipo di storie.

Attualmente stai lavorando su Visione, quella che viene considerata una delle migliori serie della Marvel Comics dell'ultimo decennio, che presenta un approccio differente al personaggio principale. Come ti sei trovato a mettere su carta le idee di Tom King?
Beh, è meraviglioso lavorare con Tom, perché ha delle idee meravigliose, ma lui ti dà sempre spazio per fare qualcosa di tuo. I suoi vignetta. Ho la libertà di fare quello che ritengo più opportuno. Questa è stata la serie in cui mi è piaciuto di più lavorare da che sono un disegnatore di fumetti. Voglio dire, per me è stato facile lavorare sui suoi script, in quanto si tratta di uno storytelling che mi piace. Si tratta di una narrazione lenta, tutti i pannelli sono simili, ci sono sporadici scoppi di violenza, questo è il mio genere di narrazione.

Una delle cose più sensazionali che sono state rese graficamente nella serie è quell'alone di incertezza e di incapacità di comprendere appieno le intenzioni dei personaggi e la loro natura, che emerge soprattutto dalle espressioni facciali e dalla postura dei personaggi. Come sei riuscito in questa impresa?
Quando si comincia una serie, si inizia pensando ad un sacco di cose che si vogliono provare, si pensa anche al tipo di strumento che si vuole utilizzare. Ma quando si è nella storia, si tenta di utilizzare l'intuito, è come essere dentro al personaggio, all'interno della storia, quindi basta lasciarsi andare. Ma ogni volta che ho qualche problema a immaginare i personaggi, per un robot o un personaggio sintetico, immagino persone che interagiscono con gli altri. Sai, quando le persone sono troppo timide, o si sentono violente in situazioni diverse, penso a me stesso, quando sono nervoso o non so come agire, e io uso tutto questo per renderlo più preciso.

Lo stesso si può dire del layout delle tue tavole e delle inquadrature che riservi alle diverse scene, che sono fresche e affascinanti. Come nasce una tavola di Visione?
Nella prima sceneggiatura, Tom mi ha detto che stava pensando ad un layout di pagina molto regolare nel primo numero, che poi sarebbe stato rotto nelle ultime tre o quattro pagine, quando c'è un violento attacco ad uno dei personaggi. Così ho fatto una griglia di circa 15 vignette, ho usato quella griglia per tutto il libro. Perché ho pensato che questo schema regolare fosse adatto per il libro, e poi mi sono limitato a romperlo in alcuni momenti chiave.

Puoi svelarci qualche novità su cosa accadrà in futuro sulla serie, per i lettori italiani?
Senza spoiler? Beh, ci sarà un nuovo membro nella famiglia e il fratello di Visione avrà un ruolo molto importante.

C'è qualche personaggio su cui ti piacerebbe lavorare al momento?
Beh, penso molto a questa cosa. Non mi piaceva motlo Visione prima di iniziare la serie. Quindi penso che la cosa più importante sia ciò che io e lo scrittore vogliamo fare con il personaggio, non il personaggio stesso. Amo il Dottor Strange, ma se non mi dovesse piacere lo scrittore, forse non mi piacerebbe lavorare su quel personaggio.

Altri progetti per il futuro?
Ho finito Visione negli Stati Uniti. Ora sto lavorando a Occupy Avengers, con Hawkeye alla ricerca di persone come lui, senza poteri, mentre aiuta persone normali. È come una piccola serie sui Vendicatori piena di azione.

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English version

During Lucca Comics & Games, among the many international authors present, we also interviewed Gabriel Hernandez Walta, Spanish artist working for Marvel for a few years now, where, after several one-shot and short stories, he has drawn a few issues of Astonishing X-Men. After that, he worked on Magneto, written by Cullen Bunn, and he eventually came definitely to light with Vision, written by Tom King, one of the most praised books the House of Ideas has published in the past decade, at least. Here is our interview, and we are really thankful to the artist and the Italian publisher Panini Comics for the opportunity.

First of all, welcome to Comicus!
How do you find it here? Have you ever been to Italy before?

I was in Rome for a short visit, but just a tourist visit. This is my first time in Lucca.

You have worked with Marvel on different one-shots and mini stories, mainly mutant ones, and then you came to Magneto, alongside Cullen Bunn, redefining the character and giving back to him the prestige he used to have. What was it to work on this book and with a so multifaceted character?
I worked in Astonishing X-Men before Magneto, but this is the first series I started from issue #1. So I could make some design for the character, they send me some lines telling me the power he has, and how he was going to be like a Nazi searcher, like a private detective. So they told me all these things, and I looked for more black and white stuff. The storytelling was slower, not just superhero acting, it was more like a detective stuff, ora a thriller even. I really enjoy that kind of stories.

Now you have just finished working on Vision, a book that is largely considered one of the best series of Marvel Comics in the last decade at least, presenting a new and different approach on the character. How was it working with Tom King? How do you manage to put down on paper graphically his ideas?
Well, it's wonderful to work with Tom, because he has such wonderful ideas, but he always gives you room to make your own stuff. His scripts are beautiful, and you want to draw what he is telling in the best way possible. But he is not telling me what drawings I have to do in every panel. I have freedom to make my own stuff. This is the book I have enjoyed the most since I'm a comic book artist. I mean, for me it was easy to make his scripts, because it is a kind of storytelling I enjoy. It's a slow storytelling, all the panels are similar, there are little burst of violence, this is my kind of storytelling.   

One of the most sensational things that emerges from your work on Vision is that kind of uncertainty halo and inability to understand completely the real intentions of the characters you are representing, their nature. And this is strictly related to the facial expressions and the pose. How did you manage to get this effect?
When you start a book, you start with thinking a lot of things you want to test, like even the kind of pen you want to use. But when you are into the story, you try to use your intuition, it's like you are inside the character, inside the story, so you just let yourself go. But everytime I have some problems to imagine the characters, for a robot or a synthetic character, I imagine people interacting with others. You know, when people are too shy, or they feel violent in different situations, I think about myself, when I'm nervous or I don't know how to act, and I use all of this to make it more accurately.

And we can say the same thing about the layout of you pages, and the framing you choose for each sequence in a fresh and fascinating way. What can you telle about this? How is a page of Vision born?
In the first script, the first strip Tom told me was that he was thinking of a really regular page layout in the first issue, and then we would have broken up that layout in the last three or four pages, when there was a violent attack on one of the characters. So i made a grid of 15 panels, I used that grid for all the book. Because I thought this regular layout was suitable for the book, and then I broke it in some moments.

Can you tell us something about what we will see in the next story arch?
Without spoilers? Well, there will be a new member in the family and the brother of the Vision will take a really important role.

Is there a character you would like to work with?
Well, I think a lot about this. I didn't like Vision too much before starting the book. So I think that the most important thing is what the writer and myself want to do with the character, not the character itself. I love Doctor Strange, but if I don't like the writer, maybe I would not enjoy the character.

Can you say something about your next projects? Something you are working on right now?
I finished Vision in the United States. Now I'm working on Occupy Avengers, with Hawkeye searching for people like him, with no powers, helping regular people. It is like a small action avenger.

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All New, All Different Marvel: ecco la Visione di Tom King

  • Pubblicato in News

Il prossimo novembre, nell'universo Marvel "All New, All Different", esordirà la prima serie mai dedicata a Visione. Per l'androide creato nel 1968 da Roy Thomas e John Buscema sulle pagine di Avengers #57, infatti, si tratta della prima avventura editoriale in solitario. Ma anche si tratta di un esordio anche per il suo autore, lo scrittore Tom King, alla prima esperienza per la Marvel Comics dopo diversi lavori per la DC Comics.

King sarà affiancato alle matite dall'artista Gabriel Hernandez Walta e in una recente intervista rilasciata a CBR ci parla di questa serie, del nuovo status quo di Visione, del ruolo della famiglia e della periferia che chiamano casa. Partiamo subito col conoscere le motivazioni che hanno spinto l'autore a lavorare su questo fumetto. "Quando la Marvel mi ha contattato per la prima volta dicendomi che avevano un personaggio che sarebbe stato perfetto per me ho pensato che si trattasse del Soldato d'Inverno o qualche altra serie spionistica visto il mio lavoro per la DC sulle pagine di Grayson. Così quando hanno fatto il nome di Visione ero al settimo cielo. In primis perché sono un fan degli Avengers, il fumetto con il quale sono cresciuto. E poi perché Visione non ha mai avuto la sua serie. E vista l'esposizione avuta con la pellicola Avengers: Age of Ultron mi è stata offerta la possibilità di fare qualcosa di incredibilmente nuovo con un personaggio già incredibilmente affermato. Un personaggio conosciuto ma che allo stesso tempo è un libro bianco sul quale lavorare. Il sogno di ogni scrittore".

Uno degli aspetti cardine di questo lavoro sarà la famiglia, che per Visione è sempre stata causa di grande dolore. "Complicata e dolorosa. Quello che cerca uno scrittore. Quando le cose sono complicate e dolorose pensiamo 'prima di tutto, la vita di uno scrittore è complicata e dolorosa'. Secondo, è noioso scrivere cose non complicate e semplici. Darwyn Cooke ci riesce bene, ma io no. [Ride]. Se penso a Visione mi viene in mente la sua relazione con Scarlet Witch. Penso alla sua famiglia bizzarra, dove Hank Pym è suo nonno e Ultron suo padre e questi due gemelli che hanno una fine orribili. Questa vita così poco convenzionale lo spinge a crearsi una famiglia normale con meno pensieri".

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Dopo la conclusione di Secret Wars l'universo Marvel farà un balzo in avanti di otto mesi, e da questo punto inizieremo a leggere le avventure di tutte le testate della Casa delle Idee. In questo lasso di tempo Visione ha messo su una famiglia di androidi. "L'idea di partenza è che Visione vuole essere normale. Questo è uno dei motivi che rende avvincente questo personaggio, ed è il motivo per cui Roy Thomas l'ha creato. È un essere straordinario che, però, vuole essere ordinario. E cosa è più ordinario di una famiglia? Inizia, così, col creare una famiglia. Non nasconde che lui è un androide, non se ne vergogna, fa parte di lui. Quindi la sua famiglia è consapevole che sono degli androidi. Sanno di essere diversi, ma vogliono una vita che rispecchi l'American Dream. La classica metafora Marvel: il supereroe sei tu". King completa il quadro della famiglia aggiungendo che "non hanno identità nascoste. Tutti sanno chi è Visione e che ha dei bambini. Vivono nella provincia di Washington D.C. e sono la nuova famiglia del quartiere. Il grande tema della serie è l'integrazione, come ti relazioni come individuo quando entri in una società".

Continua l'autore "Hanno tutti dei poteri, sebbene non possiedono l'abilità di Visione. Non sanno se voglio o meno essere degli eroi, ancora non hanno preso questa decisione. Visione sta conducendo questa sua nuova vita insieme a sua moglie Virgina, e i figli Viv e Vin. A differenza sua, che fu creato con uno scopo, la sua famiglia ha in mano il proprio destino. Devono decidere cosa sia giusto o sbagliato da soli. Devono decidere come entrare nella società".

Un bel quadro familiare in cui "i ragazzi vanno a scuola e Virginia è in cerca di un lavoro. Insomma, persone con ambizioni ordinarie. Visione lavora con gli Avengers, ma poi torna a casa".

King non si sbilancia troppo, invece, quando si tratta di parlare delle connessioni al recente graphic novel Avengers: Rage of Ultron, o ad altre serie quali Runaways, o Young Avengers, preferendo rimandare tutto alla lettura della serie. Serie che ricordiamo sarà ambientata nella periferia di Washington. "Vivo in questa zona e ho vissuto nella periferia della Virginia del Nord. Volevo scrivere di qualcosa che conoscessi perché avrei realizzato storie più realistiche ed avvincenti. Se l'avessi fatto a New York, magari sarei stato più generico, e non volevo questo". Non si nasconde, invece, quando si tratta di parlarci del mood della serie, che avrà sia azione ma anche una bella dose di situazioni domestiche, e conclude confessando di essersi ispirato ad opere quali "Sandman e Swamp Thing".

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