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Supporto, forma, contenuto: quattro chiacchiere con Alessandro Baronciani

Per leggere la recensione de Le ragazze nello studio di Munari, clicca qui.

In occasione di un incontro a Milano con il pubblico, organizzato da Bao Publishing e Feltrinelli, abbiamo incontrato Alessandro Baronciani. L'autore è in tour per promuovere la nuova edizione del suo lavoro Le ragazze nello studio di Munari. Ne è nata un'interessante chiacchierata che vi proponiamo qui di seguito.

A distanza ormai di sette anni dall’esordio, come è cambiato per te, emotivamente e tecnicamente, Le ragazze nello studio di Munari? Come il protagonista del fumetto dici che i libri raccontano storie, vederlo in nuova veste ha cambiato qualcosa nella percezione della tua opera?

Il protagonista del libro dice che i libri raccontano altre storie oltre a quelle raccontate nei libri. Sono le storie di chi ha posseduto il libro: dove l’ha letto, dove è stato lasciato, le dediche nelle prime pagine. Per quanto riguarda il fumetto ho disegnato alcune cose ma più che altro ho risistemato delle parti che non erano andate bene nella prima edizione perché c’erano stati un po’ di problemi. Per colpa di quei problemi, la prima volta non uscì in tempo per Lucca Comics. Molti di questi problemi rimasero nella prima edizione della Black Velvet del 2010. Mi ero ripromesso di rimetterci le mani nella ristampa che non uscì mai perché la vecchia casa editrice fallì e tutto si bloccò improvvisamente. Rimetterci sopra le mani è stato veramente strano… ho avuto la possibilità di ridisegnare particolari che non mi erano piaciuti come li avevo realizzati la prima volta. Mi sentivo in colpa, poi ho scoperto che anche altri autori nel passato ritoccavano i propri disegni. Questo perché prima le storie venivano pubblicate nelle riviste e poi - in un secondo momento – raccolte nella forma libro. Gli autori avevano la possibilità di rivederle e correggere. Ho sistemato e rivisto insieme tutti i testi, aggiunto e diviso la storia in diversi capitoli che ha reso più veloce la lettura rendendo Le ragazze nello studio di Munari anche per me una piacevole riscoperta. Emotivamente è bello e mi piace più della prima volta. È come tornare indietro nel tempo. Mi sono sentito Michael J Fox in Ritorno al Futuro. Una specie di Marty Mc Fly che tornava indietro di sette anni ed aggiustava quelle due cose che non andavano bene e di ritorno si trovava finalmente la jeep nel garage!

Anche perché tu hai avuto la possibilità di poter rimettere mano a una tua opera mentre molte persone non vogliono.

Non riesco a pensare alle opere come opere “finite”. Questo libro, in particolare, dice che le cose cambiano e che le cose diventano continuamente qualcos’altro (ride). Munari racconta che un oggetto prima è una bottiglia del latte, poi un motoscafo per i bambini, poi, una volta riciclata, una panchina di un parco.
Quando avevo iniziato a disegnare e a scrivere Le Ragazze nello Studio di Munari, avevo in testa delle idee come regole da portare fino alla fine della realizzazione. Ad esempio la narrazione doveva essere un flusso di coscienza del protagonista i cui pensieri e digressioni dovevano seguirsi uno dietro l’altro. Sentivo che il protagonista doveva parlare a ruota libera, tipo la Versione di Barney. A distanza di tempo però ho visto che c'era bisogno di interrompere la lettura e far capire cosa succede anche al lettore.

Prima, durante la presentazione dicevi che il supporto fisico si sta perdendo. Credi che la rete possa far cadere nell’oblio le opere degli autori? Non sembra paradossale dato che a differenza dell’oggetto la rete non dimentica?

Ovvio che la rete può far cadere le opere degli autori nell'oblio. Prova a cercare il tuo vecchio blog su Splinder o i disegni caricati su Myspace. Nella rete ci sono le cose finché tu paghi lo spazio e il dominio per tenerci dentro le cose. Altrimenti sei soltanto più raggiungibile, più trovabile. Il supporto fisico è qualcosa che va oltre quello che contiene. A Torino un lettore se ne esce con questa domanda, se per me la Sirena di Come Svanire Completamente era una dedica alla musica che pensiamo di possedere ma che in realtà non appartiene a nessuno. Crediamo di conservare Enjoy the Silence dei Depeche Mode mentre in realtà conserviamo soltanto la cassetta che la contiene. Mi son sempre posto il problema, nei miei libri, della riproducibilità tecnica o meglio dell'oggetto finale in cui la mia storia verrà letta. Dovremmo smettere di parlare di “opera d’arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica” e pensare forse all'opera d'arte nell'epoca della sua smaterializzazione digitale. I supporti cambiano e anche il contenuto dell'oggetto cambia. Ad esempio a me piace essere dispettoso. In La distanza , firmato insieme al cantautore Colapesce per la Bao, il centro del libro è sempre spostato, i disegni iniziano e finiscono a metà pagina, così da rendere fastidioso la lettura attraverso un ebook. In Come Svanire Completamente (libro autoprodotto dall'autore nel 2015 attraverso fundraising, ndr.) sono gli oggetti e le storie contenute nella scatola e la sua casualità a diventare la lettura. Nel libro su Munari sono gli “effetti speciali” a creare la storia del libro a farti entrare nella storia. Come se fosse “realtà aumentata” applicata ad una pagina a fumetti!

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Anche nel mondo del fumetto. Se leggiamo un Web Comic alla fine cerchiamo sempre il fumetto cartaceo, perché vogliamo possederlo materialmente.

Forse il problema sta nel fatto che non abbiamo memoria e ne abbiamo sempre meno. I dischi che ascolto oggi su Spotify sono quelli che mi sono dimenticato domani. L'unica cosa che rimane è quello che possiamo vedere tutti i giorni davanti ai nostri occhi. È la libreria, la raccolta di dischi. Ci hanno abituati a pensare che la cosa importante sia “cercare” come quando apri la pagina Google. In realtà ci stiamo dimenticando del “Ricercare”. Cioè  del ri-tornare a cercare, del ri-leggere le cose che abbiamo nelle nostre case. Ri-cercare significa ritornare su qualcosa che abbiamo già avuto per trovarne altri significati. È approfondimento. Su Google cerco un disco che ho sempre sognato di possedere, lo ascolto e non mi piace, non lo ascolto più. Mentre acquistandolo, da ragazzo, mi trovavo di fronte al fatto che mi doveva piacere per forza – ci avevo speso dei soldi – e quindi a studiarlo, e a capire di più di quello che avevo tra le mani. La “Ricerca” davanti alla mia discografia, è ritrovare un disco che volevo riascoltare e che difficilmente su Spotify ritroverò perché la sua memoria tiene in lista soltanto gli ultimi 20 ascolti e non magari tutto quello che ho sopra la mia scrivania. Non riesce a richiamarmelo alla memoria. Rileggere un libro, ritrovare nella biblioteca un fumetto, rileggermi per l’ennesima volta tutti gli Asterix, oltre alla questione della passione, per me vuol dire trovare un nuovo punto di vista. In maniera diversa, in un momento diverso, in una età diversa si capiscono un sacco di cose diverse. Ad esempio tu hai mai riletto un libro? Io ho iniziato con Alta Fedeltà di Nick Hornby e quando l’ho riletto ho detto “questo non è proprio il libro che mi ricordavo!”.

Solo con alcuni libri mi capita. Molti li leggo una volta e stop ma con alcuni dopo tot anni li rileggo. Li rivedo in una nuova luce perché son cambiato.

Stessa cosa succede con i film, se li riguardo a distanza magari, vedo cose che non vedevo precedentemente. Anche perché li hai lì! Non so come dire, li ritrovi perché stanno in mezzo a quei momenti di “nulla” in cui fai cadere gli occhi su quello che è nella tua stanza. Anche la televisione aveva questa cosa di empirico. Di essere lì e ora. Quando passa un film ti mettevi giù a guardarlo, perché chissà quando l'avrebbero ridato. Invece spesso mi dico, vado a letto e lo cerco domani su internet. Cosa ovviamente che non farò mai perché domani mi sarò già dimenticato o non avrò il tempo per poterlo vedere. Questa cosa che con internet hai tutto a portata di mano in realtà non ce l’hai mai dentro.

Essendo un romantico e permettimi il termine, nostalgico, riesci e ti piace sperimentare con i libri e le loro possibilità espressive. Hai insomma un rapporto stretto con l’oggetto fisico. Hai mai provato a sperimentare con il web e le sue potenzialità? Nel senso un tipo particolare di fruizione che non sia il semplice pdf o scroll?

Non sono nostalgico. Henry Rollins, cantante dei Black Flag, diceva che essere nostalgici voleva dire che quando eri lì in quel momento non stavi vivendo al 100% la tua vita. E io l'ho sempre fatto. I romantici non sono nostalgici. Vanno lì, sturmano e drangano. Come Svanire Completamente aveva una fruizione diretta con il web. Le storie della Sirena venivano pubblicate come filmati che lei lasciava nella rete quando le persone avevano la possibilità di acquistare il libro. Poi la ragazza ha smesso di pubblicare le sue storie online, è scomparsa, svanita completamente e, in quel momento, il libro non si poteva acquistare e poi arrivò nelle mani dei lettori. Esistono un sacco di espedienti narrativi che possono sfruttare il web. Tutto sta a cosa vuoi fare prima che il tempo, il web e la tecnica non renderà obsoleto quello che hai creato. Ai tempi di Myspace c’erano dei pionieri dell'animazione online, si chiamavano JibJab, erano animatori che sfruttavano un'invenzione del web, si chiamava Flash, permetteva di fare filmati leggerissimi da poter vedere online, quando ancora non esisteva l'adsl, di giocare e interagire con il filmato. Oggi la maggior parte di tutto quello realizzato 10 anni fa non esiste più in rete. Un po' come se avessero fatto tutto con vecchi proiettori Super 8... Tutto è legato ai supporti. Tutte le esperienze culturali sono state legate ai supporti con cui nascevano. Munari creò Zizì, la scimmietta perché un giorno gli portarono in studio un materiale nuovo, rivoluzionario, si chiamava “gommapiuma” e cercavano qualcuno che potesse ricavarci qualcosa, un “contenuto”.

A livello di fruizione con tutti i programmi che ci sono oggi è possibile poter cambiare le cose?
C’è sempre qualcuno che ne fa un utilizzo geniale e questa cosa mi fa impazzire. Ad esempio un artista chiese ad Amazon Mechanical Turk di disegnare 10.000 pecore. E tutto il “gregge” disegnò una pecora per pochi spiccioli. Cornelius, il musicista giapponese, durante i concerti dava al pubblico accalcato sulle transenne uno strumento a forma di pulsante che faceva il verso del maiale: Oink! Oink!

Era un concerto interattivo quindi.
Sì, noi eravamo maiali (ride). Uno sopra l'altro dentro una “gabbia” pressati e schiacciati per cercare di suonare un pulsante. Bisogna sempre cercare di capire le idee dietro un nuovo media o supporto, altrimenti può succedere, pensando che sia una novità, che ti pigliano in giro e non te ne accorgi neanche.

Hai qualche progetto nuovo in cantiere?
Ho in cantiere un nuovo progetto che dovrebbe uscire l’anno prossimo. Ti dico soltanto che sono super modelle horror. C'è l’idea di voler ristampare Come svanire completamente perché appunto è irriproducibile attraverso la rete. I libri sono fatti per essere ristampati. Il libro non vive quando viene stampato ma vive quando viene ristampato. Le ragazze dello studio di Munari è tornato in vita quando è stato ristampato, ne stiamo riparlando in questa intervista, sto facendo tutta l'Italia in giro a presentarlo, di nuovo. Come se fosse uscito oggi per la prima volta. Vuol dire che è piaciuto, che c'era una attesa. Bao ci ha creduto pur essendo un libro particolare e con dei costi di produzione più alti rispetto ad altri libri e questo mi rende molto contento.

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