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Bazzani & Dell'Edera



Nel giugno del 2003 una proposta tutta italiana ha risvegliato l'attenzione verso la produzione dello studio Innocent Victim. Il primo volume di Road's End, edito da Magic Press nella collana Atmosfere, ha stupito i lettori proponendo una storia fatta di killer, asfalto, sangue e con un pizzico di paranormale, fortemente debitrice dei fumetti Vertigo ma con uno stint tutto italiano. Sotto una copertina disegnata da Camuncoli e colorata da Dell'Otto, gli esordienti Giuseppe Bazzani (Sceneggiatore), Werther dell'Edera (disegnatore) e il colorista Gianluca Raimondi, che ha sapientemente dosato l'unico colore presente oltre il bianco il nero, l'azzurro, creando una riuscitissima bicromia, si è presentata una sorpresa per i lettori italiani. Sorpresa che verrà rinnovata con il secondo volume (di tre) in uscita a fine gennaio, di cui vi offriamo un'anteprima esclusiva qui.




Da dove vengono le vostre "radici" come autori? Quali nomi, fumettistici e non, hanno influenzato il vostro stile?

Giuseppe Bazzani: Per quanto mi riguarda, le mie “radici” fumettistiche sono le stesse di un qualsiasi lettore italiano. Sono praticamente un autodidatta, non ho frequentato nessun corso di fumetto ma ho divorato tonnellate di comics che mi hanno permesso di coltivare una base critica sulla quale iniziare a costruire le storie. Ovviamente, a parte i ragazzi di Innocent Victim, devo molto alla scuola Vertigo e ai vari Gaiman, Moore e, in tempi più recenti, a quel geniaccio di Warren Ellis che tanto sta dando al buon fumetto americano. Come stile di sceneggiatura, potrei citare anche Brian Azzarello.
Werther Dell'Edera: Le mie radici risalgono all'infanzia, ho sempre disegnato, ho frequentato la Scuola Romana dei Fumetti e ho imparato a conoscere seriamente il mezzo dagli insegnanti della scuola ( che mi fregio di chiamare amici ) quali Maurizio Divincenzo, Peppe Barbati, Marco Soldi. Loro mi hanno aiutato a capire quello che realmente mi attraeva del fumetto oltre alla professionalità. Con loro ho scoperto e capito autori come Toth, Mignola, Sean Phillips, che sono poi i miei autori di riferimento, insieme a Milazzo, Parlov e via dicendo...

Quali difficoltà incontra un giovane autore, sia esso disegnatore o sceneggiatore, prima di iniziare a lavorare professionalmente nel campo dell’editoria?

G: In Italia, come tutti sanno, la situazione fumetti non é ai livelli di Francia o Stati Uniti dove i comics sono considerati molto di più che un semplice passatempo. Il problema resta la scarsità di denaro delle piccole case editrici che non possono permettersi di finanziare nuovi progetti come solo Bonelli può fare. Questa situazione non consente ai giovani autori di emergere facilmente e li costringe nel ghetto dell’autoproduzione. L’unica speranza di riuscire ad emergere resta la capacità di non mollare mai, soprattutto all’inizio quando si collezionano i primi NO. Giuseppe Camuncoli e Matteo Casali sono la prova vivente di come, con il talento e la perseveranza, si possano raggiungere traguardi notevoli.
W: Da quando mi sono accostato al fumetto in modo professionale ho notato una certa riluttanza da parte di alcuni editori a prendere in considerazione un disegnatore senza esperienza editoriale. Ti dicono che magari la mano c'è ma manca quel quid proprio di chi ha macinato tavole su tavole...ora io avevo comunque macinato tavole su tavole, ma naturalmente era tutto materiale che risentiva di una grave pecca, cioè la mancanza del confronto con l' editore e quindi con la pubblicazione. La morale di questa storia è che se qualcuno non ti da fiducia, il tutto si risolve in un serpente che si morde la coda. Un'altra difficoltà in cui si incorre è la richiesta precisa della casa editrice, cioè nel momento in cui la casa editrice ha un suo modo di concepire il fumetto ( dal disegno alla narrazione), l'unico modo per poter entrare in quella casa editrice è adeguarti e se non ci riesci è meglio che non ci provi neanche a far vedere i tuoi lavori, altrimenti ti bruci per un tot di tempo necessario secondo la casa editrice a farti maturare. Le autoproduzioni, invece, fanno storia a se, lì ti confronti solo col pubblico e l'unico problema grosso, dal mio punto di vista, è il budget di partenza, che deve essere sostanzioso, per presentare un prodotto dignitoso.

Come è avvenuto il vostro incontro? Vi conoscevate prima di approdare alla Innocent Victim?

W: Io e Bazzo veniamo da due realtà cittadine totalmente diverse, io sono un fottuto terrone e lui un mezzo polentone, ci hanno messo insieme a forza e lo scontro ha prodotto un magma di notevole potenza. Scherzi a parte ( non volevo citare la trasmissione, ma tanto oggi non si può dire più niente senza citare indirettamente qualcos'altro, per cui Forza Italia!?! ) io ho contattato la InnocentVictim via e-mail e Bazzo era già del gruppo quando mi sono affacciato io.
G: Ci siamo conosciuti a Roma, poco tempo dopo che Innocent Victim ebbe visionato il suo lavoro e deciso che sarebbe entrato nel gruppo grazie al suo talento.

In che modo lavorate assieme? Qual'è il vostro rapporto scrittore/disegnatore? Quali sono le caratteristiche che apprezzate l'uno dell'altro?

G: Lavoriamo insieme grazie alla Rete. Internet ormai é diventato il mezzo più veloce e comodo per chi lavora nel nostro campo e soprattutto per chi non può vedersi spesso, come io e Werther. Il nostro rapporto si basa sulla completa fiducia uno dell’altro. Ho la fortuna di considerarlo un amico e la sua visione fumettistica, come la mia, nasce anche dalla passione per il cinema. E’ stato quindi naturale andare d’accordo, avendo entrambi praticamente lo stesso “punto di vista”.
W: Purtroppo quando lavoriamo non abbiamo molte possibilità di un contatto diretto, per via delle distanze, quindi a me arriva la sceneggiatura ( che peraltro era già tutta scritta quando mi hanno affidato Road's End ) e la disegno. Devo dire che non ci sono stati dei veri problemi nella realizzazione del lavoro, perchè Bazzo ha il pregio di essere chiaro e poco invadente, nel senso che tende a non opprimere il disegnatore con scene descritte fino allo spasmo, tutte le richieste particolari della sceneggiatura sono sempre giustificate nell'economia della storia. In ogni caso se c'è qualcosa che non mi torna se ne può sempre parlare e viceversa, quindi è ok.

In particolare per Bazzani, sono molto incuriosito dalla tua tecnica di sceneggiatura … come procedi? Redigi sceneggiature molto dettagliate oppure lasci molta libertà al disegnatore di turno?

G: La prima parte a cui mi dedico più approfonditamente sono i dialoghi poi passo alla stesura delle singole vignette. Non sono molto prolisso nei dettagli, a parte quando penso che un certo particolare sia importante, per questo ho lasciato molto spazio a Werther e al suo parere. Direi che mi é andata bene.
W: L'unica difficoltà che ho incontrato con Road's End è stata la paura iniziale davanti al foglio bianco della prima pagina, avevo paura di non essere in grado di disegnare quello che mi si richiedeva e in realtà questa paura me la porto dietro ogni volta che inizio un capitolo, poi però metto mano alla matita e le cose escono tranquillamente con una buona dose di divertimento per giunta, che non fa mai male. Per quanto riguarda gli strumenti uso i classici pennino, pennello e pennarello e una buona documentazione.

Come definireste con un aggettivo o poche parole la vostra "controparte" dell'opera?

G: Professionale.
W: Jè nù uagnon' 'nzist' ! (baresismo intraducibile)

Sebbene Bonerest sia stato l'apripista delle produzioni italiche della Magic Press, si può affermare che la collana Atmosfere e l'inizio di un progetto di più ampio respiro si può dire sia stato affidato a voi. Avete avvertito un po' di responsabilità per questo?

W: Per conto mio no, perchè tanto l'apripista l'ha fatto Bonerest eheheh!
G: Altroché!!! Se poi conti che é il mio primo vero lavoro da sceneggiatore puoi ben immaginare come mi sia sentito e come mi senta tutt’ora. Mi ritengo fortunato di far parte del gruppo IV e onorato che Pasquale Ruggiero e i ragazzi della Magic abbiano acconsentito di pubblicare il lavoro di uno sconosciuto.

Sinceramente, e non lo dico per compiacervi, credo che Road’s End sia un gran bel fumetto decisamente sprecato per essere destinato ad un pubblico esiguo come quello delle librerie. Da autori dell’opera in questione come vivete la “relegazione” della vostra opera ad un mercato così piccolo?

G: Non possiamo farci nulla. In Italia, é così e basta. Lo sapevamo prima di iniziare il lavoro e penso lo sappiano tutti quelli che vogliono lavorare in questo campo. A meno che non punti a lavorare per la Bonelli o la Disney ti devi “accontentare” di uscire solo nelle librerie specializzate.
W: Piccolo? E' più grande della mia cameretta! Di casa mia! Del numero dei miei amici! E' chiaro che l'edicola ha altre tirature e altri riconoscimenti monetari e non, però è anche vero che è molto più dispersiva, il buon cuore degli edicolanti a volte non è poi così buono, sia in certi casi per mancanza di spazio, sia in talaltri (e sono la maggioranza) per ignoranza nel campo, e magari ti ritrovi il tuo fumetto tra le riviste porno ( che rispetto a Men’s Healt comunque hanno la loro dignità). Dall'altro canto però neanche il buon cuore dei librai a volte è così buono, magari non danno fiducia al prodotto nuovo, ne ordinano tre copie e una volta vendute si scordano che sia mai esistito un fumetto di nome Road's End.... che vita difficile, ma arriverà il giorno del riscatto.

In Road's End si respira l'atmosfera del poliziesco-noir-gangster movie americano, così come delle produzioni Vertigo in cui il soprannaturale si stende come un velo sul reale. In questa contaminazione di elementi culturali americani, credete di poter evidenziare anche un "tocco italiano" nella storia?

G: Bella domanda! Oddio... difficile trovare un comic americano così prolisso nei dialoghi. Forse é quello il mio tocco italiano. A parte gli scherzi, il mio background culturale deve molto al cinema, alla letteratura e al fumetto americano. Penso quindi che sia normale che Road’s End possa essere definito un fumetto simile ai prodotti vertighiani.
W: Sicuramente si, io sono nato a Bari, in Puglia che ancora non fa parte dell' Albania, anche Bazzo dal canto suo è Italiano, quindi il tocco italiano c'è.

Dopo una prima parte dedicata a presentare personaggi e situazioni, rivelando e altrettanto nascondendo, il finale ed il titolo stesso fanno pensare ad un seguito da "road movie", è così?

W: Of course!
G: Sì. Nel secondo volume il viaggio verso Road’s End inizia veramente e situazioni da road movie si presenteranno quasi subito. Spero di essere riuscito ad evitare i soliti cliché pur utilizzandoli tutti!

La strada, e la sua fine, viene vista come metafora della crescita? Chi e come compierà il suo percorso di crescita alla fine della serie?

G: E’ proprio questo che mi interessava dei personaggi, a parte le battute e le scene “d’azione”. Tutti i personaggi sono in crescita e devono affrontare situazioni critiche che li metterano in confronto con le proprie convinzioni e le proprie certezze. Ed é anche per questo motivo che adoro raccontare storie con personaggi perdenti, ai limiti della società. Penso sia più facile immedesimarsi in un perdente che in un eroe senza macchia. E’ ance la filosofia su cui si basano i super-eroi con super problemi.
W: Certamente io!

Ci sono state fonti di ispirazioni particolari per la storia?

W: Per quanto mi riguarda mi appello alla facoltà di non rispondere!
G: In particolare, no. A parte il fatto che Road’s doveva essere uno spin-off di Bonerest, direi che l’ispirazione si basa su diverse fonti ma nessuna in particolare.

Cosa vi attende nel futuro lavorativo dopo la conclusione di Road’s End? Prevedete di continuare la vostra collaborazione?

G: Io sono al lavoro su un paio di storie che spero continuino ad essere considerate valide per il progetto Atmosfere anche se continuo a guardare anche al mercato oltreoceano. Con Werther, c’é un idea che potrebbe essere sviluppata e che penso possa interessarlo (lui ancora non lo sa!) ma niente mi farebbe più felice che lavorare ancora con lui.
W: Mi piacerebbe lavorare ancora con Bazzo, perchè Bazzo è il miglior amico del disegnatore. Nel frattempo oltre alla conclusione di Road's End sto lavorando con l'Eura per la quale produco dei liberi e delle miniserie tutte in collaborazione con lo sceneggiatore Lorenzo Bartoli ( anche Bartoli è il miglior amico del disegnatore ), in futuro mi piacerebbe estendere i miei orizzonti, per ora ho due sogni nel cassetto: disegnare una storia di Quebrada e disegnare una (o anche più di una ) storia di Brian Azzarello, il mio eroe.




Grazie a Bazzo, Werther e al Cammo, che ha seguito tutta la storia!


Marco Rizzo
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