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Un comico tra i comics: intervista a DANIELE LUTTAZZI

Un comico tra i comics

Daniele Luttazzi e i suoi rapporti col mondo del fumetto e dell'illustrazione.

a cura di Alessandro di Nocera

Non ho bisogno di fare troppe presentazioni.
Nonostante i verdetti di condanna e la cacciata virtuale dagli schermi TV del nostro paese, pronunciati e sanciti da una Presidenza del Consiglio in vena di sdoganare il fascismo e gli esili sull'isola di Ventotene, Daniele Luttazzi è uno che sa come continuare a parlare e a farsi ascoltare. E che continua ad avere il sostegno di un ampio pubblico che non lo lascia da solo a combattere le sue battaglie, portate avanti in nome della libertà di espressione.
Luttazzi è un artista poliedrico, poco inquadrabile. Chi ne ha seguito i passi fin dall'inizio sa che il suo campo d'azione non si limita alla comicità e alla satira. Le sue performances sono un vero e proprio studio sulle molteplici possibilità che i medium offrono alla comunicazione nella sua accezione più ampia e sperimentale (teatro, televisione, letteratura, arte grafica, musica, ecc.).
Luttazzi ha fatto esperienza anche coi fumetti: collezionandoli, realizzandoli, adattandoli in lingua italiana, affiancandoli (quando i suoi straordinari pezzi apparivano sulla rivista "Comix"), utilizzandoli come elementi di spunto per i suoi testi.
Ci è parso quindi interessante andare un po' a indagare sui suoi rapporti col linguaggio delle nuvolette.

Allora, Daniele: a cavallo tra il 1992 e il '93 traducesti per le Edizioni Telemaco di Daniele Brolli "#$@&! - L'antologia di Lloyd Llewellyn" di Daniel Clowes. Nell'introduzione a quel volume dimostravi di avere gusti precisi e grande competenza per ciò che attiene gli artisti e le opere del mondo dei comics.
Ora, siccome i lavori di Clowes – ieri più che oggi – erano un oggetto di culto per un pubblico di eletti, potresti dirmi come ci sei arrivato? Sei partito dalla lettura dei fumetti più popolari e, diciamo così, mainstream? E, se sì, chi è stata la prima guida – il tuo personale Virgilio – che ti ha introdotto a questo medium?


Devo la mia solida formazione nel campo del fumetto a mio zio Alfonso, pittore, che era un appassionato collezionista dei maestri. A 8 anni conoscevo già tutti i classici editi in Italia negli anni Cinquanta e Sessanta ( Topolino, Flash Gordon, il principe Valiant, l'Uomo mascherato, Mandrake, Rip Kirby ). Tra le riviste ricordo "Il Vittorioso", "Il Giorno per ragazzi" con le mirabolanti avventure di Dan Dare. E ancora gli albi di Blake & Mortimer, Diabolik, Valentina ( ! ), Michel Vaillant e "Linus". Leggevo anche il Giornalino delle edizioni Paoline. Avevo già i miei disegnatori preferiti ( Alex Raymond, Mac Raboy, Milton Caniff e Jacovitti ). Verso i 14 anni (siamo negli anni Settanta ), compaiono in edicola i fumetti Marvel, primo vero shock culturale della mia generazione. Colleziono "Uomo Ragno", "Devil", "Thor" e "Fantastici Quattro", e più tardi "Capitan America": ogni testata fino al numero 60-70. Mi innamoro di Jack Kirby , John Buscema ( Silver Surfer ! ) e Jim Steranko. Alla fine degli anni Settanta, "Alterlinus" mi fa conoscere i francesi di Metal Hurlant ( Moebius, Druillet) e Andrea Pazienza, mentre "Il Male", "Cannibale" e "Frigidaire" si incaricano del secondo shock culturale, più profondo e duraturo: mi imbatto nei lavori indimenticabili di Tamburini, Liberatore, Scozzari, Mattioli e Mannelli.
Uno dei vantaggi di abitare in Romagna era la possibilità di frequentare Bologna, e in particolare la mecca del fumetto, Alessandro Distribuzioni. E’ lì che comincio a leggere "The Comics Journal" e ad aggiornarmi periodicamente sulla produzione fumettistica mondiale. Compro regolarmente "Eightball", l’albo di Daniel Clowes. In tutta Italia, all’epoca, eravamo solo in due a conoscerlo: io e Daniele Brolli, che poi lo avrebbe editato proponendomi la traduzione.

Hai continuato a seguire le sue storie anche successivamente?

Da allora non mi perdo alcun lavoro di Clowes.

Che cosa ti attrae del suo universo narrativo e della sua poetica?

Mi piace il suo neorealismo visionario. Il suo tratto è perfetto per il genere (cfr. la fronte sudaticcia di certi personaggi, ecc.). Sa descrivere la noia della provincia americana come nessun altro.

Quando rievochi il tuo primo approccio ai fumetti Marvel usi la definizione "shock culturale". Sembra forse un luogo comune parlarne per chi come noi è nato negli anni Sessanta, ma in che modo - analizzando la cosa con gli occhi di oggi - i personaggi di Lee, Kirby e soci ti colpirono e perché collezionavi gli albi italiani solo fino ai numeri 60-70? Ti venivano fatalmente a noia?

La fantasia di Stan Lee era fuori dal comune. Era un creatore di mondi. Dopo il 60esimo numero, circa, subentravano, in genere, sceneggiatori e disegnatori che non mi interessavano più. A proposito: prima, quando nominavo i miei artisti Marvel preferiti, ho dimenticato di citare John Romita sr. e Gene Colan.

Il secondo "shock culturale" a cui invece fai riferimento riguarda la scoperta di riviste come "Il Male", "Cannibale" e "Frigidaire". Si trattava di pubblicazioni che proponevano delle visioni satiriche della politica e della società ferocissime e assolutamente inedite per il nostro paese. Quando oggi si parla del tuo modo di fare satira si tira in ballo subito il modello Lenny Bruce o David Letterman, ma in che modo gli artisti che apparivano su quelle pagine hanno "lavorato" sul tuo immaginario e sul tuo approccio all'arte della satira (che comunque - grazie alla tua particolare presenza scenica e al tuo candore stralunato - ha un che di fumettistico e cartoonesco)?

Il Male, Cannibale e il primo Frigidaire hanno scolpito una volta per tutte la mia sensibilità artistica. Non si può più tornare vergini dopo aver letto Ranx Xerox o Zanardi.
Era il periodo dei miei 20 anni. Vi associo automaticamente: il Settantotto, Bologna, il Dams, il sesso, i Gaz Nevada, i Devo, gli Skiantos, i Talking Heads, i Residents, i Confusional Quartet, il punk, il mio gruppo musicale ( Ze Endoten Controls ), l'università, Radio Alice, Kossiga, l'eroina, la p38, lo stragismo di Stato. Una nuova generazione si presentava alla ribalta con tanta rabbia e tantissime idee. Lenny Bruce e Letterman li ho scoperti dopo, e non valgono un'unghia di Tamburini o Pazienza.

Quali altri autori apprezzi in modo particolare?

Nel tempo ho scoperto e amato Krazy Kat e Little Nemo.
Fra gli autori moderni che prediligo non posso non ricordare Bill Kriegstein, Jules Feiffer, Art Spiegelman, Bill Sienkiewicz, Howard Chaykin, Frank Miller, Igort, Harvey Kurtzman, John Kricfalusi ( "Ren & Stimpy"), Charles Burns, i fratelli Hernandez ( "Love and Rockets") e F.C. Ware ( l'autore di "Jim Corrigan" ). Inoltre, tutto quello che nella loro vita hanno realizzato i cartoonist Tex Avery ( il genio della MGM ) e Stephen Bosustow ( "Gerald McBoing Boing" e "Mr.Magoo" ) mi rende felice come una pasqua.
Fra i vignettisti prediligo Jaro Fabry, E. Simms Campbell, Irwin Kaplan e Gahan Wilson.
Fra gli illustratori di copertine per paperback, in assoluto Robert McGinnis.

E che mi dici del tuo conterraneo Magnus? Che ricordo hai di questo narratore immenso? Lo hai seguito nei suoi lavori personali come "Lo Sconosciuto" o "I Briganti"?
E, a proposito di comicità a fumetti, leggevi "Alan Ford"? Apprezzavi l'umorismo di Max Bunker?


Magnus mi piace moltissimo, soprattutto nei suoi lavori personali ("Lo Sconosciuto", "I Briganti", "La Compagnia della forca", "Le 110 pillole", "Nekron"). Max Bunker è perfetto per un tredicenne, poi stufa.

Se ti dicessi che in tempi recenti nell'universo della DC Comics Lex Luthor è diventato da qualche anno presidente degli Stati Uniti, ti fischierebbero le orecchie? Ricordo che in un tuo libro antologico del 1999 – "Adenoidi" – comparve un bizzarro pastiche intitolato "Martini contro Galactus". Era un testo scritto nel 1994, in cui ti divertivi a imbastire dei grotteschi cross-over in cui il cardinale Martini si alleava con Silver Surfer e altri supereroi Marvel per sconfiggere i rappresentanti del Male (Mefisto; Galactus il divoratore di mondi, ecc.). E a un certo punto tiravi in ballo anche l'Uomo Ragno del 2099.
Praticamente era una parodia del modo "fumettizzato" in cui la chiesa cattolica spesso tende a dipingere un già di per sé assurdo conflitto metafisico tra le forze del Bene e quelle demoniache. Qual è il tuo attuale rapporto con il genere supereroistico? Ti diverti a seguirlo oggi come allora?


I fumetti della DC Comics li ho sempre trovati troppo infantili per i miei gusti. Quelli della Marvel non li leggo più da tempo, ma ogni tanto chiedo agli amici che ci lavorano a che punto sono le vicende dei personaggi più importanti. Trovo orripilante che si siano messi a riscrivere gli inizi di quelli più famosi, allo scopo di conquistare il pubblico più giovane.

Be', se gli esponenti dell'attuale governo hanno cercato di ostracizzarti, dopo questa dichiarazione i fan di Superman, Batman e Co. vorranno mettere addirittura una taglia sulla tua testa! Eppure hai detto che tra i tuoi cartoonist preferiti c'è Frank Miller, l'autore de "Il ritorno del Cavaliere Oscuro" e "Ronin", prodotti della DC Comics. Per non parlare poi di capolavori come "Watchmen" e "V for Vendetta", scritti dall'inglese Alan Moore sempre per la stessa casa editrice.
Ti riferivi forse alle storie prodotte negli anni Sessanta e Settanta? Quelle, per intenderci, pubblicate tanti anni fa dalla Cenisio?


Certo, mi riferivo alla DC Comics anni Sessanta e Settanta. Miller e Moore sono fra i miei preferiti. Ho letto tutto quello che hanno fatto. "Elektra Assassin" di Miller e Sienkiewicz ( Marvel ) per esempio, è un gioiello.

Però – a proposito di origini rivedute e corrette – la linea "Ultimate", che sta proponendo gli esordi e le avventure dei super-eroi Marvel per il nuovo millennio, non è affatto una cattiva idea! Ti assicuro che in seno a essa stanno vedendo la luce storie molto valide. "Ultimates", la serie che in pratica propone le gesta dei "nuovi" Vendicatori, è molto accattivante. Ti consiglierei di darci un'occhiata…

Su questo, permettimi di restare della mia idea.

E del fumetto popolare italiano che mi dici?

Non leggo fumetti italiani contemporanei, non mi sorprendono a sufficienza.

Giapponesi, sud-americani, franco-belgi?

Fra i giapponesi il mio preferito è "Akira".

Il tuo recente "Capolavori" è una raccolta di sketch e di ritratti a mano libera realizzati con una linea sottile e delicata (e adesso che mi hai svelato chi sono i tuoi vignettisti e illustratori preferiti, percepisco meglio le influenze del tuo stile).
Hai mai pensato – vista la tua passione per il medium delle nuvolette – di scrivere e disegnare anche storie a fumetti?


Una serie a fumetti l'ho disegnata: “Le avventure dei Pezzati”. Era per il mensile "Giochiamo", organo ufficiale dei lupetti Agesci (Associazione Guide e Scout Cattolici Italiani), a metà degli anni Ottanta. La serie venne interrotta sul più bello perché poco ortodossa. Non ho più fatto fumetti da allora, ma non ho mai smesso di disegnare.
Da piccolo mi ero ripromesso di imparare a disegnare bene e posso dire di esserci riuscito. Quando disegno, il tempo si ferma e torno alla mia infanzia. E’ un piacere meraviglioso e profondo.

In che senso "Le avventure dei Pezzati" era "poco ortodossa" ?

I Pezzati cadevano in un fiume contaminato dalle sostanze chimiche versate dall'azienda di un proprietario privo di scrupoli. E questo li trasformava in super-eroi con super-poteri. Temporaneamente. Giusto il tempo necessario per dare una bella lezione all'industriale, che fra l'altro era il padre di Silvia, una dei Pezzati. La storia prevedeva un lieto fine, ma è rimasta incompleta.

Su quale personaggio dei comics ti piacerebbe lavorare, realizzandone magari uno one-shot?

Su Silver Surfer, il mio preferito fra tutti.

Però! Silver Surfer è un personaggio incredibilmente puro, messianico e retorico. Che cosa faresti fare al "tuo" Silver Surfer? In cosa lo coinvolgeresti?

Scriverò il soggetto e lo manderò alla Marvel. Niente idee gratis!

Credo che alla Marvel Italia/Panini Comics non dispiacerebbe un'eventualità del genere…

[si ringrazia Francesco Farru per la scelta del materiale iconografico]

[Link:www.danieleluttazzi.it]


Alessandro di Nocera
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