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Geoff Johns rivela Doomsday Clock, prossimo evento DC-Watchmen

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Qualche mese fa vi avevamo riportato che Geoff Johns sarebbe tornato alla scrittura su un evento Watchmen-centrico. Il DC Chief Creative Officer ha svelato ora, in un'intervista a SyFy Wire che tutto ciò avverrà a novembre 2017 quando farà il suo esordio Doomsday Clock.

Johns ha rivelato che questa sarà il prossimo fondamentale passo riguardo i misteri di Rebirth dopo la saga The Button che ha coinvolto Flash e Batman. La storia sarà standalone, non sarà un sequel di Watchmen. ""Non avremmo fatto una storia come questa se non ci credessimo al mille per cento. È tutto in questo albo e solo in questo albo. Non ci saranno corssover, one-shot o miniserie legata ad essa. Questa è una storia autonoma. C'è solo Doomsday Clock. Non abbiamo avuto alcun interesse a fare un crossover. Non volevamo vedere il Dr. Manhattan di fronte a Superman in Action Comics, con tutto il rispetto. Non è questo il proposito. Si tratta di qualcosa di diverso... avrà un impatto sull'intero DC Universe, su tutto ciò che verrà dopo e su ciò che è venuto prima. Toccherà l'essenza tematica e letterale della DC", ha dichiarato l'autore.

Di sicuro vedremo coinvolti il Dr. Manhattan e Superman, ma Johns non si sbilancia sugli altri personaggi che saranno coinvolti. Ne sapremo di più in futuro, di certo sappiamo che ad occuparsi di matite e colori troveremo Gary Frank e Brad Anderson.

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Rebirth, The Button: in Europa la spilla del Comico non sarà in copertina, ecco perché

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La questione, invero curiosa e per certi versi paradossale, è piuttosto datata ma, in occasione di The Button, il crossover (di cui vi abbiamo parlato) che vede Batman e Flash alle prese con i misteri dietro Rebirth, diviene nuovamente d'attualità; vale pertanto la pena farne cenno per chi non ne fosse al corrente.
Forse non tutti sanno che la spilla del Comico, la faccina sorridente e insanguinata, non può apparire sulle copertine dei fumetti in Europa.
Come è noto, infatti, dietro gli eventi che segnano il passaggio da Flashpoint a Rebirth, passando per il New 52, pare esserci l'influenza dei personaggi di Watchmen e, mentre nel mercato americano si potranno godere, oltre alla cover regolare, una bella cover 3D lenticolare, in Europa dovremo accontentarci di una cover in cui non appare la famosa spilla.

Cover USA di The Button:
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Cover europea di The Button:
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Il motivo risale agli anni '70, quando il franco-algerino Franklin Loufrani commercializzò e registrò il famoso Smiley creando la Smiley Company.
Per avere un'idea della serietà della questione è utile l'esempio della multinazionae USA Walmart che utilizzò a lungo la faccina ma che però smise di usarla quando la Smiley Company di Loufrani ne reclamò i diritti.

Nel 2008 una Corte americana per i Marchi e Brevetti stabilì che lo smiley è un marchio troppo generico per essere registrato e che, di conseguenza, è di pubblico dominio negli USA.
In Europa invece il marchio rimane protetto, ed ecco perché, per esempio, la copertina di Watchmen da noi è diversa da quella dell'edizione americana.

Cover USA di Watchmen:
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Cover europea di Watchmen:
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(Via CBR)

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Universo DC - Rinascita

Attenzione: l'articolo può contenere spoiler.

“Ci hanno colpiti al cuore, Barry”.
Wally West

Nel 2011 la DC Comics fece una mossa clamorosa ed impensabile quando avviò un massiccio reboot del suo universo, l’operazione conosciuta come New 52. L’editore avvertiva la necessità di alleggerire la sua pesante continuity, contenente elementi risalenti addirittura alla Seconda Guerra Mondiale (come nel caso della Justice Society Of America), che poteva impedire un facile accesso dei nuovi lettori alle proprie testate. Il bisogno di semplificazione ha attraversato gli ultimi 30 anni di storia della DC, a partire da quel Crisis On Infinite Earths che nel 1985 distrusse le infinite terre parallele del Multiverso DC per riorganizzare il parco personaggi in un’unica terra, rendendo più facile la comprensione dei neofiti che non avrebbero saputo districarsi tra versioni dello stesso personaggio provenienti da terre differenti. Ma il fascino dell’universo DC risiede da sempre nella sua intrinseca complessità, e il Multiverso non tardò ad affacciarsi nuovamente nelle vicende di Superman, Batman e soci. L’idea di un azzeramento definitivo della continuity cominciò quindi a farsi strada nella mente della dirigenza DC, e l’occasione più ghiotta venne fornita da Flashpoint, l’evento del 2011 in cui Barry Allen, Flash, torna indietro nel tempo per impedire che sua madre venga assassinata dalla sua nemesi Eobard Thawne, l’Anti-Flash.

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L’iniziativa di Flash provoca una lacerazione nel tessuto temporale e dà vita ad una realtà alternativa, una distopia da incubo in cui il mondo è sull’orlo della terza guerra mondiale e gli eroi sono molto diversi da come li conosciamo. Una volta ottenuto l’aiuto del Batman di questa realtà, il Dr. Thomas Wayne, convinto dal Velocista Scarlatto che il suo mondo non è altro che un riflesso distorto di quello reale, Flash sconfigge Thawne e riporta la linea temporale alla normalità… o almeno così crede. La terra nella quale fa ritorno Barry Allen è comunque diversa da quella di partenza, è un mondo nel quale gli eroi sono comparsi solo cinque anni prima e il bagaglio di relazioni frutto di decenni di collaborazioni non esiste più, così come eventi fondamentali della continuity pre-Flashpoint sono stati rimossi dalla realtà. L’universo DC New 52 si presenta quindi snello e reader friendly, perfetto per l’ingresso di nuovi lettori, ma privato di tutti quegli elementi che lo avevano fatto amare a generazioni di lettori, come i legami di amicizia e stima che univano eroi passati insieme attraverso mille battaglie, rapporti sentimentali importanti cancellati dalla nuova realtà (Superman e Lois Lane, Green Arrow e Black Canary), ma soprattutto l’elemento che lo contraddistingue da sempre: la legacy, l’eredità eroica che ha visto più volte i sidekicks sostituire i propri tutor per periodi anche piuttosto lunghi, come nel caso di Wally West, sostituto di Barry Allen nei panni di Flash per oltre un ventennio di vita editoriale.

L’esordio dei New 52 è stato bagnato da un successo di vendite istantaneo, riportando la DC nelle zone alte delle classifiche di vendita dopo molto tempo e dando il via ad alcuni cicli di altissima qualità come il Batman di Scott Snyder e Greg Capullo, sebbene fin dall’inizio i fan avessero lamentato un distacco troppo netto dalla caratterizzazione originale di alcuni personaggi e la scomparsa di altri. Il fallimento dell’iniziativa DC YOU e un repentino calo delle vendite ha convinto la DC che forse le proteste dei vecchi lettori erano fondate spingendola ad un passo indietro, una parziale retromarcia dal nome DC Rebirth. E quando in casa DC si parla di “rinascite”, lo specialista è Geoff Johns,“l’architetto” dell’universo DC, scrittore demiurgo della casa editrice di Burbank promosso Presidente e Direttore Creativo. Solamente a Johns, custode della storia e dello spirito dell’universo di Superman e soci, poteva spettare il compito di lanciare la nuova iniziativa che, fin dal titolo, ha il compito di riportare l’intera linea editoriale della casa editrice su sentieri più classici, senza però rinnegare del tutto quanto prodotto negli ultimi 5 anni.

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Lo starting point è costituito da Universo DC: Rinascita, albo che funge da apripista all’evento. Johns dispone sulla scacchiera i protagonisti e le storyline delle varie serie e comincia subito col botto, riportando in scena il Wally West originale, l’amatissimo Kid Flash divenuto poi Flash che non era mai stato riportato in scena durante gli anni del New 52. Johns fa di Wally West il simbolo di tutto quello che era stato perduto col reboot del 2011, emblema del retaggio eroico a cui si accennava prima e collante tra le varie famiglie di eroi, grazie alla militanza nei Teen Titans. Scopriamo che, col collassare della linea temporale classica, Wally era stato risucchiato nella forza della velocità scomparendo: come un fantasma, appare ai suoi vecchi alleati sperando che si ricordino di lui ancorandolo così alla nuova realtà, ma i suoi tentativi non ottengono il successo sperato. Solo Barry Allen, Flash, si ricorderà del suo pupillo, ormai rassegnatosi a scomparire per sempre e lo trascinerà fuori dalla forza della velocità, salvandolo. Wally spiega a Barry che qualcuno di molto potente ha operato dietro le quinte fin da Flashpoint, rimodellando la realtà in modo che eroi esperti tornassero ad essere principianti e eliminando legami e retaggi tra di loro, indebolendoli così tutti. Nel frattempo, nella sua caverna, Batman raccoglie un oggetto che luccica al buio, facendo una scoperta clamorosa: è la spilla del Comico, il simbolo iconico di Watchmen, l’opera di Alan Moore e Dave Gibbons che, sebbene appartenga al catalogo della DC, non era mai stata associata all’universo classico di Batman e soci. La scoperta di Batman, unita alla citazione di un celebre passo dell’opera di Moore e Gibbons a chiusura di albo, attribuirebbe al Dottor Manhattan la responsabilità del rimodellamento della realtà e del New 52, scagionando così un buon numero di creativi che non avevano saputo dare seguito alle premesse iniziali del reboot.

Old is new again, così si potrebbe riassumere Universo DC: Rinascita: trattatello su come si scrive un fumetto di supereroi ed ennesima prova da maestro per Geoff Johns, il vero custode della fiamma dell’universo DC. Dopo gli anni di spaesamento dovuti alla non perfetta riuscita di New 52 bastano poche righe dello script di Johns per avvolgere il lettore con la sensazione di una coperta calda, la certezza di essere tornati a casa. L’autore approfitta delle peregrinazioni di Kid Flash per fornire al lettore una panoramica dell’Universo DC e lanciare trame che poi verranno approfondite nelle singole serie, per sussurrare nell’orecchio del lettore misteri intriganti che dovranno trovare soluzione, per suggerire il ritorno di eroi perduti come la Justice Society Of America e la Legione dei SuperEroi. Il grande motivo di interesse dell’albo è senz’altro il coinvolgimento dei personaggi di Watchmen e del Dottor Manhattan in particolare nelle trame di Rinascita e per quanto sarebbe interessante conoscere l’opinione di Alan Moore in merito, è indubbio che narrativamente si tratta di un colpo di scena da manuale, di quelli che fanno balzare sulla sedia. La scelta offre inoltre a Johns la possibilità di portare tutto l’evento Rinascita nel territorio del metatestuale, con gli eroi DC a simboleggiare la luce e gli anti-eroi di Watchmen un’oscurità da combattere.

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A far compagnia a Johns in un albo dalla qualità stellare troviamo alcuni collaboratori storici dello scrittore, artiglieria pesante messagli a disposizione dalla casa editrice: l’aristocratica eleganza e la cura del dettaglio della matita di Gary Frank si alterna con la potenza visivamente spettacolare del tratto di Ethan Van Sciver e con lo storytelling classico, ma notevolmente efficace, di Ivan Reis e Phil Jimenez, quattro fuoriclasse della matita che si sfidano pagina dopo pagina in un tripudio grafico di altissimo livello che contribuisce a fare di Universo DC: Rinascita il primo, vero must-have a fumetti di questo 2017.

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DC batte la Marvel: fuoco di paglia o strategia vincente?

  • Pubblicato in Focus

Negli ultimi mesi, ovvero da quando la DC Comics ha lanciato Rebirth, la casa editrice di Batman e Superman si trova a dominare la classifica di vendite negli States battendo nelle unità totali la rivale Marvel. Nulla di strano, potrebbe dire qualcuno, se non fosse che questa eventualità negli ultimi decenni è capitata davvero raramente e solo per pochi mesi. Certo, chi segue con costanza la classifica Diamond (il principale distributore americano), ha visto spesso la DC al primo posto, o dominare anche la top ten, ma generalmente mai battere la Marvel nelle vendite totali. I fan DC esultano, tuttavia è presto per cantare vittoria e i risultati definitivi li potremo vedere solo nel lungo periodo in quanto, allo stato attuale, i dati sono dopati ancora dall’effetto novità dovuto a questo rilancio, specie se consideriamo che si tratta di un’operazione più radicale rispetto a quelle operate dalla Marvel, nonché meno frequente di quelle fatte dalla storica rivale. Tuttavia, c’è un’altra interessante considerazione da fare.

In estrema sintesi, possiamo definire Rebirth un’operazione che riporta in scena i vecchi eroi pre-New 52. Ora, quella dei New 52 è stata l’ennesima mossa poco riuscita della DC Comics che è apparsa spesso in stato confusionale o fin troppo immobile. Dall’inizio del nuovo millennio, la sua diretta concorrente ha inanellato una serie di mosse vincenti senza precedenti: dall’assunzione di Bill Jemas e di Joe Quesada alla nascita della linea Ultimate, dalla linfa dei nuovi autori (Bendis e Millar su tutti) ai vari eventi come Civil War, fino all’eco dei successi al cinema, la Casa delle Idee è sembrata inarrestabile. Forse proprio per cercare di porre rimedio, la DC diede vita ai New 52, un azzardo che non ha mai convinto del tutto (al di là della qualità delle singole serie), e che ha visto lo stesso Geoff Johns fare un mea culpa a nome dell’editore. In realtà, la mossa apparse anche esagerata: l’universo DC piaceva, funzionava, aveva sì bisogno di un rilancio, di nuovi autori e di nuove idee, ma non di qualcosa di così drastico.
Dunque, un ritorno al passato, alla vera essenza dei personaggi, come Rebirth (quanto studiato o voluto sia) è stato salutato con gioia da tutti, in particolare dai vecchi lettori che non aspettavano altro di rivedere i loro vecchi (intesi come cari) e familiari beniamini in azione, seppur con diverse novità e una narrazione più moderna. Specie se il tutto è corredato da ottime serie e ottimi team artistici.

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Nonostante, dunque, arrivino nuovi lettori attratti dal rilancio, la mano tesa è rivolta anche verso quelli di vecchia data, un ritorno al passato, dunque, ma ben piantato nel presente. Questa scelta di affidarsi alle proprie icone e di puntare sulla loro riconoscibilità, insieme alla bontà del rilancio, di non disperdere i lettori con nuove serie ma aumentando la periodicità delle testate classiche, dando un senso di maggiore continuità rispetto ai continui rilanci, rappresenta una strategia opposta a quella della Marvel. La Casa delle Idee, infatti, prosegue con eventi catastrofici, rilanci continui, stravolgimenti di status quo e scombussolamenti sui suoi eroi (esempi pratici Thor ora è una donna, Tony Stark non è più Iron Man). Una strategia finora vincente, che si riflette nelle parole di Tom Brevoort: “Il pubblico è molto più spietato nell'abbandonare una serie se essa stessa non gli facilita il compito. Stando così le cose, i team creativi tendono a bruciare il loro materiale più rapidamente. Non c'è molta pazienza per l'attesa e per le costruzioni narrative più lente. Puoi anche avere un grande piano in cui metti insieme pian piano tutti i pezzi per poi stupire tutti l'anno dopo, ma la serie sarà bella che morta in sei numeri, ben prima di arrivare a questo. (…) Ogni numero deve dare ai lettori quello che vogliono, o cominceranno a spostarsi su altre storie”.

Tuttavia, questa strategia crea anche discontinuità e disaffezione nei vecchi lettori. Anche in questo caso, sia chiaro, non parliamo affatto di qualità delle serie, né dell’efficacia o della validità di questo tipo di operazione. Ma lo scontro fra i due modelli potrebbe portare a un capovolgimento delle strategia di uno dei due editori: se il successo di Rebirth proseguirà senza cessioni nei prossimi mesi, questo potrà portare la Marvel a rivedere le proprie scelte, se invece quest’ultima dovesse tornare a dominare il mercato, vuol dire che questa concezione “old style” dei comics è definitivamente tramontata. Quale visione degli eroi risulterà vincente, dunque, quella più iconica della DC o quella più iconoclasta della Marvel?

Quello che appare confortante, comunque, oltre alla crescita delle vendite dei comics degli ultimi mesi, e di un certo fermento, è che la DC dopo vari tentativi sembra aver trovato la quadratura del cerchio, ridonando prestigio al suo universo narrativo.

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