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Mad Run #1: Il Dr. Strange di Steve Englehart fra follie e tradimenti

  • Pubblicato in Focus

Benvenuti a Mad Run, nuova rubrica del palinsesto di Comicus che vi accompagnerà attraverso le svolte narrative più folli, inaspettate ed irriverenti del comicdom a stelle e strisce. Compiremo insieme un viaggio a ritroso nel passato, in alcuni casi remoto e in altri prossimo, alla riscoperta di run celebrate o dimenticate che, ad un certo punto, hanno compiuto una svolta narrativa strana ed inaspettata. Una full immersion nel bizzarro che non risparmierà anche celebratissimi autori beniamini del pubblico.

La run di cui parleremo oggi mi riporta alla mente i miei primissimi incontri col meraviglioso universo Marvel di quand’ero bambino. Non avendo ancora imparato a leggere, mi limitavo solamente a sfogliare le pagine di quei meravigliosi, ultimi albi della leggendaria era Corno che si avviava malinconicamente alla conclusione. A volte non ricordo neanche cosa ho fatto la settimana precedente ma ricordo perfettamente l’inverno del 1980, quando mia madre tornò a casa con un numero dei Fantastici Quattro comprato per consolarmi, visto che ero a letto con un bel febbrone. Si trattava del numero 250, “Morte Nella Palude”, e non era una storia particolarmente significativa: in quel periodo la Corno mischiava le storie di Fantastic Four con quelle in solitaria della Cosa tratte da Marvel Two-In-One. Questa qui aveva il pregio di essere il prologo alla saga del Progetto Pegaso e di essere disegnata da un disegnatore dotato di uno stile che rubava l’occhio, un certo John Byrne che di lì a poco sarebbe diventato una star, ma nulla più. Di quegli ultimi numeri de I Fantastici Quattro Corno ricordo alcune chicche, come quella storia disegnata da un giovane Frank Miller con la partita a poker tra la Cosa, Nick Fury e amici ma soprattutto la variegata galleria di comprimari: le atmosfere notturne della Donna Ragno disegnata da Carmine Infantino, la fantascienza del Killraven di Don McGregor e Philip Craig Russell, la Ms. Marvel di Chris Claremont, la terribile prima apparizione di Satana, The Devil’s Daughter, in un raccontino breve a firma Roy Thomas e John Romita Sr. che ben poco s'addiceva alle letture di un bambino di pochi anni.

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Ma tra tutti questi personaggi, ben pochi avevano catturato la mia attenzione come il Dottor Strange, il Maestro delle Arti Mistiche. Stephen Strange era un personaggio in cui la Corno credeva molto così, dopo averlo proposto in appendice al suo primo mensile, L’Uomo Ragno, lo aveva poi inserito nelle testate de I Difensori e di Hulk & I Difensori, per poi finire la sua corsa, prima della chiusura dell’editore milanese, su I Fantastici Quattro. Furono queste ultime le storie in cui mi imbattei, e una in particolare mi si stampò ben impressa nella mente. Quella in cui la fidanzata e apprendista di Strange, Clea, tradisce il buon Dottore che è impegnato a proteggerla da un mago malvagio… con Beniamino Franklin! Scioccato da un simile comportamento, per anni ho rimosso questa storia, capitolo finale della brillante run di Steve Englehart su Doctor Strange… salva vederla riapparire recentemente nel penultimo volume della notevole Serie Oro da edicola dedicata al personaggio. Una caduta nell’assurdo e nel bizzarro tale da meritare l’onore di aprire la nostra rubrica! Esaurita la narrazione delle “origini segrete” di questo redattore, che peraltro non avevate mai richiesto, parliamo un po’ del nostro autore.

Steve Englehart è un nome fondamentale della Marvel degli anni ’70 e non solo, uno dei primi sceneggiatori a guadagnarsi un numero nutrito di fan accaniti (tra cui un giovane Grant Morrison) grazie ad idee non convenzionali e a trovate fuori dall’ordinario. Prima di trasferirsi in casa DC, dove scriverà con successo Batman e Justice League, segna il decennio della Casa delle Idee con alcune run consegnate alla storia: "L’Impero Segreto" e "Nomad" per Captain America, "La Madonna Celestiale" per Avengers e "Una Realtà Separata" per Doctor Strange. L’ultima serie in particolare, realizzata inizialmente insieme al disegnatore Frank Brunner, sembra essere la sede ideale per la fantasia senza limiti di Englehart, aiutata dall’assunzione regolare di LSD e altre sostanze allucinogene. Entrarono nella leggenda le serate a base di acidi di Englehart e Brunner insieme a Jim Starlin, che in quel momento lavorava a Captain Marvel, come raccontato nel fondamentale volume di Sean Howe Marvel Comics: Una Storia di Eroi e Supereroi che ogni vero true believer deve possedere. Se Starlin riversava le conseguenze dei suoi sballi nelle storie cosmiche di Capitan Marvel, Englehart realizzava le storie di Dottor Strange come un trip psichedelico che incarnava lo spirito dell’epoca. Il suo Doctor Strange stava al fumetto come i dischi dei Pink Floyd e di Emerson Lake e Palmer stavano alla musica. La serie gli forniva la possibilità, inoltre, di parlare apertamente dei suoi interessi maggiori: misticismo, occultismo, cabala ed astrologia.

Così, in Doctor Strange 17 dell’agosto 1976, in piena celebrazione del bicentenario degli Stati Uniti d’America, Englehart pensò bene di far compiere un viaggio a ritroso nel tempo a Strange e alla sua apprendista, fidanzata e futura moglie, Clea, alla scoperta della storia del misticismo in America. I due arrivano in un primo momento nella Londra del 1618 dove, dopo aver tramutato i propri costumi in abiti del tempo, fanno la conoscenza di Francis Bacon, filosofo e autore de La Nuova Atlantide.

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Strange è affascinato dalla figura di Bacon come fondatore del misticismo occidentale. Nel loro incontro, lo scrittore confida al mago di aver ricevuto dal re il compito di dirigere il tentativo di colonizzazione del nuovo mondo, allo scopo di creare una società di uomini liberi, utopia che non era mai stato possibile realizzare in Europa. Poco dopo, il convivio viene attaccato da Stygyro, un mago dalle motivazioni misteriose che sembra voler mettere i bastoni tra le ruote alla nascita della nazione americana. Dopo averlo messo in fuga, Strange e Clea ripartono fermandosi questa volta nel 1775, su una nave in viaggio da Londra alle Americhe (Doctor Strange 18). È qui che fanno la conoscenza di Benjamin Franklin.

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Figura fondamentale della Rivoluzione Americana, politico, scienziato, inventore, diplomatico, giornalista, rappresentante eccellente dello spirito dell’Illuminismo, Franklin passò alla storia anche per alcune invenzioni di uso comune, come la stufa, il parafulmine e le lenti bifocali. In più, secondo numerose testimonianze dell’epoca, aveva la fama di essere un accanito donnaiolo, nonostante la sua scarsa avvenenza. Ma Strange è interessato alla figura di Franklin soprattutto come Gran Maestro della stessa Società di filosofi e mistici di cui aveva fatto parte Bacon. I due hanno appena cominciato a confrontarsi quando vengono attaccati da Stygyro. Strange pensa bene di chiudere Franklin e Clea nella stessa cabina e di sigillarla misticamente per la loro sicurezza.

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Non si rende conto di cosa ha fatto! Colpito dalla bellezza di Clea, Franklin si mette subito all’opera per sedurla con parole suadenti. Il tipo ci sa fare! Si vanta pure di non essere un puritano. C’è da dire che negli episodi precedenti, Strange aveva trattato piuttosto male Clea. Messo a dura prova dopo gli scontri con Eternità e Dracula, il Mago Supremo aveva respinto con modi bruschi le attenzioni della sua fidanzata, dicendole di non avere tempo per lei. Certo non avrebbe mai immaginato questi sviluppi, illustrati dalle matite ombrose di Gene "Il Decano" Colan , subentrato a metà run a Brunner. Colan suggerisce con eleganza quello che, per la morale dell’epoca, non può essere mostrato. La cabina si trasforma abbastanza chiaramente in un’alcova. Terminato lo scontro con Stygyro, Strange torna dai due e si rende conto ben presto che sono diventati piuttosto intimi!

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Englehart lascia la serie con questo numero per dissapori creativi. Dal numero successivo subentra al timone dei testi Marv Wolfman, editor della testata e sceneggiatore di Tomb of Dracula. La prima preoccupazione di Wolfman sarà quella di cancellare gli elementi più bizzarri conferiti da Englehart alla serie, togliendole però gran parte del fascino. Anche il tradimento di Clea viene cancellato con un colpo di spugna: viene rivelato che Ben Franklin era in realtà Stygyro camuffato e che tutta la vicenda era un incubo indotto per far vacillare le certezze di Strange. Ma nonostante questo “intervento dall’alto” noi ti abbiamo visto, cara Clea, ti abbiamo beccato!

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È tutto per questa puntata di Mad Run e ricordate: non trascurate mai le vostre fidanzate e, soprattutto, non lasciatele mai sole con affascinanti uomini politici grassottelli dagli appetiti sessuali voraci!
Scrivete pure a Comicus o lasciate un commento sulla nostra pagina Facebook se desiderate un approfondimento sulla vostra mad run preferita.

E fino ad allora, che l’occhio di Agamotto vegli su di voi e vi protegga!
HEY, HO, LET’S GO!

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Mr. Reed #1: Nuovo è sempre meglio

  • Pubblicato in Focus

Gestendo Comicus quotidianamente seguo, e racconto, l’evolversi del fumetto attraverso le novità editoriali, le cosiddette news che vengono pubblicate ogni giorno. Di conseguenza, seguo i commenti dei lettori, degli appassionati e degli addetti ai lavori. Le critiche più frequenti sono dirette verso quelle novità che tendono a toccare o stravolgere personaggi e serie classiche. È il caso ad esempio, negli ultimi anni, di Dylan Dog o delle testate Marvel che hanno introdotto personaggi nuovi e situazioni inedite, con tanto di “vecchia guardia” risentita. In realtà è un atteggiamento ciclico e costante che si ripete da sempre e, quasi sempre, non accompagnato da un reale riscontro. Le critiche, infatti, sono tendenzialmente preventive o, comunque, non oggettive e basate solamente su una propria concezione ideale.
Questo atteggiamento è figlio di una serie di motivazioni che mi piacerebbe analizzare. Vi dico subito che, per esorcizzarle, io ricorro a una delle regole di Barney Stinson, il celebre personaggio di How I Met Your Mother, applicandola al fumetto: “Nuovo è sempre meglio”.

“- Nuovo è sempre meglio. Lo sai chi è un milione di volte più figa della ragazza più figa con cui sono andato a letto? La sua amica passabile che non ho mai visto nuda. Perché? Perché nuovo è sempre meglio.
- E questa teoria funziona con tutto?
- Tutto!”

Quando nasciamo abbiamo una mente vergine come un disco da riempire e siamo, per questo, estremamente ricettivi. A seconda del contesto socio-culturale, dell'epoca o della città in cui cresciamo, assorbiamo gli stimoli esterni e li facciamo nostri. Non abbiamo alcun metro di paragone, non possiamo dire “prima era meglio” perché un prima non l’abbiamo. Restringendo il campo a quello che ci interessa, la musica, i film, le serie tv e i fumetti che leggiamo da ragazzi sono il nostro primo contatto con queste forme d’arte. Giunti a maggiore età abbiamo riempito un bel po’ quella mente vergine che avevamo quando eravamo appena nati e, spesso, la nostra capacità percettiva cala, non siamo più così aperti agli stimoli esterni, magari anche per disinteresse occupati in altre faccende. Intanto il mondo esterno cambia e va avanti e nuove menti si formano. Capita così, a 30 anni, di vedere un cartone in tv e notare che è diverso da quello che vedevamo da bambini. In tv non trasmettono più gli stessi programmi e la radio passa spesso canzoni che giudichiamo “di merda”. La nostra mente, ormai formata, ci porta a paragonare quello che vediamo a quello che abbiamo visto in passato e il confronto ne esce spesso distrutto. Questo accada perché la nostra formazione ha portato a ritenere validi taluni modelli, che oggi non esistono più. La qualità media delle canzoni che passa alla radio è la medesima di 20 anni fa, eppure per noi è merda. Magari oggi critichiamo un Benji e Fede, ma cantavamo Paola e Chiara, critichiamo gli One Direction ma ascoltavano i Take That. E li risentiremmo ancora oggi con piacere, esclamando “queste erano canzoni, sempre meglio di oggi”. Critichiamo i ragazzi di oggi che hanno come miti i Youtuber ma guardavamo Non è la Rai e compravamo i prodotti brandizzati col marchio del programma (non io, sia chiaro). Siamo diventati i nostri nonni quando dicevano ai nostri padri “era meglio prima” e i nostri padri quando esaltano i loro tempi criticando le mode attuali.

Fumettisticamente parlando, prendo come esempio i cambiamenti Marvel degli ultimi anni che tanto hanno scontentato i vecchi lettori. Agli inizi degli anni ’90, tutti i lettori che leggevano L’Uomo Ragno & Co. dai tempi della Corno, criticarono fortemente la nuova generazione di autori amati dai ragazzi, gente come Todd McFarlane etc., odiarono Ben Reilly e la saga del Clone, rimpiangevano la vecchia Marvel in pratica. I lettori cresciti negli anni ’90, a loro volta, hanno difficoltà a leggere le storie odierne che non rispettano più i loro canoni, criticano ogni cambiamento ed esultano ad ogni ripristino dello status quo. Ma il mondo del fumetto è sempre stato così, non si è mai fermato, e lo stile di narrazione e di disegno ha seguito l’evoluzione dei nuovi autori. A mente lucida, ragionando con serenità e razionalità, vedremo come le stesse cose di oggi accadevano in passato, e a noi stavano bene. Anzi, sbeffeggiavamo “i vecchi” che non si adeguavano al cambiamento. Le critiche provengono, dunque, non per un'attenta e profonda analisi, non per un paragone imparziale come dovrebbe essere.

Al tutto, poi, si aggiunge un contorno nostalgico. Il passato è sempre meglio del presente perché è prevedibile, è già accaduto. Non abbiamo paura del passato. Magari ricordiamo i giorni dell’infanzia come spensierati, i giorni del liceo come mitici, ma rimuoviamo le ansie, le brutture, i ricordi vengono addolciti dalla patina nostalgica. Lo stesso vale per le nostre passioni. Rimpiangiamo la tv analogica, il Commodore 64 e i vecchi cartoon con animazioni scadenti solo perché ci hanno allietato da giovani. Sia chiaro, nulla di male in tutto ciò, io stesso mi abbandono spesso alla nostalgia, ma questa non deve mai dominarci perché altrimenti significa che la nostra mente ha  finito di assorbire gli stimoli esterni, che siamo dunque diventati vecchi.
È per questo motivo che temo il giorno in cui dirò “era meglio prima”. È per questo che “nuovo è sempre meglio”.  Non perché sia effettivamente così, ma è una regola fondamentale per non rinchiudersi dentro di sé. Per non chiudere la nostra mente a ciò che è nuovo. Per aprirsi a nuovi stimoli e mettere in gioco le proprie convinzioni. Le novità devono destabilizzarci, meravigliarci, dobbiamo accoglierle con stupore e curiosità. Perché se i fumetti, le serie tv, le canzoni etc. di oggi non ci piacciono, non è un problema loro. Il problema siamo noi.

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Weekly CUS #2: le 7 news della settimana

  • Pubblicato in Focus

Secondo appuntamento con Weekly CUS, la rubrica che riepiloga le 7 notizie principali della settimana appena trascorsa. Ecco, dunque, un recap ragionato su quanto successo.

7) Aumento prezzo Panini: Aumenti di prezzo nel mondo dell'editoria, e dunque dei fumetti, sono purtroppo costanti e inevitabili. Naturalmente fa sempre rumore quando un grosso editore, vedi il caso di Panini Comics, aumenti il costo degli albi, anche se di pochi centesimi e a distanza di anni. Le reazioni dei lettori sono state le più disparate, come capita in questi casi, tuttavia è da elogiare la casa editrice per la dettagliata nota diffusa da Marco Lupoi, che potete leggere nella news completa che abbiamo riportato un paio di giorni fa.

6) I Fantastici 2 (su 4): I Fantastici Quattro stanno per tornare? Forse, di sicuro qualcuno è sulle loro tracce. E no, non parliamo solo dei lettori, ma di Johnny e Ben, i due membri dello storico team, che vogliono capire cosa è successo a Reed, Sue, Franklin e Val. Noi, a differenza loro, lo sappiamo dalla lettura dell'ultimo albo di Secret Wars. Se Marvel Two-in-One di Chip Zdarsky e Jim Cheung sarà dunque un preludio alla nuova serie dei F4 non lo sappiamo, intanto possiamo goderci i Fantastici 2. Meglio di niente, no?
Trovate la news completa qui.

5) Il nuovo Hellboy: I fan di tutto il mondo ci speravano da tempo in un terzo film di Hellboy al cinema, ma che fosse la prosecuzione dei capitoli ormai cult di Guillermo del Toro con protagonista Ron Perlman. Invece, il fumetto di Mike Mignola avrà un reboot diretto da Neil Marshall. Questa settimana abbiamo potuto dare un primo sguardo al personaggio, interpretato per l'occasione da David Harbour, e bisogna dire che ci ha convinti. È stata, inoltre, annunciata la data di uscita del film fissata per l'11 gennaio 2019.
Trovate la news completa qui.

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4) Wonder Woman 2: Patty Jenkins torna a dirigere Wonder Woman nel sequel del film che ha incassato la bellezza di 816 milioni in tutto il mondo. Un successo sopra le aspettative e che è stato salutato come una sorta di "girl power", anzi un "woman power", eppure il rinnovo della Jenkins è arrivato forse con un po' troppo ritardo... Ad ogni modo, regista confermata anche come autrice dello script insieme a Geoff Johns e a Dave Callaham (Godzilla - 2014). La pellicola, ricordiamo, uscirà il 13 dicembre 2019.
Trovate la news completa qui.

3) Star Wars: Episodio IX: Dopo il licenziamento di Colin Trevorrow, la Lucasfilm ha scelto JJ Abrams come regista di Star Wars: Episodio IX dopo che Rian Johnson aveva declinato l'invito. Abrams ha già diretto Il Risveglio della Forza, che ha rilanciato il franchise nel 2015 e che con i suoi 2,6 miliardi di dollari è il terzo film col maggiore incasso nella storia del cinema dopo Avatar e Titanic di James Cameron. Intanto, la data di uscita di Episodio IX è slittata dal 24 maggio al 20 dicembre del 2019.

2) Len Wein: Quando parliamo di grandi autori ricorrono ciclici gli stessi nomi scordandoci spesso personaggi altrettanto fondamentali ma meno celebrati. Di sicuro Len Wein non era un nome sulla bocca di tutti, ma un autore che ha creato personaggi quali Wolverine e Swamp Thing, rilanciato gli X-Men con il seminale Giant Size X-Men #1, dando i natali a Nightcrawler, Tempesta, Colosso e Thunderbird, supervisionato opere come Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons, sicuramente è degno di nota e rispetto. Non a caso gli è stato conferito il The Will Eisner Award Hall of Fame nel 2008. Addio Wein, grazie di tutto.
Trovate la news completa qui.

Addio a Len Wein, creatore di Wolverine e Swamp Thing

1) La nuova Coconino di Ratigher: L'addio di Igort alla Coconino e l'arrivo di Ratigher al suo posto, è sicuramente uno degli eventi editoriali più importanti del fumetto italiano nel 2017. Questo perché ha portato alla nascita di due realtà di fatto nuove e distinte: la Oblomov Edizioni di Igort, che proprio in questi giorni sta portando in libreria i primi titoli, e che rappresenta la prosecuzione ideale della "vecchia Coconino". Dal canto suo, Ratigher ha annunciato lo scorso venerdì quelle che sono le novità della nuovo Coconino, che prende direzioni del tutto inedite. Di certo, noi lettori ne vedremo delle belle.

Per questa settimana è tutto. Potete trovare tutte le news pubblicate sul sito sfogliando le categorie in alto.

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Speed Rece #2: le nostre letture in breve

  • Pubblicato in Focus

Dopo l'ottima accoglienza della prima puntata, ecco il secondo appuntamento con Speed Rece, la rubrica in cui i redattori di Comicus propongono le loro recensioni delle letture fatte in settimana in maniera rapida e precisa. Il nostro invito è di quello di partecipare magari dicendo la vostra opinione o postando qui in basso o nei social le vostre recensioni brevi sulle letture fatte in settimana.

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Empress (Panini Comics)

di Mark Millar e Stuart Immonen
Mark Millar propone il suo "Star Wars" in questa avventura fantascientifica dal gusto classico. Un manuale di sceneggiatura con Millar che utilizza personaggi-archetipo nel narrare le vicende di Emporia, in fuga coi suoi 3 figli, dal dittatore Morax suo marito, viaggiando da una parte all'altra dell'universo. Ognuno dei 7 albi che compongono la miniserie è una sorpresa. Alle matite uno Stuart Immonen stellare, è il caso di dirlo.
Voto: 8
Gennaro Costanzo

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John Constantine 20 (RW Edizioni)

di Garth EnnisSteve Dillon
Continua finalmente la riproposizione in formato economico e in b/n di uno dei titoli seminali di casa Vertigo. Qui sono raccolti i numeri 61-65 della serie originale e – nonostante le solite discutibili scelte di impaginazione - stupiscono queste storie, a distanza di un quarto di secolo, per freschezza e leggibilità. La penna di Garth Ennis seppur sempre cinica, lascia qui spazio ad aperture più intime, il compianto Steve Dillon dà forma al tutto con tratti nervosi e sottilmente grotteschi. Due storie singole centrate sul privato di Constantine, la sua famiglia e gli amici, poi l'incipit di una storia di ampio respiro che intreccia soprannaturale e estremismo politico. Si vedranno gli esiti nel prossimo numero, che speriamo di non dover attendere troppo.
Voto:
7 per le storie
6 per l'edizione
5 per i tempi di pubblicazione
Luca Giovanelli

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Le Storie 60 – La Legge Zero (Sergio Bonelli Editore Bonelli)

di Giovanni Eccher e Valentino Forlini
Eccher e Forlini costruiscono un intelligente giallo fantascientifico, capace di catturare ed incuriosire il lettore fin dalle prime pagine. La fantascienza non è mera cornice, ma elemento fondamentale che alimenta il plot mistery dell’albo e che si fonde perfettamente con l’atmosfera da giallo ambientato negli anni ’40. Il disegno si adatta al mood della sceneggiatura facendo coesistere inquietanti robot con salotti in stile art-nouveau.
Voto: 8
Leonardo Cantone

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Mercurio Loi 4 - Il Cuoco Mascherato (Sergio Bonelli Editore)

di Alessandro Bilotta e Sergio Gerasi
Nuova avventura fuori dal canone dell'investigazione per il brillante professor Loi. Alessandro Bilotta ci porta, attraverso una vera e propria esperienza gastronomica, attraverso le strade di Roma, alla ricerca di ciò che il cibo suscita in noi. Un'indagine all'apparenza banale e che normalmente farebbe solo da contorno per le avventure del duo Mercurio e Ottone, qui diviene il fulcro dell'albo, disegnato con grande espressività da Sergio Gerasi.
Voto: 7,5
Alberto Palazzolo

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Sirens (Editoriale Cosmo)

di George Pérez
Il ritorno del leggendario disegnatore di Crisis on Infinite Earths, graficamente sontuoso, manca però clamorosamente il bersaglio con una storia fatta di paradossi temporali e ambizioni metatestuali che il George Pérez sceneggiatore, semplicemente, non riesce a maneggiare. Un'occasione mancata, da sfogliare solo per i bei disegni.
Voto: 6,5
Luca Tomassini

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The Walking Dead 48 (Saldapress)

Robert KirkmanCharlie Adlard
E con questo siamo al #150 (qui contenuto insieme al #149): due numeri incredibilmente shakespeariani dove il capo Rick Grimes dovrà confrontarsi con oneri, meccanismi e moralità dell'esercizio del potere. Nella prima parte non vola un pugno, né si vedono scene truculente: solo dialoghi densissimi, dialettica e un consulente d'eccezione: Negan. Robert Kirkman, come il suo protagonista, ci ricorda con poche veementi mosse chi va (e resta) a comandare con la serialità fumettistica, assistito da un mai invadente ma fondamentale Charlie Adlard, che nel disegnare volti ed espressioni è ad ogni numero più bravo. E nella seconda parte si pregusta l'ennesimo snodo essenziale di trama.
Voto: 7,5
Luca Giovanelli

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Volt che vita di mecha 4 - Non è un negozio per vecchi (Saldapress)

di Stefano 'TheSparker' Conte
La quotidianità non troppo calma di Volt viene nuovamente scombussolata, questa volta grazie al ritorno in scena di alcune “vecchie” conoscenze, che senza pietà alcuna cercano di ricevere un trattamento di favore da parte del robot. I vecchi clienti però, una volta arrivati in  fumetteria, dovranno scontrarsi con il giovane adolescente. La battaglia si rivela crudele e spietata.
Non è difficile riconoscersi in una delle due categorie e così Stefano “The Sparker” Conte l'attualissimo tema del ricambio generazionale col suo solito modus ironico. L’autore inizia una cinica analisi del cambiamento dei lettori che gravitano attorno al mondo dei comics allestendo uno scontro tra i nostalgici di quel che era degli anni d’oro e quelli delle nuove generazioni.
Voto: 7
Emanuele Amato

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