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Mad Run 4: Attenti a Cap-Wolf! Il Captain America di Mark Gruenwald

Bentornati su Mad Run, la rubrica che affronta senza peli sulla lingua le storie a fumetti più bizzarre mai concepite! E a proposito di peli, oggi parleremo di uno storyarc decisamente trash, una pagina poco gloriosa nella carriera di una Leggenda Vivente, per quanto inserita in una run di tutto rispetto: racconteremo di quella volta che Mark Gruenwald trasformò Capitan America in un lupo mannaro! Signore e Signori, ecco a voi Cap-Wolf!

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Mark Gruenwald è stato un nume tutelare della Marvel per tutti gli anni ’80 e fino al 1996, anno della sua prematura scomparsa dovuta ad un difetto cardiaco congenito mai diagnosticato prima. Pilastro dello staff redazionale, Gruenwald vantava una conoscenza certosina della continuity Marvel, di cui ricordava con precisione anche i dettagli apparentemente meno significativi. In virtù di questa sua competenza enciclopedica, organizzava ogni anno un contest con il quale permetteva ai lettori di sfidarlo con domande impegnative sull’universo Marvel, alle quali riusciva a rispondere senza problemi. A lui si deve l’idea di catalogare l’immenso parco personaggi dell’editore, intuizione sfociata nel celeberrimo Official Handbook of the Marvel Universe. Come editor, supervisionò testate storiche come Avengers e Thor, ma è a Captain America che Gruenwald legherà indissolubilmente il suo nome. Già supervisore della testata, “Grue” ne diventò lo sceneggiatore nel 1985, quando Jean-Marc DeMatteis lasciò l’incarico dopo un ciclo acclamato. Partendo in sordina, l’autore realizzò una run dalla durata decennale (1985-1995), fornendo una visione del personaggio considerata da molti definitiva. Il Capitan America di Gruenwald è l’incarnazione del Sogno Americano inteso come capacità di affermarsi secondo le proprie possibilità e a dispetto di ogni difficoltà, esprimendo appieno il proprio potenziale. Non è un caso che, per la maggior parte del ciclo, l’identità civile di Steve Rogers venga messa decisamente in secondo piano, a vantaggio della dimensione simbolica ed iconica del Capitano. Durante la sua gestione della serie del Discobolo, Gruenwald introdusse personaggi che sarebbero diventati fondamentali per la continuity della serie e del Marvel Universe in generale come John Walker, che prenderà il posto del Capitano per poi diventare un eroe indipendente col nome di U.S. Agent, lo spietato Crossbones, minacce come la Squadra dei Serpenti, l’antinazionalista Spezza-Bandiera e la milizia di estrema destra dei Cani da Guardia, che non esita a commettere atti di terrorismo per preservare, a dir loro, i valori americani dall’immoralità. Il Cap di “Grue” era un divertentissimo fumetto d’azione, che rifletteva però i timori e le preoccupazioni dello scrittore per la situazione contingente del suo Paese. Saghe come quella del Nuovo Capitan America (Speciale Capitan America 2, Star Comics), Bloodstone Hunt (Speciale Capitan America Estate 1994, Marvel Italia) e Streets of Poison (Marvel Extra 7, Marvel Italia) sono delle piccole gemme, se doveste trovarne delle copie in qualche mercatino dell’usato non ve le fate sfuggire: non ve ne pentirete.

Come dicevamo, la run di Mark Gruenwald sulla testata del Discobolo durò la bellezza di dieci anni, un arco temporale importante e impensabile per l’industria di oggi spesso alle prese con rilanci e reboot che non consentono più l’identificazione di un autore con una serie o un personaggio. Nella parte finale del suo ciclo, però, l’ispirazione dello scrittore cominciò a vacillare e la saga di Cap-Wolf è generalmente considerata uno scivolone nell’economia di un ciclo comunque fondamentale per la Sentinella della Libertà. Lo storyarc venne pubblicato nell’estate del 1992 in sette numeri con cadenza quindicinale.
Tutto comincia in Captain America 402. In una cittadina della contea di New York, Starkesboro (non c’era un altro nome?) si sono consumati alcuni atroci delitti. I cadaveri sembrano essere stati mutilati da una grossa bestia. Nel frattempo, nella base dei Vendicatori, Capitan America comunica alla Vedova Nera che si concederà una licenza dal gruppo per andare a cercare il suo amico e pilota John Jameson, figlio del burbero editore del Daily Bugle, che non dà sue notizie da settimane. Jameson Junior, ex astronauta, era diventato in passato il terribile Uomo Lupo dopo aver rinvenuto, durante una spedizione, un frammento di pietra lunare che lo aveva trasformato in un licantropo. Solo l’intervento dell’Uomo Ragno aveva potuto salvarlo. Cap teme che John possa essersi ritrasformato nel lupo mannaro. Dopo una inutile visita al Bugle, dove non riesce ad avere alcuna informazione dal padre di John, J. Jonah Jameson, Steve decide di chiedere l’aiuto di un mistico. Constatata l’indisponibilità del Dottor Strange, Cap si dirige verso Boston, al cospetto di colui che all’epoca era la seconda autorità dell’Universo Marvel nel campo della magia: Il Dottor Druido, ex membro dei Vendicatori.

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Il mistico acconsente ad accompagnare Cap nella sua investigazione sui luoghi degli omicidi. Poco dopo il loro arrivo, i due vengono attaccati da un aggressivo essere ferino.

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Quando stanno per avere la peggio, arriva un misterioso mercenario, Moonhunter, che rapisce la bestia.

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Il Capitano lo insegue e lo attacca, ma nello scontro ha la peggio. Il mercenario consegna la belva a colei che è responsabile della trasformazione in licantropi degli abitanti di Starkesboro: si tratta della Dottoressa Nightshade, che il Discobolo aveva già affrontato in passato. La donna non lavora però da sola: è al servizio di un misterioso padrone, in possesso della gemma lunare di Jameson, che trama nell’ombra.

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A questo punto arriva un ospite inaspettato: il mutante conosciuto come Wolverine! Anche l’X-Man sta indagando sugli omicidi e le tracce che ha seguito lo hanno condotto fino alla villa che funge da base del malefico duo. Nightshade gli scaglia contro un gruppo di licantropi: esausto, il mutante viene infine abbattuto da Moonhunter.

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La Dottoressa prova a trasformare anche Logan in un licantropo, ma il suo fattore rigenerante non glielo permette; riesce comunque a prendere il controllo della mente dell’X-Man, scagliandolo contro Capitan America, sopraggiunto nel frattempo.

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Il Discobolo ha la peggio e viene catturato. Nightshade a questo punto può usare il suo trattamento contro di lui. La trasformazione è inevitabile: ecco Cap-Wolf!

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Il Cap mannaro fugge, e deve di nuovo affrontare Wolverine, mandato a catturarlo.

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Nel frattempo, Il Dottor Druido ha scoperto l’identità della mente dietro l’intera vicenda: è Dredmund Cromwell, mistico con mire di conquista.

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Intanto, nelle segrete della villa, il prigioniero Cap-Wolf fa proseliti fra i licantropi, persone trasformate contro la propria volontà da Cromwell per formare un esercito ai suoi ordini. Tra i prigionieri c’è anche Wolfsbane, membro ferino di X-Factor, attirata sul posto dalla forza irresistibile della Pietra Lunare. Stessa cosa è successa a Feral, membro di X-Force. La sua sparizione mette in allarme Cable, leader della formazione mutante, che si mette sulle sue tracce.

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A questo punto direte: ma come mai tutti questi ospiti provenienti dalle serie mutanti? La risposta è semplice: siamo nel 1992 e da più di dieci anni la serie degli X-Men e i suoi spin-off sono le più vendute della Marvel, mentre le serie di Cap, Thor, Iron Man e dei Vendicatori languono spesso nei bassifondi delle classifiche. Con qualche comparsata di Wolverine, Cable e soci si spera di vendere qualche copia in più. Sembra incredibile oggi, abituati come siamo alla saga cinematografica degli Avengers, ma in quel momento storico sfruttare il grande successo degli X-Men era la norma.
Tornando alla nostra saga, Cap-Wolf e gli altri licantropi scappano dalla loro cella, ma non fanno in tempo ad impedire a Cromwell, che ha sconfitto il Dottor Druido, di usare la pietra lunare per diventare un potente “Signore dei Lupi”.

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Con l’aiuto del sopraggiunto Cable e di un Wolverine ormai libero dal giogo mentale di Nightshade, Cap-Wolf riesce ad avere la meglio sul suo nemico.

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La Dottoressa Nighshade, rimasta sola, somministra la cura per la licantropia al Capitano e a John Jameson, che era in effetti uno dei licantropi trasformati dalla coppia di villain. La saga si chiude con l’addio di John: il pilota comunica al Capitano che non tornerà con lui alla base dei Vendicatori, dove aveva prestato servizio come pilota, ma che partirà per cercare il suo posto nel mondo.

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Anche se il ciclo di Cap-Wolf non è stato certo il momento più luminoso della pluridecennale carriera della Sentinella della Libertà, voglio spezzare una lancia per il compianto Mark Gruenwald: questa saga dalle premesse già traballanti (e certamente non aiutata dalle matite tutt'altro che memorabili del modesto Rik Levins) non può macchiare la qualità di altri suoi lavori, come il resto della sua notevole run di Captain America. Mi fa piacere ricordare in questa sede anche Quasar, collana dedicata al Vendicatore Cosmico interamente scritta da Grue, graziata ad un certo punto dalle matite di un debuttante Greg Capullo, futuro disegnatore di Spawn e Batman, una delle letture preferite della mia adolescenza. O la miniserie dello Squadrone Supremo, che anticipò alcune tematiche realistiche, tipiche del fumetto revisionista, che poi sarebbero state riprese in opere più blasonate come Watchmen. Gruenwald andava così fiero di questo suo lavoro che chiese espressamente che le sue ceneri fossero raccolte e mescolate all’inchiostro usato per la prima stampa della raccolta in volume dell’opera. Grazie Mark, per l’amore e la passione che hai messo sempre nel tuo lavoro: non sarai dimenticato.

È tutto per questa puntata di Mad Run: fate attenzione alle notti di luna piena, commentate sulla nostra pagina Facebook e fateci sapere se c’è una "mad run" a cui vorreste che dedicassimo una puntata della nostra rubrica!
Fino a quel momento… HEY, HO, LET’S GO!

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