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Mr. Reed #1: Nuovo è sempre meglio

Gestendo Comicus quotidianamente seguo, e racconto, l’evolversi del fumetto attraverso le novità editoriali, le cosiddette news che vengono pubblicate ogni giorno. Di conseguenza, seguo i commenti dei lettori, degli appassionati e degli addetti ai lavori. Le critiche più frequenti sono dirette verso quelle novità che tendono a toccare o stravolgere personaggi e serie classiche. È il caso ad esempio, negli ultimi anni, di Dylan Dog o delle testate Marvel che hanno introdotto personaggi nuovi e situazioni inedite, con tanto di “vecchia guardia” risentita. In realtà è un atteggiamento ciclico e costante che si ripete da sempre e, quasi sempre, non accompagnato da un reale riscontro. Le critiche, infatti, sono tendenzialmente preventive o, comunque, non oggettive e basate solamente su una propria concezione ideale.
Questo atteggiamento è figlio di una serie di motivazioni che mi piacerebbe analizzare. Vi dico subito che, per esorcizzarle, io ricorro a una delle regole di Barney Stinson, il celebre personaggio di How I Met Your Mother, applicandola al fumetto: “Nuovo è sempre meglio”.

“- Nuovo è sempre meglio. Lo sai chi è un milione di volte più figa della ragazza più figa con cui sono andato a letto? La sua amica passabile che non ho mai visto nuda. Perché? Perché nuovo è sempre meglio.
- E questa teoria funziona con tutto?
- Tutto!”

Quando nasciamo abbiamo una mente vergine come un disco da riempire e siamo, per questo, estremamente ricettivi. A seconda del contesto socio-culturale, dell'epoca o della città in cui cresciamo, assorbiamo gli stimoli esterni e li facciamo nostri. Non abbiamo alcun metro di paragone, non possiamo dire “prima era meglio” perché un prima non l’abbiamo. Restringendo il campo a quello che ci interessa, la musica, i film, le serie tv e i fumetti che leggiamo da ragazzi sono il nostro primo contatto con queste forme d’arte. Giunti a maggiore età abbiamo riempito un bel po’ quella mente vergine che avevamo quando eravamo appena nati e, spesso, la nostra capacità percettiva cala, non siamo più così aperti agli stimoli esterni, magari anche per disinteresse occupati in altre faccende. Intanto il mondo esterno cambia e va avanti e nuove menti si formano. Capita così, a 30 anni, di vedere un cartone in tv e notare che è diverso da quello che vedevamo da bambini. In tv non trasmettono più gli stessi programmi e la radio passa spesso canzoni che giudichiamo “di merda”. La nostra mente, ormai formata, ci porta a paragonare quello che vediamo a quello che abbiamo visto in passato e il confronto ne esce spesso distrutto. Questo accada perché la nostra formazione ha portato a ritenere validi taluni modelli, che oggi non esistono più. La qualità media delle canzoni che passa alla radio è la medesima di 20 anni fa, eppure per noi è merda. Magari oggi critichiamo un Benji e Fede, ma cantavamo Paola e Chiara, critichiamo gli One Direction ma ascoltavano i Take That. E li risentiremmo ancora oggi con piacere, esclamando “queste erano canzoni, sempre meglio di oggi”. Critichiamo i ragazzi di oggi che hanno come miti i Youtuber ma guardavamo Non è la Rai e compravamo i prodotti brandizzati col marchio del programma (non io, sia chiaro). Siamo diventati i nostri nonni quando dicevano ai nostri padri “era meglio prima” e i nostri padri quando esaltano i loro tempi criticando le mode attuali.

Fumettisticamente parlando, prendo come esempio i cambiamenti Marvel degli ultimi anni che tanto hanno scontentato i vecchi lettori. Agli inizi degli anni ’90, tutti i lettori che leggevano L’Uomo Ragno & Co. dai tempi della Corno, criticarono fortemente la nuova generazione di autori amati dai ragazzi, gente come Todd McFarlane etc., odiarono Ben Reilly e la saga del Clone, rimpiangevano la vecchia Marvel in pratica. I lettori cresciti negli anni ’90, a loro volta, hanno difficoltà a leggere le storie odierne che non rispettano più i loro canoni, criticano ogni cambiamento ed esultano ad ogni ripristino dello status quo. Ma il mondo del fumetto è sempre stato così, non si è mai fermato, e lo stile di narrazione e di disegno ha seguito l’evoluzione dei nuovi autori. A mente lucida, ragionando con serenità e razionalità, vedremo come le stesse cose di oggi accadevano in passato, e a noi stavano bene. Anzi, sbeffeggiavamo “i vecchi” che non si adeguavano al cambiamento. Le critiche provengono, dunque, non per un'attenta e profonda analisi, non per un paragone imparziale come dovrebbe essere.

Al tutto, poi, si aggiunge un contorno nostalgico. Il passato è sempre meglio del presente perché è prevedibile, è già accaduto. Non abbiamo paura del passato. Magari ricordiamo i giorni dell’infanzia come spensierati, i giorni del liceo come mitici, ma rimuoviamo le ansie, le brutture, i ricordi vengono addolciti dalla patina nostalgica. Lo stesso vale per le nostre passioni. Rimpiangiamo la tv analogica, il Commodore 64 e i vecchi cartoon con animazioni scadenti solo perché ci hanno allietato da giovani. Sia chiaro, nulla di male in tutto ciò, io stesso mi abbandono spesso alla nostalgia, ma questa non deve mai dominarci perché altrimenti significa che la nostra mente ha  finito di assorbire gli stimoli esterni, che siamo dunque diventati vecchi.
È per questo motivo che temo il giorno in cui dirò “era meglio prima”. È per questo che “nuovo è sempre meglio”.  Non perché sia effettivamente così, ma è una regola fondamentale per non rinchiudersi dentro di sé. Per non chiudere la nostra mente a ciò che è nuovo. Per aprirsi a nuovi stimoli e mettere in gioco le proprie convinzioni. Le novità devono destabilizzarci, meravigliarci, dobbiamo accoglierle con stupore e curiosità. Perché se i fumetti, le serie tv, le canzoni etc. di oggi non ci piacciono, non è un problema loro. Il problema siamo noi.

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