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Gennaro Costanzo

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L'ex editor Jim Shooter critico nei confronti dell'attuale Marvel Comics

Jim Shooter, uno dei più importanti editor della Marvel, attivo fra gli anni '70 e '80, ha rilasciato alcune interessanti considerazioni sulla Marvel attuale al sito AIPT. Shooter critica molto il modo in cui oggi si scrivono e si vendono fumetti. Ecco le sue parole:

"Penso che abbiano dimenticato il business in cui si trovano. Penso che ci siano talenti eccezionali là fuori - se sfogli gli albi, le immagini sono incredibili. A volte non raccontano la storia come dovrebbero, a volte in realtà stanno progettando pagine da vendere in luoghi come questo [una convention a fumetti], e non pensano davvero al modo migliore per raccontare una storia. La scrittura, non posso giustificare gran parte della scrittura. Hai persone brillanti come Mark Waid che fanno cose grandiose, ma gran parte di queste cose sono caratterizzare da ciò che chiamano storytelling decompresso...

Ci vuole un'eternità per raccontare una storia. Quello che Stan [Lee] avrebbe messo in sei pagine, adesso ci vogliono sei mesi per raccontarlo. Quindi guardi le vendite: i fumetti Marvel ora costano 4 dollari ciascuno e sono entusiasti se le vendite superano i 30.000. Quando ero alla Marvel, il mondo intero era diverso. Non avevamo un solo titolo - avevamo 75 titoli - non ne avevamo uno che vendesse meno di 100.000. Avevamo gli X-Men che si avvicinavano a 750.000 copie. E non parlo di numeri speciali, dove qualcuno muore, cambia i costumi, o si sposa, era così sempre. Molti di questi erano lettori che compravano la copia singola. La gente non se ne andava in giro a comprare degli albi perché avevano copertine speciali. Valeva per tutti i numeri.

Solo una volta ho fatto una variant cover per il matrimonio di Spider-Man perché non riuscivamo a decidere se avere i civili o gli eroi e i cattivi sullo sfondo, così ne abbiamo fatta una di ciascuno. Allora non sapevamo nemmeno del termine "variant". Non ci è mai venuto in mente che fosse uno stratagemma di marketing. Ora ci sono un sacco di variant e un sacco di trucchi e stanno davvero confondendo le persone. La gente mi dice "Cosa consiglia?": Racconta una buona storia e raccontala bene."

Shooter racconta poi che fra le prime cose che ha fatto quando ha ricevuto l'incarico alla Marvel è stata quella di far uscire i fumetti con puntualità, visto che molte testate avevano ritardi cronici. Successivamente, si sono concentrati sulle storie e sulla valorizzazione degli autori pagandoli meglio e tutelando le loro creazioni originali.
L'ex-editor critica poi Secret Empire:
"Capitan America un nazista? Ma stai scherzando? Jack [Kirby] si sta rotolando nella tomba. Joe Simon si alzerà dalla tomba e ucciderà quelle persone. È sbagliato perché non è qualcosa di simile all'intento originale dei creatori."

Shooter poi prosegue:
"Quando ero un bambino non vedevo l'ora di vedere cosa sarebbe successo a Spider-Man il mese prossimo. Non me ne frega niente se la copertina fosse in rilievo, perché non lo era. Tutto si basava sull'amore per Spider-Man, il personaggio di Spider-Man, volevamo sapere cosa succedeva a Spider-Man. Se saltano un albo e a loro non importa, hai perso. Quindi devi capire, stai costruendo una relazione. Stan ha fatto un passo ulteriore e ha creato una relazione tra gli autori. Tutti sentivano che Stan era loro amico. I ragazzi gli inviavano confessioni infantili: "Sono una persona cattiva perché ho fatto questo o quello." Quando sono coinvolti, tu vinci. Quando non lo sono, non mi interessa quante copertine in rilievo ci sono.

La gente al piano di sopra mi diceva, beh, sui titoli che non vendono così tanto, perché non abbassiamo il prezzo e lo aumentiamo per gli X-Men? Ma non c'è un prezzo abbastanza basso da rendere le persone interessate. E se aumenti il ​​prezzo sugli X-Men, le persone si sentiranno tradite e sarà terribile. Ho davvero vinto quella battaglia."

Potete leggere l'intervista completa a Shooter, qui.

Portfolio: Le spettacolari title page di The Spirit di Will Eisner

Il 2 giugno 1940 fa il suo esordio sui quotidiani americani un nuovo personaggio. Parliamo di The Spirit di Will Eisner, fumettista che diventerà, anche grazie a questa sua ideazione, una delle figure più importanti e influenti del mondo del fumetto. Pubblicato dal 1940 fino al 1952, la serie parla di Denny Colt, criminologo creduto morto dopo uno scontro con lo scienziato Dr. Cobra e che ora combatte il crimine nell'ombra a Central City nei panni di The Spirit. Di seguito potete vedere la tavola di esordio della serie.

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Inizialmente, The Spirit, pur spiccando per qualità, non era molto diversa da altri fumetti dell'epoca, ma la situazione migliorò andando avanti a un ritmo e una velocità incredibile. Eisner, infatti, lavorò molto sul suo stile che diventò sempre più personale e ricco di idee e soluzioni. Le stesse storie avevano sempre trovate interessanti e spesso il protagonista restava ai margini della vicenda per consentire ai comprimari di avere il giusto spazio. In poco tempo, dunque, la serie divenne un appuntamento irrinunciabile proiettandosi fra i capolavori indiscussi dei fumetti in grado di influenzare generazioni di artisti successivi.

Uno dei tratti distintivi di The Spirit erano le title page di apertura in cui l'artista ideava soluzioni grafiche sempre più particolari e originali. Celebre divenne, in particolare, il modo in cui di volta in volta il titolo della serie si integrava all'interno del disegno diventando elemento centrale della tavola e non marginale come accadeva altrove. Se, all'inizio, la prima pagina non era differente dalle altre, ora fungeva da sorta di copertina che anticipava i temi della storia.

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Potete ammirare una ricca selezione di queste title page, sia in bianco e nero che a colori, nella gallery in basso.

Star Wars: i fumetti canonici Marvel con la Gazzetta dello Sport

Dal 5 dicembre, per 30 settimane, con la Gazzetta dello Sport sarà possibile acquistare i volumi di una nuova collana di Star Wars. In questa occasione, verranno proposti gli attuali fumetti canonici prodotti dalla Marvel Comics dopo l'acquisto della Lucasfilm da parte della Disney. Ogni volume costerà 9,99€ più il prezzo del quotidiano.

La collana è in collaborazione con Panini Comics. Di seguito la prima immagine diffusa.

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Strange Fruit, recensione: dispersi nella Storia, il razzismo secondo J.G. Jones e Mark Waid

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« Southern trees bear a strange fruit,
blood on the leaves and blood at the root,
black body swinging in the Southern breeze,
strange fruit hanging from the poplar trees. »

« Gli alberi del sud danno uno strano frutto,
sangue sulle foglie e sangue sulle radici,
un corpo nero dondola nella brezza del sud,
strano frutto appeso agli alberi di pioppo. »

Stranger Fruit, Billie Holiday

L’alluvione del Mississippi del 1927 è stata uno dei peggiori disastri naturali della storia degli Stati Uniti d’America che portò alla morte di 256 persone. Questo dramma è il pretesto per J.G. Jones, affiancato dallo sceneggiatore Mark Waid, per narrare la loro storia ambientandola a Chatterlee, una comunità la cui forza lavoro proviene principalmente dalle braccia dei lavoratori neri sfruttati e sottopagati che, giustamente, sono in fermento. Per arginare il fiume, tuttavia, questi uomini sono indispensabili considerando che la comunità bianca non vuole saperne di sporcarsi le mani. In questo scenario tristemente razzista, tanto da annoverare la presenza dei cappucci bianchi del Ku Klux Klan, dal cielo arriva un salvatore, un uomo con poteri assurdi in grado di poter risolvere tutti i problemi. “Peccato” che sia un nero.

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La forza di Strange Fruit non consiste tanto nell’intreccio, abbastanza lineare nel suo svolgimento, quanto nel rappresentare fedelmente uno spaccato di vita reale, nonché di storia d’America, mettendo in scena un dramma umano. I due autori riflettono non solo sul razzismo, tema centrale del racconto che mostra chiaramente lo scenario sociale della prima metà del ‘900, con la popolazione nera trattata come bestiame dai privilegiati bianchi, ma anche sul valore stesso della vita umana: quanto valeva la vita di un nero? E quante vite sono finite nel dimenticatoio della Storia?
Alla fine della lettura del volume non possiamo che chiederci cosa rimanga di quelle vite di cui abbiamo letto. Chi si ricorderà di loro, dei loro sacrifici? Chi si ricorderà dei potenti bianchi benestanti? Cosa rimarrà di loro una volta lasciata questa Terra?

L’opera mette in scena un’umanità varia, fra padroni e lavoratori, gente perbene e gente disonesta. Le loro azioni, le loro gesta vili o eroiche, i loro valori, per quanto giusti o sbagliati che siano, verranno messi fortemente in discussione dalla potenza inaudita della natura.

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La storia di Waid e Jones è naturalmente opera di fiction, ma è talmente verosimile da risultare reale. Nonostante un piccolo elemento sovrannaturale (la natura dei poteri di questo misterioso gigante e la sua superforza), la storia non devia verso il genere supereroistico e questo aspetto rimane assolutamente marginale. I poteri di quest’uomo hanno una valenza simbolica per la sua popolazione, incarnano una proiezione sociale, un’identità che si manifesta, un’ideale che si concretizza.

Le tavole di J.G. Jones sono, poi, la vera forza di tutto il progetto. Dal taglio fortemente cinematografico, lo storytelling dell’artista è impeccabile e da manuale e il racconto per immagini rasenta la perfezione. Il fotorealismo delle sue matite, unito a una colorazione pittorica ma altamente fedele nel delineare forme e colori, ci fa spesso dubitare di essere davanti a dei disegni. La cura per i dettagli è maniacale e la ricostruzione dello scenario dell’epoca è assolutamente precisa e realistica. Le espressioni dei personaggi sono incredibilmente naturali e la loro recitazione efficace. Le ricchezza di dettaglio rende le tavole estasianti, in particolare quelle affollate o in contesti urbani e privati, che vi ritroverete a contemplare per diversi minuti.

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L’edizione Panini Comics propone Strange Fruit, edito in patria dai BOOM! Studios, nella collana 100% HD, caratterizzata da cover cartonata soft touch e alta qualità di stampa. Oltre ai 4 albi americani che compongono la mini-serie, sono presenti anche un’introduzione di Elvis Mitchell, una post-fazione degli autori e una gallery con sketch, studi, cover e altro.

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