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Deadpool: Cattivo Sangue, recensione: il ritorno di Rob Liefeld sul Mercenario Chiacchierone

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Come tutti i campi della vita, anche la critica fumettistica non è esente da luoghi comuni. Chi opera in questo campo spesso si dimentica di quel sense of wonder che contraddistingueva alcune letture della giovane età, puntualmente rinnegate, e sfoglia le pagine di un fumetto con la supponenza di una signora ingioiellata che sorseggia un Martini ad un vernissage. In questo senso, uno dei cliché più abusati del settore è la derisione preventiva e sistematica dell’opera di Robert “Rob” Liefeld, idolo delle folle tra la fine degli anni ’80 e i primi ’90 e oggi considerato il paradigma di tutto quello che c’è di sbagliato nell’industria del fumetto a stelle a strisce. Liefeld non è certo un artista raffinato e non lo è mai stato, ma la sua estetica muscolare e steroidea, così come i suoi personaggi ipertrofici e armati fino a ai denti, hanno segnato un’epoca. Peter David, il grande sceneggiatore di Incredible Hulk, lo apostrofò con il non invidiabile titolo di “Ed Wood dei fumetti”. L’accostamento al re del cinema trash, la cui vicenda umana ed artistica venne immortalata in uno splendido film da Tim Burton, non è peregrina.

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Un elemento che avvicina Liefeld a Wood è sicuramente l'entusiasmo fanciullesco e sincero che attraversa le sue opere, che scivolano però facilmente in un grottesco involontario. Un distinguo è comunque necessario, perché Wood non ebbe mai nel cinema il successo di cui Liefeld ha goduto nei primi anni della sua carriera di disegnatore, tra gli inizi in DC e l’esplosione in Marvel con New Mutants. L’artista fu il capofila, insieme a Todd McFarlane e a Jim Lee, del più profondo rinnovamento grafico del fumetto americano dai tempi di Jack Kirby, tra splash-pages e personaggi che schizzavano letteralmente fuori dalla tavola, abbandonando la rigidità della griglia a schema fisso. Senza contare i numeri: cinque milioni di copie per il primo numero di X-Force, cifre per le quali oggi i proprietari delle fumetterie, da anni in debito di ossigeno, firmerebbero col sangue. Inoltre, si deve al buon Rob l’intuizione che portò alla nascita della Image Comics, la casa editrice sinonimo di qualità oggi acclamatissima, creata da Liefeld nel 1992 con gli altri celebri sei transfughi dalla Marvel. A conti fatti non sono pochi i meriti ascrivibili al creatore di Youngblood, non ultimo quello di aver fornito ad Alan Moore la materia prima per scrivere una delle run metatestuali più celebrate di sempre, lo splendido Supreme. Eppure, Rob Liefeld continua ad essere il bersaglio preferito degli haters del web, che lo impallinano puntualmente ad ogni sua nuova uscita. Nel bene o nel male, l’annuncio di un suo nuovo lavoro fa sempre rumore e non ha fatto eccezione quest’ultimo Deadpool: Cattivo Sangue che segna il ritorno dell’artista in Marvel e alla sua creazione di maggior successo.

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Liefeld fece debuttare il “mercenario chiacchierone” su New Mutants 98 del febbraio 1991, mentre la testata dedicata agli studenti più giovani del Professor Xavier, di cui aveva risollevato le vendite, si stava per trasformare nella più aggressiva X-Force. Il personaggio è un incrocio tra l’Uomo Ragno, con cui ha in comune una certa parlantina e un costume simile, e Deathstroke, il villain della DC avversario dei Teen Titans. Deadpool, al secolo Wade Wilson, ruba subito la scena ai titolari dell’albo e diventa un beniamino dei fan, che ne chiedono a gran voce il ritorno. Il grande salto del mercenario da comprimario a protagonista assoluto avviene dopo la partenza del suo ideatore dalla Marvel, grazie ad autori come Fabian Nicieza, Mark Waid e, soprattutto, Joe Kelly. Ma Cattivo Sangue è un revival a tutti gli effetti, e Liefeld riavvia il nastro ai tempi delle prime apparizioni di Deadpool. Tra flashback e apparizioni di altre creazioni celebri di Liefeld come Cable, Domino, la X-Force e Garrison Kane, Wade Wilson dovrà risolvere il mistero dell’identità di un misterioso avversario che lo perseguita da anni, la cui soluzione potrebbe nascondersi nel passato remoto del mercenario.

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Deadpool: Cattivo Sangue, primo graphic novel dedicato al personaggio, è un divertissment gioioso e fracassone, che riporta le lancette dell’orologio a quegli anni ’90 di cui Liefeld ha saputo senza dubbio cogliere lo spirito, più di celebrati colleghi come Jim Lee, con le sue eroine belle ed impossibili, o il sontuoso ma discontinuo Travis Charest. Approcciare il lavoro di Liefeld con gli strumenti tradizionali della critica è un’operazione che lascia il tempo che trova, oltre ad essere priva di senso. Rob Liefeld non sa disegnare i piedi? Probabilmente. Non sa cosa siano gli sfondi? Senza ombra di dubbio. Eppure l’energia e l’entusiasmo contagioso che sprigionano i suoi disegni è innegabile. È un Liefeld in forma, quello che troviamo in queste pagine: avvertendo probabilmente il clima da occasione speciale, limita al massimo le improbabili distorsioni anatomiche che lo hanno reso celebre, producendo comunque tavole godibilissime e ricche d’azione. Il risultato è quello di un b-movie spassoso ed appagante, soprattutto per l’atmosfera da reunion di cui è permeato: la sequenza in cui Liefeld torna a disegnare Cable e la X-Force a distanza di un ventennio farà scattare l’applauso in tutti i fan dell’epoca. Contribuiscono alla festa Chris Sims e Chad Bowers, che hanno il compito di sceneggiare la trama imbastita da Liefeld, collaborazione che si è recentemente rinnovata negli States con il rilancio di Youngblood.

Convinti che presto o tardi tornerà a far parlare di sé, lasciamo il “caso Rob Liefeld” ad altri approfondimenti e ci congediamo con le parole che Robert Kirkman, creatore di The Walking Dead e suo sostenitore da sempre ha speso in suo favore: “Tutto quello che disegna ha un certo grado di energia in sé. E tutto quel che disegna è interessante, che sia accurato o meno. Molta gente guarda ai disegni di Liefeld e pensa: ai miei occhi questo disegno è sbagliato; ecco, direi che questa gente non ha gioia nell’anima”.

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Rob Liefeld rilancerà i Futurians di Dave Cockrum

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Secondo quanto riportato da ComicBook.com, Rob Liefeld riporterà in auge il franchise Futurians creato da Dave Cockrum nel 1983, con possibilità di adattare la proprietà per televisione, cinema e editoria.

Dopo l'uscita nel 1983 di un volume sotto la Marvel, l'autore decise di optare per la Lodestone Comics per i successivi tre volumi, portando a livello creator-owned la serie.

“Io e Paty Cockrum siamo entusiasti nell'affidare a Rob Liefeld i Futurians. Dave Cockrum è per lo più noto per aver creato Nightcrawler e gli iconici design degli X-Men come Storm, Colossus, Thunderbird e Mystique. Ma i Futurians erano i personaggi che Dave amava di più. I suoi graphic novel per la Marvel e per altre case editrici con protagonisti i Futurians erano amate anche dai fan di Dave. E decenni dopo sono ancora ricercate dai collezionisti”, ha dichiarato Clifford Meth, autore che rappresenta la famiglia Cockrum e l'eredità lasciata da Dave.

“Ho contattato i Cockrum mesi fa, dicendo loro di essere interessato a discutere di questa possibilità qualora fossero stati interessati”, ha aggiunto Liefeld, che già in passato aveva cercato di riportare in vita i Futurians a metà degli anni '90, senza riuscire a coinvolgere Dave. “Conosco Cliff da un po' e lui mi ha coinvolto subito. Abbiamo solo dovuto tirare dentro Paty, che si è dimostrata molto amichevole, e dopo si è trattato solo di impostare i giusti parametri insieme, ma quello che volevo era solo la possibilità di fare nuove storie dei Futurians”.

Il progetto potrebbe far parte della linea Extreme Universe di Image Comics anche se non ci sono conferme a riguardo.

(Via CBR)

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Rob Liefeld annuncia il seguito di Deadpool: Bad Blood

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Vi abbiamo già parlato di Deadpool: Bad Blood, fumetto che ha visto il ritorno di Rob Liefeld sulla propria creatura insieme a Chris Sims e a Chad Bowers. Ebbene, un giorno solo dopo la sua uscita, Liefeld ne annuncia su Instagram il sequel dal titolo Deadpool: Badder Blood previsto per il 2018.

Al momento non si hanno ulteriori dettagli, in particolare sul coinvolgimento di Sims e Bowers. Naturalmente, vi terremo aggiornati.

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Un action movie Marvel alla Schwarzenegger, la recensione di Cable: Sangue e Metallo

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Gli anni ’90, nella storia del fumetto americano, sono spesso considerati sinonimo di cattivo gusto e di prodotti che, nonostante abbiano goduto di una certa popolarità al momento della loro uscita, non sono riusciti poi a superare la prova del tempo. Emblematica, in questo senso, è la parabola di Rob Liefeld, artista che ha suscitato controversie tra i lettori fin dai suoi primi lavori: amato da chi vedeva nel dinamismo delle sue matite e nelle distorsioni anatomiche dei suoi personaggi una rivoluzione estetica, per quanto estrema, odiato e deriso da chi considerava le sue storie piene di antieroi violenti e armati fino ai denti semplice spazzatura. Eppure il buon Rob la sua impronta nella storia del fumetto l’ha lasciata, per almeno un paio di motivi. Il primo è quello di aver contribuito alla nascita della Image Comics, casa editrice indipendente (e attuale terzo editore negli States) che ha conferito ai creativi un potere decisionale impensabile prima. Il secondo, è quello di aver creato, durante la sua permanenza in Marvel, due eroi diventati fin da subito beniamini del pubblico: Deadpool e Cable. Soprattutto quest’ultimo sarà il prototipo per la nuova generazione di eroi che segneranno il decennio: soldato dal passato nebuloso, è ritratto da Liefeld come un tank umano, corredato da armi da fuoco e appendici robotiche che lo rendono, per citare una famosa saga cinematografica, un riuscito amalgama tra il salvatore dell’umanità proveniente dal futuro Kyle Reese e la sua nemesi Terminator. Non citiamo a caso l’opera più celebre di James Cameron: è stato lo stesso regista, avido lettore di fumetti in gioventù, ad aver affermato più volte che l’ispirazione decisiva per la sua pellicola è arrivata da Giorni di un futuro passato, il momento più significativo insieme alla Saga di Fenice, della gestione Chris Claremont/John Byrne degli X-Men. Con l’arrivo di Cable si chiude un cerchio ideale: se la saga degli X-Men è essenzialmente la storia di una “famiglia” di emarginati condita da avventura, romanticismo e frequenti viaggi nel tempo e in dimensioni parallele, il guerriero creato da Liefeld ne rappresenta uno degli esempi più emblematici.

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Rileggere Cable: Sangue e Metallo, a 25 dalla sua prima uscita, è come compiere uno dei balzi temporali di Nathan (Nate per gli amici) Summers. Siamo nel 1992 e Claremont ha lasciato le serie mutanti nell’anno precedente, dopo averle trasformate nel più grande successo commerciale nella storia della Marvel, grazie ad un mix di avventura, soap-opera e di trame a lunga gittata, i cui semi vengono piantati in sordina per esplodere poi anche a distanza di anni. Poco dopo se ne sono andati anche Jim Lee, la superstar della matita la cui importanza nell’economia delle storie degli Uomini X aveva finito per eclissare quella dello scrittore, costretto da questa e altre circostanze all’abbandono, e Rob Liefeld. Superato lo shock iniziale, la perdita di questi creativi finisce paradossalmente per favorire i piani della casa editrice per un’espansione senza limiti della sua linea editoriale di maggior successo. Senza figure ingombranti che possano pretendere controllo creativo, la Marvel è libera di incrementare esponenzialmente il numero di iniziative legate agli X-Men e al loro mondo, compresi i comprimari che fino a quel momento non avevano ancora avuto il loro posto al sole. Nella pletora di serie regolari, miniserie e one-shot che inondarono il mercato in quei primi anni ’90, una delle migliori fu senza dubbio Cable: Blood & Metal, miniserie in 2 ad opera di Fabian Nicieza e John Romita Jr..

La storia riprendeva il filo del lungo conflitto tra Cable e Stryfe che si era dipanato sulle pagine di X-Force, svolgendosi su due piani temporali. In una serie di flashback tratti da un passato recente, assistiamo alle missioni del Six Pack, gruppo di mercenari creato da un Cable arrivato da poco nella nostra epoca. Formato dallo stesso Cable, la sempre fedele Domino, Garrison Kane, G.W. Bridge, Hammer e Grizzly, si tratta di uno “sporco sestetto” in soldo al miglior offerente, ma creato da Nathan allo scopo di poter abbattere Stryfe quando se ne presenterà l’occasione; nel presente Bridge, ora uomo forte dello S.H.I.E.L.D. e Kane, che è stato trasformato nel cyborg Arma X a seguito delle gravi ferite riportate durante uno scontro con Stryfe, si alleano per dare la caccia a Cable, il loro vecchio compagno reo, a parer loro, di averli traditi. Il palcoscenico si allargherà con l’arrivo di Stryfe e la resa dei conti tra quest’ultimo e Nathan costituirà il piatto forte del finale, in cui Kane sarà costretto a rivedere le sue posizioni.

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Fabian Nicieza è un artigiano della macchina da scrivere con una profonda etica del lavoro che lo portò, in quei primi anni ’90, a firmare mensilmente un numero considerevole di testate Marvel: X-Men, X-Force, New Warriors, Nomad, Cable, Deadpool e una miriade di miniserie e progetti speciali. Con Cable: Sangue e Metallo, Nicieza firma il corrispettivo a fumetti di un action movie alla Arnold Schwarzenegger come ne uscivano in quegli anni, un prodotto commerciale ma di qualità. Trama serratissima, azione e colpi di scena che all’epoca lasciarono di stucco, vedi la rivelazione dell’identità di Stryfe, senza trascurare la caratterizzazione dei personaggi e le loro motivazioni. Lo scrittore diede seguito, ma soprattutto sostanza, alle trame lasciate pendenti da Liefeld e tra X-Force, questa miniserie e la serie regolare che seguì, fece sempre più suo il personaggio di Cable, approfondendone la personalità, allontanandosi progressivamente dal violento guerriero delle prime apparizioni per arrivare a quello di un malinconico paria fuori dal suo tempo, che lotta per scongiurare un futuro distopico.

La miniserie viene ancora oggi ricordata per i disegni di John Romita Jr., l’artista che ha segnato trent’anni della storia della Casa delle Idee, che in quel periodo si scrollava definitivamente di dosso l’ingombrante eredità paterna. Dopo aver debuttato alla fine degli anni ’70, giovanissimo, Romita Jr. aveva attraversato gli anni ’80 proponendo, tra Iron Man, Amazing Spider-Man, Dazzler, Contest of Champions e una prima run su Uncanny X-Men, una versione aggiornata dello stile morbido e arrotondato del celebre padre. Una prima svolta nella carriera di Romita Jr. avviene alla fine del decennio, quando, disegnando un bellissimo ciclo di Daredevil su testi di Ann Nocenti, ha l’occasione di lavorare col veterano Al Williamson, formando un affiatato duo. Numero dopo numero le matite di Romita Jr. prendono una direzione nuova, verso un tratto squadrato e spigoloso che da quel momento diventa il suo marchio di fabbrica e che caratterizza la produzione successiva, tra cui la miniserie di Cable. È qui che lo stile dell’artista comincia ad assumere una dimensione monumentale: il suo Cable è un carro armato umano, enorme e inarrestabile, la tavola è affollata di personaggi e dettagli che ne riempono tutto lo spazio a disposizione, fino a straripare. È l’inizio di una sterzata verso una vocazione Kyrbiana della sua carriera, che esploderà in tutto il suo splendore sul finire degli anni ’90 sulle pagine di Thor. Le matite di Romita Jr. sono ottimamente rifinite dalle chine di Dan Green, solido professionista in forza alla Marvel tra gli anni’70 e ’90, e i colori di Brad Vancata sono ancora funzionali e gradevoli, nonostante i passi da gigante fatti nel campo della colorazione digitale dall’epoca in cui è uscita questa miniserie.

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Panini Comics propone Cable: Sangue e Metallo in un bel cartonato della linea Marvel History, inserendovi anche New Mutants 87, la prima apparizione del personaggio per i testi di Louise Simonson e i disegni di Rob Liefeld: nonostante la sua importanza storica, l’episodio risulta estremamente datato sia per lo stile verboso e l’eccessivo uso delle didascalie da parte della Simonson, sia per le matite di Liefeld, appiattite dalle pesanti chine di Bob Wiacek. Detto questo, il volume è consigliato tanto ai nostalgici del periodo d’oro delle testate mutanti, quanto ai lettori più giovani che vorranno sperimentare uno dei migliori prodotti di un periodo storico del fumetto altrimenti vituperato. In attesa di ritrovare Cable anche al cinema, interpretato da Josh Brolin in Deadpool 2, previsto per il prossimo anno.

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