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Mad Run #2: I Peccati del Passato di Gwen Stacy nello Spider-Man di J. Micheal Straczynski

  • Pubblicato in Focus

Bentornati su Mad Run, la rubrica che non teme le cadute di stile e gli scivoloni gratuiti di cui a volte si macchiano anche gli autori più blasonati. Prima di cominciare voglio ringraziarvi per l’accoglienza che avete tributato alla nostra prima puntata, nella speranza che vi siate divertiti a leggerla quanto mi sono divertito io nello scriverla. Il nostro viaggio nel tempo prosegue, lasciando i selvaggi anni ’70 del Doctor Strange di Steve Englehart per una tappa a noi più vicina, la metà degli anni 2000. Molti di voi saranno già attraversati dal sospetto di andare ad incappare nella più discussa e controversa saga di quel periodo, una delle storie più odiate che uno sceneggiatore di fumetti si sia mai permesso di scrivere. La storyline che ha oltraggiato la ragazza dei sogni di generazioni di lettori: Peccati del Passato, la vituperata saga ragnesca di J. Micheal Straczynski e Mike Deodato Jr.

Facciamo un passo indietro all’inizio degli anni 2000, dove troviamo un Uomo Ragno uscito con le ossa rotte dai ’90. Quegli anni avevano visto la DC Comics finire su tutti i media, anche non di settore, per saghe di successo come la Morte di Superman o Knightfall. La Marvel non volle essere da meno e concepì un evento, nelle intenzioni, ancora più sconvolgente: veniva rivelato che il Peter Parker di cui i fan leggevano le storie ogni mese era in realtà un clone, creato dal malvagio Miles Warren, lo Sciacallo, che era stato sostituito con l’originale durante la prima saga del clone, un ventennio prima. Il clone era ignaro di essere tale e pensava di essere l’originale; l’originale era convinto di essere un clone e aveva lasciato New York per rifarsi una vita. Il ritorno del clone, in realtà l’originale Uomo Ragno, nelle vite dei Parker scatenò una serie di eventi che tennero occupate le testate di Spider-Man per un lustro intero. I lettori all’inizio risposero positivamente alla saga, che però si dilungò eccessivamente stancando i fan che chiesero ben presto un ritorno allo status quo. Così, dopo quattro anni di rivelazioni e marce indietro, un redivivo Norman Osborn venne svelato come la mente criminale dietro all’intera vicenda, un complicato piano per far impazzire Peter, che non era quindi un clone ma l’unico e solo Uomo Ragno. La Saga del Clone fece più danni della grandine e provocò una generale disaffezione dei lettori verso le testate ragnesche. A nulla valse, a cavallo tra la fine del secolo e l’inizio del nuovo millennio, un rilancio ad opera di John Byrne, coadiuvato da Howard Mackie. Byrne era stato un gigante dell’industria dalla fine dei ’70 fino ai primi anni ’90, ma nel frattempo i gusti del pubblico erano cambiati e l’autore di Fantastic Four, Uncanny X-Men e Superman non sembrava più in grado di intercettarli. In un decennio iniziato con la sbornia di testosterone degli eroi Image e che stava volgendo al termine sotto il segno del realismo iconoclasta di The Authority, l’approccio di Byrne ai supereroi era ormai giudicato dai lettori demodé e fuori dal tempo. Il Ragno aveva bisogno di un autore che lo portasse nel nuovo millennio, e lo trovò nella persona di J. Michael Straczynski.

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Prima di debuttare nel mondo del fumetto, Straczynski era conosciuto e rispettato come l’autore di Babylon 5, serial di fantascienza trasmesso dal 1993 al 1998, celebre per aver contribuito ad innalzare la qualità della fiction televisiva di genere. Il suo ingresso nel mondo del fumetto avviene grazie alla Top Cow di Marc Silvestri, presso cui pubblica Rising Stars, serial supereroistico dall’impronta revisionista e Midnight Nation, una miniserie di 12 numeri che mischia brillantemente viaggio on the road, horror, malinconia, romanticismo e tematiche spirituali. Entrambi gli valgono il plauso della critica: all’alba del nuovo millennio, Straczynski è uno dei nomi più caldi del settore, tanto da finire inevitabilmente nella lista della spesa di Bill Jemas e Joe Quesada, gli uomini che stanno risollevando la Marvel dalle ceneri della bancarotta del decennio scorso. Per la nuova Marvel la priorità è quella di rilanciare X-Men e Spider-Man, le due proprietà che sono da poco diventate remunerativi franchise cinematografici. Se alla corte dei Figli dell’Atomo viene chiamato l’iconoclasta Grant Morrison, è proprio a Straczynski che Jemas e Quesada pensano per correre al capezzale del Tessiragnatele. La scommessa si rivela vincente: Straczynski in pochi numeri rivitalizza Amazing Spider-Man, rivisitando l’origine dei poteri del Ragno in chiave mistico-esoterica, aggiungendo alla schiera dei suoi comprimari l’enigmatico Ezekiel, che sembra sapere tutto sulla vita di Peter Parker, e il terribile vampiro energetico Morlun alla sua galleria di avversari. La parte iniziale della run di Straczynski si segnala per due momenti in particolare: la controversa e discussa storia scritta sull’onda dell’emozione all’indomani dei tragici eventi dell’11 settembre, con l’Uomo Ragno impotente spettatore di fronte agli attacchi alle Torri Gemelle e La Conversazione, in cui Zia May scopre casualmente la doppia vita di Peter, rivelazione che porta al primo vero confronto sincero tra zia e nipote dopo quasi quattro decenni di pubblicazione, in uno degli episodi più belli dell’intera saga ragnesca.

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Nell’anno del Signore 2004, dopo tre anni alla guida di una serie popolarissima tra i lettori, illustrata da un John Romita Jr. in stato di grazia e che sta beneficiando del successo delle trasposizioni cinematografiche curate da Sam Raimi, le cose sembrando andare a gonfie vele per J. Michael Straczynki. Ma come un maratoneta che cade a pochi passi dal traguardo dopo aver dominato la gara, il nostro sceneggiatore pensò bene di commettere un suicidio artistico dalle dimensioni epiche, un harakiri professionale che inserisce di diritto la sua run nel novero di quelle prese in considerazione dalla nostra rubrica.

Forse troppo sicuro del consenso per il lavoro svolto su Amazing fino a quel momento, “Strac” partorì la malsana idea di andare a toccare, qualcuno direbbe oltraggiare, il ricordo di un comprimario mai dimenticato della serie, il primo grande amore di Peter Parker e di molti lettori allo stesso tempo: Gwen Stacy. Gwen incarnò per i lettori degli anni ‘60 e dei primi ’70 l’immagine della fidanzata ideale e il suo assassinio brutale per mano di Norman Osborn, Goblin, scioccò il pubblico dell’epoca, ponendo idealmente fine all’innocenza della “Silver Age”. Neanche la morte poté cancellare dai nostri cuori il ricordo della sfortunata fanciulla e della sua purezza… almeno fino allo sciagurato pasticcio chiamato Peccati del Passato, pessimo esempio dell’uso della retcon.

Il tutto comincia su Amazing Spider-Man #509 quando Peter riceve con sua grande sorpresa, una lettera scritta da Gwen prima che morisse, anche se secondo il timbro postale è stata spedita da pochi giorni.

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Una parte della lettera risulta illeggibile e Peter, turbato da questo “ritorno” di Gwen nella sua vita, nei panni dell’Uomo Ragno chiede l’aiuto del Detective Lamont, poliziotto di cui si fida. Peter aveva notato infatti che il foglio su cui Gwen aveva scritto la lettera conteneva il calco di un secondo foglio non inserito nella busta, e confida nell’aiuto della scientifica per decifrarne il contenuto. La rivelazione è scioccante: Gwen aveva scritto la lettera, poi non spedita, per rivelargli che aveva lasciato New York per andare in Europa a partorire due gemelli. Contemporaneamente, mentre si trova sulla tomba di Gwen, viene attaccato da due misteriosi individui mascherati che lo accusano della morte della donna. I due dichiarano ad un Peter sconvolto di essere figli di Gwen.

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Sfuggito all’agguato, un Ragno assetato di verità decide di fare luce sulla vicenda. Lui non può essere il padre perché, contrariamente a quanti alcuni di noi hanno pensato per anni, la relazione con Gwen non aveva mai raggiunto quel “livello”, neanche dietro le quinte. Per scoprire se si tratta realmente dei figli del suo primo amore, Peter pensa bene di comparare il DNA dei gemelli recuperato dalla lettera che gli hanno spedito a quello della donna. E come recuperare il DNA di Gwen? Ovvio ragazzi: profanando la sua tomba!

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Così, dopo aver aggiornato il suo curriculum con questa turpe azione, Peter può effettuare l’esame che conferma la versione dei due misteriosi individui: sono davvero i figli di Gwen! Poco dopo Peter viene attaccato nuovamente dal terribile duo e il nostro eroe, prima di metterli in fuga, riesce a smascherarne uno: è una ragazza, identica a Gwen!

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Sconvolto Peter torna a casa e, esausto, racconta l’intera vicenda alla consorte Mary Jane. Con sua grande sorpresa, Mary Jane gli confessa non solo di sapere dei figli di Gwen, ma di essere addirittura a conoscenza dell’identità del padre: è Norman Osborn, Goblin, l’arcinemico dell’Uomo Ragno! MJ racconta a un provato e sbigottito Peter la verità che Gwen tanti anni prima gli aveva confidato chiedendole di non rivelarla mai a nessuno. Il fattaccio era successo nel periodo in cui Harry, il figlio di Norman, era nel pieno dei suoi problemi di tossicodipendenza. Norman però si rifiutava di far ricoverare il figlio, sospeso tra la vita e la morte, per evitare che la sua dipendenza dalle droghe venisse alla luce dando luogo ad uno scandalo che potesse travolgere la reputazione della famiglia e gli affari della Oscorp. Il gruppo di amici di Harry, formato da Peter, Mary Jane e Gwen, faceva visita tutti i giorni ad Harry e cercava di fare pressione su Norman per far ricoverare il figlio. Un giorno Mary Jane, per caso ascolta una lite tra Norman e Gwen.

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Sono nel pieno di una strana discussione, stanno parlando di due bambini di cui Norman pretende l’affidamento, ma Gwen intima all’uomo di non avvicinarli nemmeno. La ragazza esce in lacrime dalla stanza e si imbatte in MJ, alla quale non può fare a meno di confessare tutto. Ha avuto una relazione con Norman, affascinata dalla sua forza e dal suo carisma (dice lei), dalla quale sono nati due gemelli, Sarah e Gabriel.

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Peter non sa nulla: dopo aver scoperto di essere incinta, Gwen è andata a partorirli a Parigi, nel periodo in cui si era allontanata da New York. I due gemelli, che hanno nel sangue il siero di Goblin, crescono più velocemente del normale e Norman, della cui vera natura Gwen è ormai consapevole, li vuole come suoi legittimi eredi al posto del debole Harry. Gwen rifiuta e tutta la vicenda getta una luce diversa sull’omicidio della ragazza da parte di Goblin. Ascoltata la verità, Peter tutto sommato la prende bene.

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Decide comunque di aiutare i due gemelli: il siero di Goblin li sta portando ad un invecchiamento precoce e moriranno in pochi anni. Con un messaggio lanciato in televisione, l’Uomo Ragno dà appuntamento ai due in cima al ponte di Brooklyn, dove Gwen aveva trovato la morte per mano di Goblin. L’eroe racconta la verità a Gabriel e Sarah: la ragazza gli crede, ma Gabriel è stato indottrinato bene da Norman e odia Peter, che ritiene ancora il responsabile della sorte della madre. In una colluttazione con Peter, Gabriel ferisce involontariamente Sarah, sparandole, e scappa. Seguendo la traccia per un rifugio di Norman, l’uomo scopre la terribile verità: il magazzino contiene due costumi da Goblin, uno per lui e uno per la sorella, il terrificante retaggio degli Osborn.

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Un Gabriel ormai impazzito abbraccia l’eredità paterna e diventa il Goblin Grigio. Nel frattempo, Peter porta Sarah in ospedale e solo una trasfusione col suo sangue potenziato può salvare la ragazza. Neanche il tempo di riprendere fiato e il Goblin Grigio lo attacca.

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Inizia un brutale confronto sul tetto dell’ospedale in cui Peter cerca di far ragionare per l’ennesima volta un ormai folle Gabriel: l’Uomo Ragno sta per soccombere quando una rediviva Sarah, che ha raggiunto il luogo dello scontro, spara all’aliante del fratello, che esplode scagliando il Goblin Grigio lontano. Peter, stremato, sviene. Quando riprende i sensi, Sarah è scomparsa. Gabriel si risveglia a km di distanza, privo di memoria. Peter torna a casa, chiedendosi quale sia stata la sorte dei figli della donna che aveva amato tanto. Il lettore, a sua volta, si chiede come sia stato possibile partorire e far approvare dallo staff editoriale della Marvel un pasticcio del genere.

Peccati del Passato, oltre ad essere un polpettone di cattivo gusto, è un disastro sotto il profilo narrativo che fa acqua da tutte le parti. Straczynski vuole farci credere che una ragazza che si professa innamoratissima del suo fidanzato, a meno che non menta a se stessa e ai lettori, perda la verginità con un vecchio businessman solo perché, a suo dire, “l’aveva trovato sconvolto ed abbattuto e gli faceva pena”. Oltre a fornire una motivazione al tradimento che si commenta da sola, Strac propone una caratterizzazione completamente fuori dal personaggio che abbiamo conosciuto. Del tutto assurdo è anche il fatto che Mary Jane, che porta dentro di sé il peso di vivere con un marito che pensa tutti i giorni che Dio manda in terra ad un’altra donna, peraltro defunta, non ne parli con Peter, se non altro per aiutarlo a liberarsi del fantasma di Gwen. Sbarazzarsi dello spettro di una rivale idealizzata per poter poi vivere in pace col marito costituirebbe per lei un’occasione troppo ghiotta da cogliere, e nessun giuramento potrebbe impedirlo.

A 13 anni dalla sua pubblicazione, Peccati del Passato rimane una pagina nera della Marvel recente, un guazzabuglio che ancora imbarazza gli autori stessi. Il primo a prenderne le distanze è stato infatti lo stesso Straczynski, sottolineando che la sua idea originale era quella di rendere Peter il padre dei gemelli, idea cestina dalla dirigenza per non invecchiare il personaggio (a cui avevano, per questo motivo, già "ucciso" una figlia). Spiacente Strac ma questo non ti scagiona! Successivamente, gli autori provarono a "scagionare" Gwen dichiarando che quello con Norman Osborn si trattava di uno stupro e non di un atto consenziente. Colpevole è anche lo staff editoriale, e il concetto stesso di creare storyline scioccanti per vendere qualche copia in più grazie all’hype generato, pazienza se viene oltraggiato un personaggio amatissimo. Bisogna sottolineare che dopo Sins Past, i gemelli Stacy hanno fatto parlare di sé solo in altre due occasioni. Sarah tornò in Sins Remembered, una sorta di sequel scritto in maniera sciatta da Samm Barnes, una protegé dello stesso Straczynski, per poi sparire nel dimenticatoio. Gabriel fece una comparsa nella miniserie American Son, che pur ospitando Norman Osborn tra i coprotagonisti non faceva alcun riferimento alla figura di Gwen. Nessun vuole avere più a che fare con Peccati del Passato, a cominciare dallo stesso Straczynski secondo cui l’intera saga è da ritenersi cancellata a seguito di One More Day, la controversa storia con la quale ha chiuso (su input di Joe Quesada) la sua gestione dell’Uomo Ragno modificandone il passato e cancellando dalla continuity il matrimonio con Mary Jane. Versione, però, che non coincide con quella ufficiale della Marvel.

Personalmente, ho sempre provato dispiacere per la piega che prese la run di Straczynski su Amazing Spider-Man. Le prime storie, disegnate da un Romita Jr. in grande spolvero, erano davvero notevoli. Poi un declino improvviso ed imprevisto, a cominciare da questa Sins Past, peraltro appesantita dalla sostituzione di Romita con un ancora incerto Mike Deodato Jr. Ma se non fosse stato così, non ne avremmo potuto parlare su Mad Run: anche di epic fails come questa è fatta la nostra rubrica.

È tutto per questa puntata di Mad Run! Vi lascio con una mia raccomandazione: se venite a sapere che la ragazza del vostro migliore amico lo ha tradito con un vecchio uomo d’affari che la notte va in giro vestito da folletto verde sopra ad un aliante, fatevi gli affari vostri: non è mai successo. E per quanto riguarda te, Gwendolyne, non abbiamo mai creduto neanche per un momento a queste calunnie: ti vogliamo tutti bene e sarai sempre la ragazza dei nostri sogni, simbolo di innocenza e purezza come ti ritrasse il sommo Alex Ross in Marvels.

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Alla prossima, e come sempre…
HEY, HO, LET’S GO!

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Supporto, forma, contenuto: quattro chiacchiere con Alessandro Baronciani

Per leggere la recensione de Le ragazze nello studio di Munari, clicca qui.

In occasione di un incontro a Milano con il pubblico, organizzato da Bao Publishing e Feltrinelli, abbiamo incontrato Alessandro Baronciani. L'autore è in tour per promuovere la nuova edizione del suo lavoro Le ragazze nello studio di Munari. Ne è nata un'interessante chiacchierata che vi proponiamo qui di seguito.

A distanza ormai di sette anni dall’esordio, come è cambiato per te, emotivamente e tecnicamente, Le ragazze nello studio di Munari? Come il protagonista del fumetto dici che i libri raccontano storie, vederlo in nuova veste ha cambiato qualcosa nella percezione della tua opera?

Il protagonista del libro dice che i libri raccontano altre storie oltre a quelle raccontate nei libri. Sono le storie di chi ha posseduto il libro: dove l’ha letto, dove è stato lasciato, le dediche nelle prime pagine. Per quanto riguarda il fumetto ho disegnato alcune cose ma più che altro ho risistemato delle parti che non erano andate bene nella prima edizione perché c’erano stati un po’ di problemi. Per colpa di quei problemi, la prima volta non uscì in tempo per Lucca Comics. Molti di questi problemi rimasero nella prima edizione della Black Velvet del 2010. Mi ero ripromesso di rimetterci le mani nella ristampa che non uscì mai perché la vecchia casa editrice fallì e tutto si bloccò improvvisamente. Rimetterci sopra le mani è stato veramente strano… ho avuto la possibilità di ridisegnare particolari che non mi erano piaciuti come li avevo realizzati la prima volta. Mi sentivo in colpa, poi ho scoperto che anche altri autori nel passato ritoccavano i propri disegni. Questo perché prima le storie venivano pubblicate nelle riviste e poi - in un secondo momento – raccolte nella forma libro. Gli autori avevano la possibilità di rivederle e correggere. Ho sistemato e rivisto insieme tutti i testi, aggiunto e diviso la storia in diversi capitoli che ha reso più veloce la lettura rendendo Le ragazze nello studio di Munari anche per me una piacevole riscoperta. Emotivamente è bello e mi piace più della prima volta. È come tornare indietro nel tempo. Mi sono sentito Michael J Fox in Ritorno al Futuro. Una specie di Marty Mc Fly che tornava indietro di sette anni ed aggiustava quelle due cose che non andavano bene e di ritorno si trovava finalmente la jeep nel garage!

Anche perché tu hai avuto la possibilità di poter rimettere mano a una tua opera mentre molte persone non vogliono.

Non riesco a pensare alle opere come opere “finite”. Questo libro, in particolare, dice che le cose cambiano e che le cose diventano continuamente qualcos’altro (ride). Munari racconta che un oggetto prima è una bottiglia del latte, poi un motoscafo per i bambini, poi, una volta riciclata, una panchina di un parco.
Quando avevo iniziato a disegnare e a scrivere Le Ragazze nello Studio di Munari, avevo in testa delle idee come regole da portare fino alla fine della realizzazione. Ad esempio la narrazione doveva essere un flusso di coscienza del protagonista i cui pensieri e digressioni dovevano seguirsi uno dietro l’altro. Sentivo che il protagonista doveva parlare a ruota libera, tipo la Versione di Barney. A distanza di tempo però ho visto che c'era bisogno di interrompere la lettura e far capire cosa succede anche al lettore.

Prima, durante la presentazione dicevi che il supporto fisico si sta perdendo. Credi che la rete possa far cadere nell’oblio le opere degli autori? Non sembra paradossale dato che a differenza dell’oggetto la rete non dimentica?

Ovvio che la rete può far cadere le opere degli autori nell'oblio. Prova a cercare il tuo vecchio blog su Splinder o i disegni caricati su Myspace. Nella rete ci sono le cose finché tu paghi lo spazio e il dominio per tenerci dentro le cose. Altrimenti sei soltanto più raggiungibile, più trovabile. Il supporto fisico è qualcosa che va oltre quello che contiene. A Torino un lettore se ne esce con questa domanda, se per me la Sirena di Come Svanire Completamente era una dedica alla musica che pensiamo di possedere ma che in realtà non appartiene a nessuno. Crediamo di conservare Enjoy the Silence dei Depeche Mode mentre in realtà conserviamo soltanto la cassetta che la contiene. Mi son sempre posto il problema, nei miei libri, della riproducibilità tecnica o meglio dell'oggetto finale in cui la mia storia verrà letta. Dovremmo smettere di parlare di “opera d’arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica” e pensare forse all'opera d'arte nell'epoca della sua smaterializzazione digitale. I supporti cambiano e anche il contenuto dell'oggetto cambia. Ad esempio a me piace essere dispettoso. In La distanza , firmato insieme al cantautore Colapesce per la Bao, il centro del libro è sempre spostato, i disegni iniziano e finiscono a metà pagina, così da rendere fastidioso la lettura attraverso un ebook. In Come Svanire Completamente (libro autoprodotto dall'autore nel 2015 attraverso fundraising, ndr.) sono gli oggetti e le storie contenute nella scatola e la sua casualità a diventare la lettura. Nel libro su Munari sono gli “effetti speciali” a creare la storia del libro a farti entrare nella storia. Come se fosse “realtà aumentata” applicata ad una pagina a fumetti!

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Anche nel mondo del fumetto. Se leggiamo un Web Comic alla fine cerchiamo sempre il fumetto cartaceo, perché vogliamo possederlo materialmente.

Forse il problema sta nel fatto che non abbiamo memoria e ne abbiamo sempre meno. I dischi che ascolto oggi su Spotify sono quelli che mi sono dimenticato domani. L'unica cosa che rimane è quello che possiamo vedere tutti i giorni davanti ai nostri occhi. È la libreria, la raccolta di dischi. Ci hanno abituati a pensare che la cosa importante sia “cercare” come quando apri la pagina Google. In realtà ci stiamo dimenticando del “Ricercare”. Cioè  del ri-tornare a cercare, del ri-leggere le cose che abbiamo nelle nostre case. Ri-cercare significa ritornare su qualcosa che abbiamo già avuto per trovarne altri significati. È approfondimento. Su Google cerco un disco che ho sempre sognato di possedere, lo ascolto e non mi piace, non lo ascolto più. Mentre acquistandolo, da ragazzo, mi trovavo di fronte al fatto che mi doveva piacere per forza – ci avevo speso dei soldi – e quindi a studiarlo, e a capire di più di quello che avevo tra le mani. La “Ricerca” davanti alla mia discografia, è ritrovare un disco che volevo riascoltare e che difficilmente su Spotify ritroverò perché la sua memoria tiene in lista soltanto gli ultimi 20 ascolti e non magari tutto quello che ho sopra la mia scrivania. Non riesce a richiamarmelo alla memoria. Rileggere un libro, ritrovare nella biblioteca un fumetto, rileggermi per l’ennesima volta tutti gli Asterix, oltre alla questione della passione, per me vuol dire trovare un nuovo punto di vista. In maniera diversa, in un momento diverso, in una età diversa si capiscono un sacco di cose diverse. Ad esempio tu hai mai riletto un libro? Io ho iniziato con Alta Fedeltà di Nick Hornby e quando l’ho riletto ho detto “questo non è proprio il libro che mi ricordavo!”.

Solo con alcuni libri mi capita. Molti li leggo una volta e stop ma con alcuni dopo tot anni li rileggo. Li rivedo in una nuova luce perché son cambiato.

Stessa cosa succede con i film, se li riguardo a distanza magari, vedo cose che non vedevo precedentemente. Anche perché li hai lì! Non so come dire, li ritrovi perché stanno in mezzo a quei momenti di “nulla” in cui fai cadere gli occhi su quello che è nella tua stanza. Anche la televisione aveva questa cosa di empirico. Di essere lì e ora. Quando passa un film ti mettevi giù a guardarlo, perché chissà quando l'avrebbero ridato. Invece spesso mi dico, vado a letto e lo cerco domani su internet. Cosa ovviamente che non farò mai perché domani mi sarò già dimenticato o non avrò il tempo per poterlo vedere. Questa cosa che con internet hai tutto a portata di mano in realtà non ce l’hai mai dentro.

Essendo un romantico e permettimi il termine, nostalgico, riesci e ti piace sperimentare con i libri e le loro possibilità espressive. Hai insomma un rapporto stretto con l’oggetto fisico. Hai mai provato a sperimentare con il web e le sue potenzialità? Nel senso un tipo particolare di fruizione che non sia il semplice pdf o scroll?

Non sono nostalgico. Henry Rollins, cantante dei Black Flag, diceva che essere nostalgici voleva dire che quando eri lì in quel momento non stavi vivendo al 100% la tua vita. E io l'ho sempre fatto. I romantici non sono nostalgici. Vanno lì, sturmano e drangano. Come Svanire Completamente aveva una fruizione diretta con il web. Le storie della Sirena venivano pubblicate come filmati che lei lasciava nella rete quando le persone avevano la possibilità di acquistare il libro. Poi la ragazza ha smesso di pubblicare le sue storie online, è scomparsa, svanita completamente e, in quel momento, il libro non si poteva acquistare e poi arrivò nelle mani dei lettori. Esistono un sacco di espedienti narrativi che possono sfruttare il web. Tutto sta a cosa vuoi fare prima che il tempo, il web e la tecnica non renderà obsoleto quello che hai creato. Ai tempi di Myspace c’erano dei pionieri dell'animazione online, si chiamavano JibJab, erano animatori che sfruttavano un'invenzione del web, si chiamava Flash, permetteva di fare filmati leggerissimi da poter vedere online, quando ancora non esisteva l'adsl, di giocare e interagire con il filmato. Oggi la maggior parte di tutto quello realizzato 10 anni fa non esiste più in rete. Un po' come se avessero fatto tutto con vecchi proiettori Super 8... Tutto è legato ai supporti. Tutte le esperienze culturali sono state legate ai supporti con cui nascevano. Munari creò Zizì, la scimmietta perché un giorno gli portarono in studio un materiale nuovo, rivoluzionario, si chiamava “gommapiuma” e cercavano qualcuno che potesse ricavarci qualcosa, un “contenuto”.

A livello di fruizione con tutti i programmi che ci sono oggi è possibile poter cambiare le cose?
C’è sempre qualcuno che ne fa un utilizzo geniale e questa cosa mi fa impazzire. Ad esempio un artista chiese ad Amazon Mechanical Turk di disegnare 10.000 pecore. E tutto il “gregge” disegnò una pecora per pochi spiccioli. Cornelius, il musicista giapponese, durante i concerti dava al pubblico accalcato sulle transenne uno strumento a forma di pulsante che faceva il verso del maiale: Oink! Oink!

Era un concerto interattivo quindi.
Sì, noi eravamo maiali (ride). Uno sopra l'altro dentro una “gabbia” pressati e schiacciati per cercare di suonare un pulsante. Bisogna sempre cercare di capire le idee dietro un nuovo media o supporto, altrimenti può succedere, pensando che sia una novità, che ti pigliano in giro e non te ne accorgi neanche.

Hai qualche progetto nuovo in cantiere?
Ho in cantiere un nuovo progetto che dovrebbe uscire l’anno prossimo. Ti dico soltanto che sono super modelle horror. C'è l’idea di voler ristampare Come svanire completamente perché appunto è irriproducibile attraverso la rete. I libri sono fatti per essere ristampati. Il libro non vive quando viene stampato ma vive quando viene ristampato. Le ragazze dello studio di Munari è tornato in vita quando è stato ristampato, ne stiamo riparlando in questa intervista, sto facendo tutta l'Italia in giro a presentarlo, di nuovo. Come se fosse uscito oggi per la prima volta. Vuol dire che è piaciuto, che c'era una attesa. Bao ci ha creduto pur essendo un libro particolare e con dei costi di produzione più alti rispetto ad altri libri e questo mi rende molto contento.

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Speed Rece #6: le nostre letture in breve

  • Pubblicato in Focus

Sesto appuntamento con Speed Rece, la rubrica in cui i redattori di Comicus raccontano in breve le loro letture settimanali. Buona lettura!

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Batman #19 (RW Lion)

di Tom King, David Finch, James Tynion IV, Christian Duce, Tim Seeley e Javier Fernandez
Numero Speciale in cui lo stellare team formato da Tom King e David Finch è chiamato in causa due volte: sulle pagine di Batman continua lo scontro tra il Cavaliere Oscuro e uno scatenato Bane arrivato a Gotham in cerca di vendetta. Mentre se le danno di santa ragione, King inserisce degli azzeccati flashback sul passato di entrambi che sottolineano le somiglianze tra i due contendenti. Matite possenti di Finch che si conferma la scelta ideale per un kolossal a fumetti del genere. Ritroviamo il consolidato duo di autori anche in Bravo Ragazzo tratto dal Batman Annual 2017, dove in poche pagine si permettono di reintrodurre in maniera brillante e credibile Asso, il bat-mastino della Silver Age, e vincere contemporaneamente l’Eisner Award per la migliore storia breve dell’anno. Un piccolo gioiello che fa scattare l’applauso. Su Detective Comics continuano le piacevolissime avventure del Bat-Team guidato da Batman e Batwoman, mentre in Nightwing Dick Grayson riceve la visita di Damien Wayne, suo successore dopo Jason Todd e Tim Drake nei panni di Robin. Si fanno apprezzare le matite chiaroscurali del rientrante Javier Fernandez. Un’uscita da non perdere per il miglior spillato supereroistico su piazza.
Voto: 8
Luca Tomassini

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Batman Il Cavaliere Oscuro #7 (RW Lion)

di Scott Snyder, Tula Lotay, Hope Larson, Chris Wildgoose, Julie & Shawna Benson, Roge Antonio, Dan Jurgens e Bernand Chang
Tula Lotay è uno dei talenti più cristallini del tavolo da disegno emersi negli ultimi anni. Fattasi conoscere col superbo Supreme: Blue Rose, gioiello metatestuale realizzato in coppia con Warren Ellis, è capace di portare una sensibilità tipicamente indie anche quando lavora su serie mainstream. Il suo tratto trasporta il lettore in una dimensione onirica, un limbo straniante con figure che sembrano realizzate da un Roy Lichtenstein in acido che opera in un film di David Lynch. Il piatto forte di questo numero del mensile dedicato a Batman è la sua collaborazione con Scott Snyder, che l’ha voluta come ennesima eccellenza di quella parata di stelle che All Star Batman esibisce mensilmente. Al centro della storia un’ inusuale alleanza tra il Cavaliere Oscuro e Poison Ivy, nell’inconsueto scenario del deserto del Nevada. Proseguono anche le piacevoli avventure dei comprimari, tra le atmosfere futuristiche di Batman Beyond, le vicende di Batgirl in solitaria e quelle con Black Canary e Huntress con le quali forma il trio delle Birds of Prey, ma il livello di queste storie non è certo all’altezza di quella che apre l’albo, elemento che contribuisce ad abbassare, seppur di poco, la qualità generale della rivista.
Voto: 7,5
Luca Tomassini

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Il Dylan Dog di Tiziano Sclavi 6 - L'alba dei morti viventi (Sergio Bonelli Editori)

di Tiziano Sclavi e Angelo Stano
Prosegue la ristampa cartonata (e ricolorata) da edicola delle storie di Dylan Dog scritte dal suo creatore Tiziano Sclavi. Sul numero 6 della collana arriva L'Alba dei morti viventi, ovvero il primo albo di Dylan apparso nell'ottobre del 1986. Un esordio di assoluta qualità che già mostrava molti degli ingredienti che avrebbero reso celebre la serie, tuttavia passato all'epoca quasi in sordina prima del boom che la testata avrebbe avuto in seguito. Un ottimo modo per scoprire o rileggere una delle avventure più celebri e ristampate dell'Indagatore dell'Incubo in questa versione che vanta anche ottimi redazionali e una chiacchierata col disegnatore che ne ha realizzate le tavole ovvero Angelo Stano.
Voto: 8
Gennaro Costanzo

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Le Storie 61 – Astromostri (Sergio Bonelli Editore)

di Antonio Serra e Maurizio Rosenzweig
Fin dal titolo l’operazione nostalgica messa in atto dagli autori è chiara: una grande fetta del bagaglio iconico della fantascienza nipponica dagli anni ’50 fino agli anni ’80 viene ripreso, citato e adattato al racconto di un reduce della Seconda Guerra Mondiale americano che ha deciso, sul finire del conflitto, di rimanere in Giappone dopo aver visto degli alieni; da quel momento in poi, la sua vita è stata proiettata interamente sulla possibilità di poterli incontrare di nuovo. La sceneggiatura di Antonio Serra gioca costantemente sul sottile filo che separa realtà e fantascienza che si stende fino al climax risolutivo, forse facilmente identificabile nel corso della lettura, che però è funzionale per sorreggere l’intera impalcatura del racconto. Il disegno di Maurizio Rosenzweig opera sul medesimo registro citazonista calcando felicemente la mano su articolate splash-page e complesse messe in scena delle vignette dal sapore cinematografico.
Voto: 7
Leonardo Cantone

MSMCO007ISBN 0
Spider-Man Collection - La vendetta dei Sinistri Sei

di Erik Larsen
Dopo Il Ritorno dei Sinistri Sei, scritta da David Michelinie e disegnata da Erik Larsen, di cui vi abbiamo parlato qui, il futuro co-fondatore della Image Comics torna questa volta in solitaria sulle pagine della testata Spider-Man a proporre il temibile gruppo di villain in quello che è il seguito ideale della storia precedente. Un'avventura estremamente godibile e divertente, oltre che piena di guest star, ma anche molto lineare e figlia del suo tempo (i primi anni '90). Godibile sì, ma decisamente trascurabile.
Voto: 5,5
Gennaro Costanzo

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Arriva Thor - La saga del tuono con la Gazzetta dello Sport

  • Pubblicato in News

Partirà dal prossimo 25 ottobre la collana Thor - La Saga del Tuono in abbinamento a Gazzetta dello Sport. Sono previste 30 uscite, di cui la prima a 4,99€. Vi invitiamo a restare sintonizzati per ulteriori aggiornamenti. Intanto, vi riportiamo il piano dell'opera e la prima immagine.

Piano completo dell’opera:


    Il macellatore di Dei Vol. 1 - 25/10/2017
    Il macellatore di Dei Vol. 2 - 01/11/2017
    Bomba divina - 08/11/2017
    Il dannato vol. 1 - 15/11/2017
    Il dannato vol. 2 - 22/11/2017
    Gli ultimi giorni di Midgard Vol. 1 - 29/11/2017
    Gli ultimi giorni di Midgard Vol. 2 - 06/12/2017
    Il decimo regno Vol. 1 - 13/12/2017
    Il decimo regno Vol. 2 - 20/12/2017
    Rinascita Vol. 1 - 27/12/2017
    Rinascita Vol. 2 - 03/01/2018
    Padri e figli Vol 1 - 10/01/2018
    Padri e figli Vol. 2 - 17/01/2018
    Vittoria - 24/01/2018
    Il cerchio si chiude - 31/01/2018
    Per Asgard Vol. 1 - 07/02/2018
    Per Asgard Vol. 2 - 14/02/2018
    Il Dio delle tempeste - 21/02/2018
    Il possente vendicatore Vol. 1 - 28/02/2018
    Il possente vendicatore Vol. 2 - 07/03/2018
    Il possente vendicatore Vol. 3 - 14/03/2018
    Le ere del tuono - 21/03/2018
    Guerriero - 28/03/2018
    In cielo e in terra - 04/04/2018
    Assalto al Dio del tuono - 11/04/2018
    Dalle ceneri - 18/04/2018
    Il gioco degli Dei - 25/04/2018
    Guerra ad Asgard Vol. 1 - 02/05/2018
    Guerra ad Asgard Vol. 2 - 09/05/2018
    Fratelli di sangue - 16/05/2018

Fonte: Prima Edicola

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