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Magic Press presenta Chiodotorto 1 di Lorenzo Magalotti e Dario Sicchio, anteprima

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Magi Press presenta Chiodotorto 1 - L'Uomo Storto, la nuova opera di Lorenzo Magalotti e Dario Sicchio dopo Walter Dice. Di seguito trovate comunicato e anteprima.

"CHIODOTORTO Vol.1 – L'Uomo Storto
Dopo WALTER DICE:, Lorenzo Magalotti e Dario Sicchio si riuniscono per un nuovo e sanguinario progetto, coadiuvati stavolta da Francesco Segala ai colori e da Jacopo Vanni in veste di guest artist: CHIODOTORTO Vol.1 – L'Uomo Storto.

SINOSSI: Anthony Scalia è un piccolo criminale. Un insignificante ingranaggio nella spietata macchina malavitosa della desolata periferia della Città. È magro, gobbo e storpio. Per questo tutti lo chiamano CHIODOTORTO.
Dopo essere uscito di prigione per l'ennesima volta, Chiodotorto sa di essere spacciato. Deve soldi alle persone sbagliate e ormai non è di nessuna utilità ai tre boss criminali che governano la zona. Per lui è la fine, ma un evento sensazionale potrebbe ribaltare il suo destino. Uno scambio di merce andato male ha creato delle pericolose tensioni fra i tre boss. Anthony potrebbe sfruttare la situazione per metterli l'uno contro l'altro e far sì che si distruggano a vicenda, ottenendo così la libertà che ha desiderato per tutta la vita. Ma per raggiungere questo sogno dovrà macchiarsi di azioni orribili e dimostrare quanto egli sia un "uomo storto" non solo nell'aspetto.

CHIODOTORTO Vol.1 – L'Uomo Storto è il nuovo thriller grottesco del duo Sicchio\Magalotti, che uscirà in due volumi editi da Magic Press Edizioni. Una tragicomica storia di violenza e vendetta sullo sfondo di una città di periferia pericolosa e incattivita, che sembra tingersi sempre di più di connotazioni infernali. Il tutto visto attraverso gli occhi di un protagonista mostruoso e dolorosamente umano, con una percezione deformata della realtà. Il mondo di Chiodotorto è popolato di uomini orribili, ma anche di apparizioni allucinate, come ad esempio Testacalda, un personaggio dei cartoni animati che sembra prendere vita e guidare Anthony nel suo folle piano.

Il volume, in uscita in tutte le librerie e fumetterie a novembre, è il seguito spirituale di WALTER DICE: e costituisce il secondo capitolo di una saga tematica sulla vendetta che proseguirà con CHIODOTORTO Vol.2 (volume che concluderà le sanguinose avventure di questo personaggio) e con un terzo e ultimo titolo che verrà svelato a tempo debito. Un graphic novel completamente indipendente dal suo predecessore, ma che riserverà alcune gustose sorprese per chi già conosce le gesta del buon Walter.

Il volume uscirà a novembre in fumetteria e libreria, ma sarà presente in anteprima assoluta al Lucca Comics & Games 2017, dove saranno presenti anche gli autori per delle sessioni autografi allo stand Magic Press Edizioni.
Inoltre, dal 20 ottobre sarà possibile trovare in tutte le fumetterie un albo promozionale contenente alcune pagine di anteprima di questa nuova, bizzarra e crudele avventura.

SCHEDA TECNICA:
Chiodotorto Vol.1 – L'Uomo Storto
Editore: Magic Press Edizioni
Testi: Dario Sicchio
Disegni: Lorenzo Magalotti
Colori: Francesco Segala
Guest Artist: Jacopo Vanni
Lettering: Maria Letizia Mirabella
112 Pagine a Colori, Brossurato con bandelle
Prezzo: 14,00 €"

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Battaglia: Lo stalliere, recensione: l'incontro tra Pietro e il Cavaliere

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“Io uccido perché posso. Io uccido perché voglio. E tanto vi basti. Il mio nome è Pietro Battaglia. E oggi mi dichiaro nemico di tutti.” Con queste parole si presentava il vampiro siciliano ne La Guerra di Piero, la sua prima avventura. Poche frasi, brevi e secche, per quella che fu un'intuizione geniale. Fin dalla sua prima apparizione infatti Battaglia ha colmato un piccolo (e colpevole) vuoto del fumetto italiano: quello dell'antieroe moderno che si mettesse a calpestare la molle terra paludosa della storia italiana del Novecento senza troppi freni inibitori o retorica. L'Italia è ricca di vicende torbide, misteriose, sommamente ambigue, eppure dopo la stagione del nero italiano degli anni '60, il fumetto italiano ha sempre faticato a dare un volto e un corpo a un personaggio adatto a raccontare le pieghe sinistre della nostra storia recente. Certo non era questione di ricezione: i lettori italiani erano sicuramente pronti a questo genere di letture, per nulla intimoriti, semmai invogliati e abituati dopo che le “colonne d'Ercole” in fatto di certi gusti e tematiche erano state varcate sia dal fumetto USA (Vertigo, per dirne una) sia dai manga seinen.

Ecco Pietro Battaglia quindi: mascella squadrata un po' Dick Fulmine un po' Superman, dente appuntito e impeto bestiale à la Wolverine, già un classico eppure assolutamente al passo coi tempi; arci-italiano fino al midollo: nato una prima volta in Sicilia e una seconda da vampiro nel profondo Nord delle trincee della Grande Guerra; meschino e passionale; terribile ma con un (personalissimo) codice d'onore. Ovvero: un personaggio esatto, caratterizzato nel modo giusto nel momento giusto. E ricchissimo di potenzialità narrative.
La continuità col già citato nero italiano c'era, tanto che le sue successive avventure furono pubblicate, sempre da Cosmo, in formato pocket. Un'iniziativa interessante che ha calato Battaglia in storie intriganti, tanto più riuscite quanto le vicende reali che facevano da cornice e ispirazione hanno potuto sedimentare negli anni attraverso indagini, approfondimenti e studi. Bene quindi Battaglia che si confronta con il fascismo (La figlia del capo), con il terrorismo e la stagione delle stragi (La lunga notte della Repubblica e Muro di Piombo), meno bene quando ha a che fare con realtà più fluide e poco cristallizzate, come la criminalità organizzata (Sodoma) o i crimini del dopoguerra (E le foibe..?), quest'ultime due storie penalizzate anche da disegni non proprio all'altezza.

Poi dalla storia “segreta” d'Italia, Battaglia si è avvicinato sempre di più ai giorni nostri e ne ha esplorato alcuni miti in un'ideale trilogia che recupera il formato bonellide tradizionale e affronta tre livelli della questione morale: quella religiosa-popolare (Il pio padre); quella sessuale (Dentro Moana); quella civile (Ragazzi di morte). Altra bella idea, altri alterni esiti: c'era sempre la naturale ferocia e violenza del protagonista, il gusto senza ritegno per lo sberleffo, l'humor nerissimo, ma troviamo anche la compassione e una sorta di dolcezza, oppure una strana forma di pietà. Oppure ben più inaspettato, timidezza. Come se Battaglia non fosse più a suo agio o vivesse le sue avventure più da testimone che da protagonista, lui così perentorio e oscuro, mentre fuori il nostro paese diventava un luccicante e affollatissimo “supermercato”. Poi, anche qui, non sempre disegni convincenti. C'era in chi scrive, la sensazione che qualcosa, della grande carica eversiva del personaggio, si stesse irrimediabilmente perdendo.

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Questa lunga premessa era doverosa per parlare della decima avventura di Battaglia: che è seminale e rappresenta una catarsi sia per la storia in sé, sia per i risvolti meta-narrativi per il personaggio creato da Roberto Recchioni e Leomacs.
Ne Lo stalliere, il vampiro siciliano si confronta direttamente con Silvio Berlusconi e il corredo degli scandali che da sempre accompagnano questa discussa figura di imprenditore, politico e qualsiasi altra cosa sia stato o sia tuttora. L'incontro col Cavaliere è dirompente e senza fronzoli. Dario Sicchio non è minimamente spaventato dal soggetto o da un comprimario così scomodo e racconta una storia avvincente in cui fa sfilare un autentico carnevale delle brutture umane: avidità, tradimento, mafia, sfruttamento del corpo femminile, crudeltà e, ovviamente, morte. Sopravvive Battaglia, anzi rinasce in una caratterizzazione efficace, torna a essere autentico deus ex machina di storie e Storia certo, ma all'usuale ferocia qui unisce (ancora) una purissima intelligenza malvagia e recupera quell'individualismo anarchico che fin da subito ce lo aveva fatto amare.

Grande la cura nella trama anche per l'uso simbolico delle varie ambientazioni. La storia inizia in un teatro (l'Ambra Jovinelli di Roma) che va fuoco nel 1983, il vecchio mondo che brucia e lascia il posto alla nuova società dello spettacolo, plastificata e edonistica, che a sua volta finisce per mangiarsi anche la politica, il mondo delle istituzioni e un paese intero, in un'orgia di bugie, polemiche, affari. Trasversale a tutto questo è il tema della seduzione, in cui potere e sesso hanno un ruolo preminente. Dialoghi azzeccati, molto seri e drammatici, alcuni intrisi di pessimismo, cinismo e intima crudeltà, si alternano a scene di estrema e “spensierata” violenza creando un effetto straniante nella lettura, quasi allucinato, che ben si adatta ad un racconto che parla di inganni, apparenze e illusioni.

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Se tutto è concesso, negli affari e nella politica, ed è concesso mostrare tutto ciò che è superfluo e serve ad abbagliare, allora il miglior modo per rappresentarlo è quello della caricatura e della deformazione cartoonistica: i disegni di Francesco Prenzy Chiappara vanno in questa direzione in modo deciso e maturo.
Tavole costruite con grande equilibrio, molto nere, grazie ad un notevolissimo lavoro di campitura che esalta i contrasti netti fra luce e buio e figure e ombre; un tratto preciso, fresco e dinamico che ricorda in più punti Bruce Timm, Humberto Ramos e Carlos Meglia, ma sviluppato in modo assolutamente originale e gradevolissimo.

E nelle battute finali di un perfetto intreccio a “meccanismo circolare” si torna di nuovo al fuoco, purificatore in un certo senso, dentro il quale sembrano bruciare tutte le incertezze delle ultime storie del vampiro siciliano che, tramite le sue stesse parole, pare quasi rassicurare i futuri lettori: “Io sono l'Italia […] L'Italia tornerà a essere quel posto polveroso, oscuro e pieno di storie segrete che era prima”.
E noi aspettiamo altra belle storie, come questa.

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Caput Mundi 1, recensione: la nascita dell'Universo Cosmo

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Non c’è set maggiormente identificato nel mondo dei fumetti di una città, meglio se una metropoli: New York ospita la quasi maggioranza dei supereroi Marvel, Gotham City e Metropolis, seppur inventate, sono i luoghi privilegiati dove il bene trionfa sul male nell’universo DC Comics. Di città italiane, invece, se ne vedono poche e, sicuramente, non con l’iconica portata narrativa delle sopracitate. Eppure le carte in regola ci sarebbero. Ci prova Roberto Recchioni, che si affida alle sapienti mani Di Giulio Antonio Gualtieri, con questo primo numero (di sei) di Caput Mundi, l’albo d’esordio dell’Universo Cosmo. Se la città è il luogo, spesso, identificativo di un eroe, la serialità fumettistica – quella statunitense ne ha fatto una “scienza” economico-narrativa – consente l’apertura a diversi strumenti narrativi. Quando una casa editrice detiene una folta schiera di eroi di diverse testate, un passo che sembra obbligato è quello di farli incontrare in un crossover.

Sulla copertina di Caput Mundi troneggia Pietro Battaglia, personaggio di successo nato dal sodalizio Recchioni-Leomacs, che immediatamente suggerisce al lettore che l’albo va inserito nella continuity del vampiro italiano. Mentre attendiamo il varo di altre testate, la miniserie ha il compito di far conoscere ai lettori i prossimi antieroi della Cosmo.

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Roma è popolata di mostri. Nulla di metaforico, i mostri che l’Urbe presenta al lettore sono, per ora, Vampiri (nella possente figura di Battaglia) e i Licantropi. Il trio protagonista di questo numero – il Nero, l’Inglese e il Bimbo – è composto da quelli che sembrano essere rapinatori e “mercenari” da poco, alla ricerca di soldi facili, di prostitute e di riscatto economico. Quest’ultimo, potrebbero averlo trovato: con i soldi guadagnati dall’ultimo lavoro, si unisco a un altro gruppo criminale per rapinare il furgone portavalori di un grande capo della malavita romana. La notte scelta per la rapina, non potrà che essere una notte di luna piena.

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Al timone della sceneggiatura troviamo Michele Monteleone e Dario Sicchio, che scelgono un approccio narrativo pluricodico: l’impianto della storia è quella tipica del noir, con frasi e battute ad effetto, in cui sono disseminati indizi ed elementi in attesa di essere ricostruiti con i numeri seguenti, mentre i dialoghi sono infarciti con lo slang tipicamente romano. L’effetto è un piacevole cortocircuito tra un sentore di familiarità e la riscoperta del sottobosco drammatico tipico del genere poliziesco. Roma, dunque, diventa il credibile set di un noir all’italiana orrorifico che coniuga felicemente i canoni di entrambi i generi di riferimento.

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Pietrantonio Bruno ha l’oneroso compito di aprire le danze grafiche dell’Universo Cosmo e lo fa aderendo all’atmosfera della sceneggiatura: la Città Eterna è cupa, piena di ombre, ma nei pochi scorci mantiene la sua riconoscibilità. È una città popolata di mostri e le spesse chine di Bruno ne certificano l’atmosfera horror. Le figure sono spigolose, caricaturali, e spesso occupano interamente le vignette per agguantare il lettore e porlo nella prospettiva degli antieroi protagonisti. Palese è la grande attenzione rivolta alla costruzione narrativa del layout, che permette a Bruno di creare serrate scene d’azione dalla grande forza cinematografica.

La lunga gestazione di due anni di Caput Mundi porta i suoi frutti: il primo numero, “Città dei lupi”, fa intuire un vasto mondo in divenire che promette storie nere – specialmente grazie al terreno condiviso – dalle innumerevoli potenzialità narrative.

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La vendetta non è mai "niente di personale", la recensione di Walter dice: director's cut

"Ho superato il punto di non ritorno. Sai qual è? È il punto in cui, in un viaggio, è più conveniente proseguire che tornare indietro."
(William FosterUn giorno di ordinaria follia; di Joel Schumacher, 1993)

Walter, impiegato di un'azienda che non ha molto da dire per chi gli sta intorno, è un tipo che passa inosservato e quasi fa pena. Viene mobbizzato dal collega e dal suo capo che lo sfruttano come un mulo senza nemmeno pagargli gli straordinari; la moglie lo tradisce e la padrona di casa, dove ha in affitto un piccolo studio, gli impedisce di far avverare il suo sogno: mettersi in proprio e andarsene dall'attuale occupazione. Walter non dice molto ma agisce. Pianifica con perizia la sua vendetta contro chi lo ha continuamente ferito ed umiliato, ammazzandoli uno ad uno.

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La trama di Walter dice si sviluppa in 7 capitoli ben congegnati che non presentano alcuna forzatura né esagerazioni di sorta e che vantano con una sceneggiatura lineare e chiara. Ai testi Dario Sicchio fa un buon lavoro sui dialoghi e non eccede sulle scene violente se non in alcune vignette che lo richiedevano. La narrazione è serrata e si snoda tra le varie storyline con stacchi che non fanno perdere il ritmo di lettura. Flashback messi ad hoc per approfondire le dinamiche e la caratterizzazione dei personaggi rendono l’opera scorrevole e appetibile.

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Il fumetto richiama per stile e caratterizzazione del personaggio al film Un giorno di ordinaria follia con Michael Douglas, anche se in quel caso il piano non era calcolato e freddo ma esplode in un raptus emotivo senza mai scendere. La caratterizzazione di Walter è strutturata in modo da creare un’ambivalenza emotiva/razionale. Lui subisce ingiustizie di ogni genere e calcola con perizia la sua vendetta, ma quanto è giusta? Uccidere chi ti ha così ferito per anni è realmente una soluzione? Dovremmo realmente simpatizzare per un calcolatore omicida?
Il ribaltamento di prospettiva ricorda molto Dexter, opera letteraria di Jeff Lindsay prima e serie tv emessa dalla Showtime poi, dove il protagonista uccide chi commette soprusi, facendoti però tifare per lui.

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I disegni e la colorazione di Lorenzo Magalotti si sposano bene con la narrazione creata da Sicchio. Il suo stile, molto espressivo e dai tratti sintetici, è la migliore soluzione al tipo di storytelling creato dallo sceneggiatore. I colori sono uno dei punti di forza dell’opera: 4 diverse tonalità per 4 antagonisti e una per i flashback. Ogni colore associato a un personaggio richiama l’opposto della simbologia del colore stesso (il verde per la tranquillità che dovrebbe dare l’ambiente familiare per esempio, usato proprio per la storyline della moglie), sottolineando proprio quella falsa promessa o illusione. Il fil rouge della colorazione però è proprio il rosso, assegnato al protagonista, agli oggetti e ai momenti essenziali del racconto. Le sequenze sono molto concise e piene di pathos fino ad esplodere nei momenti clou in splash-page catartiche ed impattanti.

Walter dice nasce come webcomic sulla piattaforma Verticalismi nel 2015 e, visto il suo successo, viene ora proposto da Magic Press, in una versione rieditata e uncut. Questo fumetto è uno degli ultimi esempi dell'influenza e del potere del web sui comics, tra l'altro tema portante dell'ultimo Napoli Comicon dove l'opera è stata presentata.
L’edizione Magic press si presenta come un brossurato (tipico della casa editrice) di buona fattura, con l'aggiunta all’interno di studi dei personaggi e due omaggi a Walter da parte di Fabrizio De Tommaso e Stefano Simeone per rendere ancora più appetibile l’edizione molto ben curata.

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