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Battling Boy vol. 1

Per anni, la città di Arcopolis è stata vittima delle incursioni di mostri incappucciati, rapitori di bambini, capitanati dal temibile Sadisto; e per anni, l’eroico Haggard West è stato l’unico baluardo contro gli invasori. Ma quando West muore sul campo, chi raccoglierà la sua eredità? La testarda e vendicativa figlia di Haggard, Aurora? O piuttosto Battling Boy, un semidio adolescente e inesperto, disceso da un reame ultraterreno?

In un eloquente articolo del 2004 intitolato “Kids’ Stuff” (ristampato in Italia come “Roba per ragazzini”, in Mappe e leggende, edito da Indiana), Michael Chabon - l’autore del romanzo premio Pulitzer Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay, ispirato alla vita di Siegel e Shuster - riflette sull’attuale stato dell’industria editoriale supereroistica. E arriva alla conclusione che la crisi dei fumetti incentrati su personaggi col costume è in gran parte dovuta a un progressivo allontanamento dal loro pubblico ideale, cioè quello infantile, adottato nel tentativo di guadagnarsi rispetto e credibilità presso lettori più anziani. Chabon si spinge fino a stilare una sorta di lista delle regole che dovrebbero seguire i moderni comics di supereroi per recuperare terreno; e uno dei suggerimenti è quello di creare dei fumetti supereroistici per bambini che siano anche incentrati sui bambini.

Battling Boy sembra essere la risposta diretta all’appello di Chabon (e forse non è un caso che dal 2006 al 2008 Paul Pope sia stato attivamente coinvolto nel progetto di un adattamento cinematografico proprio di Kavalier e Clay, successivamente non realizzato). Frutto di un accurato lavoro durato almeno quattro anni, il primo capitolo della saga del “ragazzo combattente” nasce esplicitamente come opera a sfondo supereroistico diretta a un pubblico giovane; tuttavia - e in questo sta l’intuizione apparentemente banale, ma in realtà profondamente intelligente, di Pope - non è un lavoro bambinesco. Dimostrando un rispetto davvero encomiabile nei confronti dei lettori, l’artista confeziona una storia di una freschezza e una genuinità impressionanti, ponendo contemporaneamente le fondamenta di un intero, complesso universo narrativo. Molti dei temi sollevati sono piuttosto classici, come l’affacciarsi delle prime responsabilità della vita (l’arrivo di Battling Boy sulla terra è apertamente descritto come l’esito di un rito di passaggio) e l’approssimarsi della maturità; tuttavia, Pope riesce a riproporli con passione e onestà, senza lesinare momenti crudeli (la morte di Haggard West nel prologo della storia) ma anche soffermandosi su sequenze ironiche, senza cercare a tutti i costi il facile colpo di scena. Piuttosto che solleticare il lettore, Pope lo prende per mano e lo conduce in un mondo colmo di invenzioni fantastiche ma anche di umanità: Battling Boy potrebbe facilmente essere un soggetto ideale per un film di Miyazaki padre.

Sia detto senza tanti giri di parole: in un mondo perfetto, tutti o quasi i fumetti supereroistici sarebbero come Battling Boy, almeno nell’approccio. Uno dei più gravi problemi dei colossi editoriali di comics statunitensi sta nell’essersi concentrati, nell’ultimo decennio, sul pubblico sbagliato; o meglio, nell’aver assecondato nel modo sbagliato le aspettative di un certo tipo di pubblico. Quando qualche anno fa il boss della DC Comics, Dan DiDio, ricevette una proposta per una serie per ragazzi incentrata sul Kamandi di Jack Kirby, la rifiutò spiegando che la DC non produce fumetti per ragazzi, ma per quarantacinquenni. L’artista che aveva fatto la proposta, guarda caso, era proprio Paul Pope.

Il problema dell’aver adottato una simile filosofia editoriale - che coinvolge in egual misura Marvel e DC, anche se negli anni la Marvel è riuscita marginalmente a costruirsi una credibilità maggiore presso una generazione più giovane - sta, oltre che nell’ovvio restringimento della fascia di pubblico, nell’impoverimento progressivo di trame e storie. Non è che Marvel e DC non abbiano in scuderia bravi autori, o che non pubblichino anche buone storie: ma è l’approccio generale a difettare. Anche perché le serie supereroistiche incentrate su personaggi maggiori non sembrano affatto dirette a un pubblico dai gusti maturi, ma cercano piuttosto di assecondare i gusti infantili di un pubblico anagraficamente maturo: una strategia commerciale che assomiglia un po’ a quella di film in stile "The Expendables" o a quella di moltissimi seguiti o remake cinematografici degli ultimi anni, finalizzata alla gratificazione facile facile di certi spettatori pur risultando in ultima analisi sterile per non dire stantìa. Cosicché oggi, alla fin fine, rispetto a Battling Boy, risulta molto più bambinesco un tipico fumetto DC o Marvel: un fumetto, cioè, che si presenta come un ibrido mal riuscito, perché da un lato è finalizzato alla riproposizione di stilemi estremamente datati ma familiari a un certo tipo di lettore non più giovanissimo (non a caso, il lettore spesso più rigido e impermeabile alle licenze creative), e dall’altro cerca di nascondere le carenze delle storie sotto una patina di superficiale adesione a tematiche cosiddette “adulte”, o peggio sminuisce l’importanza del singolo albo facendolo rientrare nel mare di testate dell’ennesimo eventone o cross-over. Allora, ha perfettamente ragione Alan Moore quando stigmatizza - sia pure con una certa acrimonia e forse un po’ di malafede - lo “sviluppo arrestato” di un certo tipo di appassionati di supereroismo.

La soluzione alla crisi del genere proposta da Pope è quasi imbarazzante nella sua semplicità. Piuttosto che la rivisitazione omaggiante dei grandi classici (come nel caso del piacevole ma tutto sommato già visto Edison Rex di Chris Roberson), o il decostruzionismo molto sensazionalistico ma sostanzialmente superficiale (si pensi a Mark Millar), con Battling Boy Pope sceglie semplicemente di raccontare una storia. Cioè, propone l’analogo di un fumetto supereroistico classico, naturalmente aggiornato ai gusti e alle abitudini di un lettore nato nel terzo millennio, ma non riscrive lo stesso fumetto, non tenta aggiornamenti posticci, tiene presenti i modelli ma non se ne lascia schiacciare. E nemmeno li omaggia: anche se il padre di Battling Boy e l’eroico Haggard West ricordano rispettivamente Il mitico Thor e Rocketeer, il richiamo è puramente iconografico, e si rifà ad archetipi che esulano dai lavori di Kirby e Stevens. Saggiamente, Pope capisce benissimo che il miglior omaggio che si può fare ai grandi autori è quello di conoscerli procedendo però per la propria strada. Anche dal punto di vista grafico: nel panorama degli artisti statunitensi quasi non esistono disegnatori dall’approccio maggiormente personale di quello di Pope. E, anche se sulla carta può sembrare un controsenso raffigurare una storia per ragazzi con un tratto così insolito, quasi da fumetto underground, tutto funziona benissimo, sia nelle panoramiche piene di sense of wonder della città dei semidei, sia nei dinamicissimi inseguimenti volanti di Haggard West a caccia dei mostri.

Può sembrare un po’ ingeneroso ricondurre quasi interamente un genere fumettistico, il supereroismo appunto, a una fascia di pubblico peculiare, quella compresa tra i 10 e i 14-15 anni. In fondo compresi nel genere ci sono anche lavori assai più sofisticati della media, quelli di autori come Miller e Moore. Tuttavia, titoli come Watchmen, Swamp Thing o Dark Knight Returns (o anche lavori non strettamente supereroistici, ma comunque non privi di legami con il genere, come V for Vendetta o Sandman) non sono forse anch’essi sostanzialmente diretti a lettori adolescenti, che coglieranno con forza e passione le istanze degli autori anche senza capirne pienamente a una prima lettura tutte le implicazioni? Alcuni passaggi sulla rabbia e la vendetta nelle storie di Miller, o le riflessioni sull’amore e sul senso della vita in Gaiman fanno pensare che con grande difficoltà si troverà un lettore più sinceramente appassionato e partecipe di un quindicenne - naturalmente, s’intende un quindicenne in cerca di stimoli intelligenti e non banali. Le riletture che vengono con la maturità anagrafica integreranno solo quel primo approccio, ma è difficile pensare che anche lavori eleganti e complessi non siano confezionati anche per un pubblico adolescenziale. Soprattutto per questo tipo di pubblico. Esiste una tendenza deleteria, adottata da case come Marvel e DC, a sottovalutare l’intelligenza dei lettori più giovani, o quantomeno la loro capacità di cogliere spunti e interessi che esulino dalle proposte più stupidamente commerciali. Per fortuna, storie come Battling Boy costituiscono alternative estremamente valide, e dimostrano come si possa reinventare il supereroismo in modo intelligente e originale, senza scadere per la miliardesima volta nell’eventone/omaggio/provocazione/riproposizione.

Una menzione dovuta per l’edizione italiana della Bao; che propone un volumetto rilegato con sovracoperta, elegantissimo e curato come tutti i lavori di questa casa editrice. Ad maiora.

Il secondo volume non arriverà mai troppo presto.

Dati del volume

  • Editore: Bao Publishing
  • Autori: Testi e disegni di Paul Pope
  • Formato: cartonato, 16x22 cm, 208 pp,. a colori
  • Prezzo: 19,00 €
  • Voto della redazione: 9
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