Fumetti che abbaiano.
Arf!
Anzi, arfarf.it, che prima o poi aprirà.
Modo estremo, fedele alla linea e all’assenza di padrone, territorial drawing randagio e un po’ arruffato, per una via unica ed esclusiva di fare fumetti.
I Cani fanno fumetti, un gruppo di autori che hanno scelto un modo, una cuccia tutta per loro all’interno dello sterminato canile italico fumettoso.
Attenzione però, i cani che fanno fumetti non sono dei cuccioli.
Sono mastini che mordono.
In ordine sparso: Salvo D’Agostino, Antonella Toffolo, Andrea Rossi, Andrea Pasini, Lorenzo Sartori, Cinzia Zagato, Graziano Barbaro, Alessando Fumi, Giorgio Mascitelli.
Nove cani che realizzano i propri fumetti veicolandoli attraverso un formato comodo e dinamico, A4 spillato, tirato in fotocopie, distribuiti personalmente alle fiere o attraverso la posta, in simpatiche buste, quelle su ci si incollano i francobolli come una volta.
Uno direbbe: perchè non farli su internet?
Perché la carta è parte integrante del media e i cani lo sanno.
Per ora, di cani se sono usciti cinque:
Le prime due parti di: SS35 Dei Giovi, di Salvo D’Agostino, Raffiche, di Antonella Toffolo, Nilo il cane degli Dei, di Andrea Rossi e Svincoli, un albo ispirato alla “serie” di D’Agostino.
Altre uscite sono annunciate a partire da dicembre.
Io aspetto con ansia la seconda parte di Nilo, il cane uscito dalla camera Orgonica!
Nel canile, il latrato più forte è quello di Salvo D’Agostino, seguo il lavoro di da un bel po’ di tempo, è molto amico di Luca Bertelè e di conseguenza ci vediamo spesso anche se parliamo poco, ho potuto seguire la sua evoluzione, i suoi progressi, spesso parlandone bene in giro.
SS35 è molto interessante, è credo, il suo lavoro migliore dal punto di vista stilistico, il segno è davvero interessante, maturo, il suo storytelling è estremamente personale, unico e si vede, appare immediata la sua tipicità, il suo controllo sulla tavola e la sua capacità di raccontare l’universo sensibile dell’animo, attraverso dei tratti che si avvicinano alla rima poetica.
L’unico difetto, l’unica nota che stona sono gli intervalli con i testi delle canzoni di De Andrè.
Una ricerca come quella che stanno facendo I Cani, un modo così frontale di staccarsi dalla massa e di scegliere una via feroce per la produzione dei fumetti, non può finire con il riconoscimento di un format, non può scodinzolare per stereotipi, e purtroppo, oggi, De Andrè odora maledettamente di stereotipo, il “personaggio” del ggiovine intellettuale di sinistra, impegnato e controtendenza all’interno però di una calda e morbida tendenza riconosciuta.
La ricerca stilistica, il voler proporre cose diverse, dovrebbe abbracciare un analogo lavoro sui contenuti metatestuali dell’opera, e sinceramente, tra un didascalia con il testo di “Un Matto” e i prodromi di una saga fantasy con guerrieri elfici, maghi e chierici, a livello di riconoscimento stereotipale, io non ci vedo una grande differenza.
Ecco. Ora Salvo si offenderà e mi toccherà offrigli dodici birre a Lucca.
Comunque, che nessuno si lasci condizionare dalle mie menate sui metatesti, i Cani sono da prendere assolutamente.
Basta scrivere alla Casella postale 11225 o a cani@arfarf.it.





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